È il volto nuovo della rabbia agricola che spira sull’Europa. Andrea Busetto Vicari, faccia riarsa incorniciata da una barba bianca da anziano saggio, si è spogliato durante un convegno ad Ancona sulla Pac: «Noi agricoltori siamo rimasti in mutande», e sul palco si è tolto camicia e pantaloni, «voi politici parlate parlate, ma l’agricoltura muore». È stato il prologo di una protesta della Coldiretti che ha animato tre piazze di Roma –fontana di Trevi, Colosseo, piazza Navona – e lo spazio antistante palazzo Berlaymont a Bruxelles, sede della Commissione europea, dove stamani convergeranno i contadini d’Europa per una manifestazione indetta dal Copa-Cogea che riunisce 23 milioni di aziende agricole e 22.000 cooperative. Ce l’hanno con l’Europa che pensa ai cannoni, che aveva fatto promesse non mantenute sulla mitigazione del Green deal e sulla sburocratizzazione, ma soprattutto sono preoccupati per la proposta che oggi la Commissione avanzerà di accorpare i fondi Pac con quelli di coesione.
Dietro questa apparente razionalizzazione del bilancio si nasconde un taglio che può oscillare tra i 100 e i 150 miliardi. I sit in organizzati dalla Coldiretti a Roma sono stati coordinati dal segretario generale Vincenzo Gesmundo che ha affermato: «Lo diceva Sant’Agostino: la speranza ha due figli, lo sdegno e il coraggio. E oggi è il tempo di entrambi: sdegno per un’Europa tradita da chi, come Ursula von der Leyen, pretende di governarla ignorando le posizioni del Parlamento, degli Stati membri e dei suoi stessi commissari. Coraggio, perché dobbiamo fermare chi vuole smantellare la Pac per finanziare i carri armati».
A Bruxelles la foltissima pattuglia della Coldiretti era guidata dal presidente Ettore Prandini che ha sottolineato: «Siamo scesi in piazza perché è in gioco molto più del nostro futuro: è in gioco la democrazia e la stessa idea di Europa. Di fronte all’arroganza di una burocrazia europea che, sotto la guida della presidente Von der Leyen, calpesta ogni giorno il lavoro degli agricoltori e ignora sistematicamente la volontà dei cittadini. Un’Europa che toglie risorse al cibo per il riarmo, che apre le porte a prodotti stranieri privi di garanzie, che firma accordi senza reciprocità e impone regolamenti scollegati dalla realtà agricola. Un’Europa che tratta con la minaccia di dazi Usa al 30% figli di un’incapacità della Von der Leyen di negoziare in prima persona e di difendere la nostra economia».
A sostenere Prandini anche giovanissimi agricoltori. gli «eredi» di Andrea Busetto Vicari, arrivati da tutta Italia – per dirne alcuni Lorenzo Ottoni, Diego Foroni, Daniele Paolucci allevatori e viticoltori da Mantova, Irene Pavesi che si è portata da Cremona le sue api, Ilaria Pizzolato che pascola le vacche sull’altopiano di Asiago – che dicono: «Senza la Pac si ferma tutto, noi facciamo un’agricoltura modernissima e sostenibile e abbiamo investito tanto in ricerca, ma se l’Europa non ci sostiene è finita».
E ora c’è anche la paura dei dazi. Il ministro della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida – era a Cingoli nelle Marche dove la Fileni, prima azienda avicola biologica, ha presentato un nuovo laboratorio di ricerca e il suo bilancio di sostenibilità – sui dazi ha ribadito: «Fare la guerra agli Usa non mi pare una buona idea; le nostre aziende hanno costi più alti e dobbiamo puntare alla massima qualità. Solo Europa e America sono aree a democrazia compiuta e i nostri cittadini sanno che democrazia vuol dire benessere, ma se i regimi autocratici saranno economicamente più forti c’è il rischio che si baratti più benessere con meno libertà. La democrazia si difende col benessere economico: l’Italia col suo modello della massima qualità che origina dall’agroalimentare oggi è la guida all’Europa. A Trump dobbiamo proporre un’alleanza economica per la democrazia».
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