- Sul Qatargate emerge il ruolo dei servizi segreti, che avevano già visto i soldi a casa del politico italiano. Le banconote sono nuove, si indaga sulle impronte. Il malloppo poteva essere destinato a corrompere altri parlamentari. Ancora sequestri ad Abbiategrasso.
- Assente Eva Kaili all’udienza dei quattro indagati. Fari puntati sul faccendiere Eldar Mamedov.
Lo speciale contiene due articoli.
È stata un’operazione dei servizi segreti belgi, svolta in collaborazione con quelli di altri cinque Paesi europei a dare il via al Qatargate. Una notizia clamorosa uscita sul quotidiano belga Le Soir, che l’ha divulgata dopo aver ottenuto la conferma dal ministero della Giustizia. Secondo la ricostruzione, durante un blitz «clandestino» nell’abitazione di Antonio Panzeri, gli 007 della Sûreté de l’Etat (che nel 2021 hanno avviato l’operazione sulla possibile interferenza di una potenza straniera) avrebbero visto i 700.000 euro in contanti, poi formalmente ritrovati in occasione della perquisizione svolta nell’ambito dell’inchiesta condotta dal giudice Michel Claise per sospetta corruzione a opera del Qatar. A quel punto, una parte del dossier raccolto dall’intelligence è stato declassificato e trasferito alla Procura federale. Era il 12 luglio 2022. In sostanza, il ritrovamento che gli uomini dell’Ufficio centrale per la repressione della corruzione (Orc) della polizia federale belga hanno fatto quando hanno bussato alla porta dell’ex eurodeputato, finito poi agli arresti, è avvenuto praticamente a colpo sicuro. Il ministro della Giustizia belga, Vincent Van Quickenborne, ha commentato così la notizia: «La Sûreté de l’Etat lavora da più di un anno, in collaborazione con servizi d’informazione stranieri, per mappare i sospetti di corruzione nei confronti dei deputati europei portati avanti da parte di diversi Paesi».
Intanto ieri, dopo che era circolata l’ipotesi che una gola profonda avesse «accusato» gli arrestati sono cominciati i distinguo. Ebtesam Al Ketbi, presidente e fondatrice dell’Emirates policy center di Abu Dhabi, per sgonfiare le voci che sostengono che possano essere state «spie» del suo Paese a dare il la all’inchiesta ha dichiarato: «Gli Emirati Arabi uniti sono assolutamente estranei a questa indagine». Secondo Al Ketbi, che nel 2018 è stata indicata tra le 50 donne più influenti del mondo arabo, dietro queste notizie ci sarebbero «coloro che sono contro gli Emirati Arabi uniti».
Al netto delle prese di distanza, è proprio sulle banconote viste in anteprima dalle barbe finte che si sta concentrando l’attenzione degli inquirenti di Bruxelles. Banconote nuove, di cui una parte emesse e prelevate in Belgio. È questa la pista a cui gli inquirenti stanno dedicando la maggior parte delle loro energie per identificare la provenienza dei contanti, trovati dalla polizia nell’abitazione di Panzeri, dei 150.000 euro rinvenuti in quella di Eva Kaili e dei 600.000 che il padre dell’eurodeputata ellenica trasportava nel trolley che aveva con sé quando è stato fermato dagli agenti fuori da un albergo di Bruxelles. L’analisi sui soldi è ancora in corso, ma gli investigatori hanno già accertato che una parte di quelle banconote sarebbe stata emessa e prelevata direttamente in Belgio. Un fatto che potrebbe avvantaggiare non poco le indagini della Procura di Bruxelles per la quale, come ricorda la stampa locale, «conoscendo il luogo di emissione, sarà facile individuare la banca in cui sono state prelevate le mazzette, e quindi il conto corrente e l’identità della persona che ha effettuato il prelievo». Alcuni biglietti sarebbero praticamente freschi di stampa e ancora avvolti nella plastica. Una condizione ottimale, che riduce anche il numero di mani da cui il denaro può essere passato e quindi anche quello delle impronte digitali presenti sui pacchi e sulle banconote, che saranno analizzate e confrontate con quelle degli indagati e delle altre persone sentite nell’inchiesta. Un lavoro che, secondo fonti belghe, richiederà, però, diverse settimane, per arrivare a un risultato definitivo.
Le immagini diffuse dalla Polizia federale belga raccontano che le banconote erano principalmente nei due tagli più diffusi: 20 e 50 euro. Ovvero quelli che, essendo distribuiti dai bancomat, attirano meno l’attenzione. Ma non mancano nemmeno i tagli da 100. Pochi invece i 200 euro. Altri 20.000 euro in contanti sono stati sequestrati a casa di Francesco Giorgi ad Abbiategrasso, in provincia di Milano. Giorgi è l’ex assistente parlamentare di Panzeri e soprattutto il compagno della Kaili.
Un altro fronte su cui si stanno concentrando i magistrati è quello dell’uso a cui era destinato il milione e mezzo di euro rinvenuto durante le perquisizioni di venerdì scorso. Una delle ipotesi sul tavolo è che non fossero (o non solo) tangenti destinate agli indagati, ma che si trattasse di una sorta di fondo cassa per muovere pacchetti di voti attraverso ulteriori pagamenti ad alcuni europarlamentari «a libro paga». Un’ipotesi tutta da verificare, su cui si cercano riscontri attraverso interrogatori, documenti e verifica di movimenti bancari.
Ieri intanto è spuntato un vecchio tweet di Panzeri , che potrebbe creare un certo imbarazzo al vicesegretario del Pd Andrea Orlando che, nel 2019, avrebbe telefonato a Panzeri «a nome del segretario Nicola Zingaretti» per verificare la disponibilità dell’eurodeputato a candidarsi di nuovo nelle liste del partito.
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