A sollevare la questione sono le informazioni emerse nelle ultime settimane dagli Stati Uniti. Alla fine di gennaio 2026, il Dipartimento di Giustizia americano ha reso pubbliche circa 3,5 milioni di pagine, per un totale di oltre 6 milioni di documenti, riconducibili a Jeffrey Epstein, imprenditore condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni. L’analisi del materiale, ancora in corso, starebbe facendo emergere interessi economici e abusi che coinvolgerebbero una rete internazionale di rappresentanti istituzionali.
Tra i dati contenuti nei file figurano anche dettagli sugli spostamenti del finanziere. Bruxelles, sede delle principali istituzioni dell’Unione europea, risulterebbe essere stata una meta ricorrente tra il 2009 e il 2018, presumibilmente per incontri con intermediari.
È su questo punto che interviene l’europarlamentare di Ecr/FdI. «Epstein è stato più volte a Bruxelles tra il 2009 ed il 2018, presumibilmente, per incontrare suoi intermediari. Se consideriamo però che Bruxelles è la città simbolo delle istituzioni europee, qualche domanda è necessario porla. La gravità di quanto sta emergendo tra Usa ed Europa richiede altrettanta attenzione e certamente un’indagine delle Istituzioni Ue per verificare ed eventualmente sradicare qualsiasi infiltrazione di Epstein o dei suoi accoliti. Ecco perché stamane ho chiesto ufficialmente alla Commissione europea di muoversi in tal senso tenendo ben saldo il principio di trasparenza dell’Ue ed il rispetto verso gli oltre 450 milioni di europei», ha dichiarato Berlato.
Nell’interrogazione, il parlamentare chiede alla Commissione di «avviare verifiche su eventuali incontri diretti o indiretti tra Epstein e membri o funzionari delle istituzioni UE nel periodo 2009–2018». Inoltre sollecita l’esecutivo europeo a «sollecitare la piena pubblicazione della restante documentazione e cooperare con le autorità competenti affinché, siano assicurati alla giustizia i responsabili ed i complici descritte e documentate nei file di Epstein».
L’iniziativa punta dunque a fare luce su eventuali contatti tra il finanziere e l’apparato comunitario, alla luce della documentazione resa pubblica negli Stati Uniti e delle ricostruzioni in corso. Ora la parola passa alla Commissione europea, chiamata a rispondere formalmente all’interrogazione.
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