Il tetto al gas spingerà in su i prezzi e scatenerà la guerra fra i Paesi Ue
  • Il meccanismo fissa il limite a 180 euro contro i 108 attuali: i mercati così saranno incentivati a tornare a correre. Non solo: scatterà a febbraio e per riempire gli stoccaggi gli Stati si faranno concorrenza.
  • Critiche della lobby tedesca Zukunft. Contro l’Europa anche Goldman Sachs e, in Italia, Aigent. Dopo mesi di annunci trionfali, il provvedimento viene travolto dalle bocciature.

Lo speciale contiene due articoli.

Ieri nell’enoteca di fiducia ho messo nel carrello La Tache, Masseto dell’Ornellaia, Barbaresco di Angelo Gaja, Brunello di Montalcino di Biondi Santi, Montrachet per il cenone della viglia a base di pesce e champagne Dampierre grand cru prestige per il brindisi. Ho appoggiato sul Pos la carta di credito e la macchinetta ha risposto: operazione rifiutata. Pare che sforassi il plafond e ho ribattuto: io pratico il price cap al vino, diciamo 10 euro alla bottiglia, 120 euro e passa la paura. L’enotecaro ha risposto: se non metti 19.000 euro le bottiglie restano a scaffale.

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere per la pantomima sul price cap al prezzo del gas andata in scena in Europa e dispiace dover constatare che l’Italia e Giorgia Meloni abbiano intonato peana di vittoria per un provvedimento che se va bene è inutile, altrimenti è dannoso e sicuramente è il miglior regalo di Natale alle autocrazie visto che è contraddittorio. Le combattiamo in nome della libertà e usiamo come strumento la mortificazione della libertà di mercato. Semplicemente perché non abbiamo altre soluzioni: abbiamo detto no al nucleare, abbiamo consentito speculazioni sulle rinnovabili, abbiamo costruito un mercato unico europeo che è fondato sugli egoismi nazionali. Il price cap lo ha ideato Mario Draghi – sbagliando – con la mentalità del banchiere convinto che un monopsonio (cioè un cartello degli acquirenti) possa piegare l’oligopolio dei venditori. Peccato che il mercato sia globale e che a comprare siano in tanti e a vendere in pochi. Il price cap lo ha spiegato bene Mario Monicelli nel Marchese del Grillo: Onofrio al povero ebanista Aronne Piperno, al quale non vuole pagare il mobile al fine di provocare lo scandalo sulla giustizia papalina corrotta, dice: «Io i sordi non ti do e tu nu li pij». Vladimir Putin, lo sceicco del Qatar e anche gli algerini (tutti governi strademocratici come si comprende) ci spiegheranno il meccanismo: «Tu i sordi non me li dai? Er gasse nu lo pij». Questa peraltro era la preoccupazione dei tedeschi che alla fine hanno detto sì ben sapendo che il price cap così come è stato concepito è inutile e di Viktor Orbán che dipende dal metano siberiano e ha detto no.

Questo tetto al gas è una sorta di bersaglio che i Paesi europei si sono messi sulla schiena. Fissarlo a 180 euro oggi che il gas sta a 108 significa spingere in alto il prezzo che sarà portato alla soglia dello «sbarramento». Avere inventato il «corridoio temporaneo di prezzo dinamico» al più serve a far aumentare il prezzo gradualmente, ma non ad arrestarne la corsa. Il meccanismo funziona più o meno così: se in corso di seduta il prezzo aumenta oltre una certa soglia si bloccano le contrattazioni. Ma il giorno dopo che succede? Che il prezzo massimo bloccato diventa il prezzo minimo della nuova contrattazione. Terza obiezione: se un Paese ha enorme urgenza di gas chi può impedirgli di comprarlo fuori mercato? Nessuno. Anzi il rischio è che persistendo il price cap la contrattazione si sposti sull’Otc (Over the counter) dove l’unica regola è quella del meccanismo del Grillo! Anche nella tempistica l’Europa è fenomenale. Farà scattare il price cap a febbraio quando ricomincerà la corsa agli acquisti per reintegrare gli stock ed è certo che chi avrà bisogno di metano non guarderà tanto per il sottile. E pagherà caro. Nei prossimi giorni basterà osservare la rotta delle navi gasiere per comprendere che il Gnl si venderà comunque al miglior offerente.

Quanto all’Italia, essendo noi il Paese dopo la Germania che genera più energia elettrica dal metano, è evidente che ci sarà una ferocissima concorrenza e dunque l’auspicio di Giorgia Meloni del disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas se per noi è indispensabile per gran parte degli altri Paesi europei è un’opportunità di guadagno. Basti pensare all’accordo di mutuo soccorso Francia-Germania proprio sull’elettricità. Che il price cap sia fumo negli occhi noi italiani dovremmo saperlo bene. A scuola si dovrebbero studiare I Promessi Sposi. Bisognerebbe che a Bruxelles come a Palazzo Chigi si rileggessero il capitolo XII quando Alessandro Manzoni scrive a proposito del gran cancelliere Antonio Ferrer: «Vide, e chi non l’avrebbe veduto? Che l’essere il pane a un prezzo giusto, è per sé una cosa molto desiderabile; e pensò, e qui fu lo sbaglio, che un suo ordine potesse bastare a produrla. Fissò la meta (così chiamano qui la tariffa in materia di commestibili), del pane al prezzo che sarebbe stato il giusto, se il grano si fosse comunemente venduto 33 lire il moggio: e si vendeva fino a 80». Come andò a finire lo sanno tutti: la rivolta dei forni.

C’è un alto aspetto che dovrebbe inquietare i molti che credono nell’economia liberale e che in forza di questo si contrappongono (?) alle autocrazie, per prima quella di Vladimir Putin. Il prezzo è il mercato e la libertà di mercato è espressa dal prezzo. Bisognerebbe rileggere Luigi Einaudi che nel 1919 scriveva sul Corriere: «Un recente decreto ha risuscitato una vecchia idea che nel medio evo era diffusissima, esposta nei libri dei sapienti ecclesiastici, inculcata da Papi e bandita da principi; ma poi venne in discredito per merito o colpa degli economisti, i quali la posero in ridicolo in modo che parve non dovesse risuscitare mai più: l’idea del giusto prezzo. Oggi quella idea o quella parola risorge a vita legislativa e la vediamo introdotta nel testo di un decreto… Sia che il “giusto” prezzo si voglia stabilire sulla base dei bisogni dei consumatori o su quella dei costi del produttore, esso porta al caos, alla confusione delle lingue ed è affatto inapplicabile». A meno che non ce lo chieda l’Europa.

Da non perdere

I nodi dell'Ue

I prestiti per la Difesa? Fregatura stile Pnrr

La Meloni e Giorgetti sono sempre meno convinti di ricorrere al programma «Safe», dal quale il nostro Paese aveva prenotato 15 miliardi. Il vantaggio sul pagamento degli interessi è praticamente inesistente. E poi ci sarebbe il costo della burocrazia Ue.