A scuola continua la persecuzione. Sospesi i prof guariti dal Covid
  • Il loro green pass dura sei mesi ma, su diktat del ministero della Salute, se entro tre non si vaccinano vengono cacciati dalle aule, proprio nella fase dell’anno cruciale per gli alunni. Un cavillo che però non vale per i bidelli.
  • A Grosseto torna in cattedra una docente demansionata dopo aver superato l’infezione. E all’Aja arriva una denuncia contro l’Italia per le mancate cure e l’uso del foglio verde.

Lo speciale contiene due articoli

Non passa giorno senza che si registri un nuovo caos. A poche settimane dalla conclusione dell’anno scolastico, migliaia di docenti guariti dal Covid rischiano di venire sollevati dall’incarico perché non in regola con l’obbligo vaccinale. Se i vaccinati che hanno superato la malattia possono attendere 120 giorni dalla data del test positivo, prima che scatti l’obbligo dell’ulteriore dose, i no vax hanno solo 90 giorni di tempo.

Poi, se non adempiono al diktat, non possono più insegnare. Rimangono a passare scartoffie per 36 ore la settimana. Uffici scolastici regionali, come quello delle Marche, hanno dato indicazioni a riguardo, precisando che il personale scolastico «risulterà inadempiente agli obblighi trascorsi 90 giorni», nel caso in cui «non abbia ricevuto alcuna dose di vaccino o nel caso in cui abbia contratto l’infezione entro 14 giorni dalla somministrazione di una dose di vaccino». Anche il malcapitato che si è preso il Covid dopo aver steso il braccio, è trattato alla stessa stregua dei renitenti.

L’assurdità, elevata all’ennesima potenza, è che il green pass ottenuto mediante guarigione, per il ministero della Salute, ha validità di sei mesi anche per i non vaccinati. Però i professori (che fino al 15 giugno sono obbligati a ciclo primario e successiva dose di richiamo) hanno una «copertura» di soli tre mesi se vogliono continuare a insegnare. La difformità è stata confermata con apposita circolare del ministero che fa capo a Roberto Speranza, in risposta ad alcuni quesiti che erano stati posti da federazioni di medici, tecnici sanitari, infermieri, veterinari, circa termini e modalità per l’assolvimento dell’obbligo vaccinale anti Covid. I chiarimenti valgono per i sanitari così per come per i docenti, dal momento che anche nella scuola vige l’obbligatorietà (in questo caso, fino al 15 giugno).

Però il ministero dell’Istruzione, nell’affermare che «per tutti l’accesso alle strutture scolastiche è subordinato, fino al 30 aprile 2022, al possesso del green pass base ed è consentito, fino al 15 giugno 2022, lo svolgimento delle attività didattiche a contatto con gli alunni soltanto al personale docente ed educativo non inadempiente con l’obbligo vaccinale, che risulti quindi in possesso di green pass rafforzato, nonché ai soggetti esentati dalla vaccinazione», non ha fatto cenno a una diversa durata del green pass base. La solita indeterminatezza che crea solo confusione e sconcerto.

Quello che accade, dunque, è che se sulla piattaforma tuttora funzionante un insegnante guarito dal Covid risulta inadempiente, il bollino rosso si accende dopo tre mesi per i non vaccinati, dopo quattro per coloro che sono indietro solo con il booster. «A quel punto chiediamo al docente di mostrare la certificazione di avvenuta vaccinazione o di documentare che ha prenotato la dose. Se non regolarizza la posizione viene adibito a mansioni diverse», spiega Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi.

Il professore sarà utilizzato in non ben precisate «attività di supporto alla istituzione scolastica», al suo posto finirà in classe un supplente con inevitabili problemi per gli studenti. A fine anno, ha senso lasciare in archivio un professore, ancor più prezioso nelle ultime settimane di lezioni, imponendo ad alunni e scolari una figura che nemmeno conosce il loro percorso di studio?

Non saranno tantissimi, i prof guariti ritenuti inadempienti, ma già «i 4-5 per istituto» che hanno segnalato a Giannelli, significano tempo inutilmente perso, energie dirottate per procedure di verifiche, avvio della richiesta di supplenti, spostamento del docente al di fuori dell’attività didattica. «Risulta paradossale che in un momento in cui le misure generali di restrizione vanno verso l’alleggerimento, si ravvisi all’interno della scuola un aggravio che comporterà l’allontanamento dall’insegnamento di un discreto numero di docenti alla fine dell’anno scolastico», ha dichiarato al Messaggero Cristina Costarelli, a capo dell’Associazione presidi del Lazio.

«Si è creata una situazione paradossale, causata dalla stratificazione normativa intervenuta durante le fasi più complesse della pandemia e dalla scarsa conoscenza del mondo della scuola da parte delle autorità sanitarie, che hanno concepito e prodotto i vari provvedimenti», commenta Rossano Sasso, sottosegretario all’Istruzione. «A pagare dazio, ancora una volta, sono soprattutto i dirigenti scolastici, che si trovano a dover gestire l’ennesima emergenza. Con un po’ di buon senso tutto ciò sarebbe stato ampiamente evitabile».

I docenti, immunizzati grazie alla malattia ma non vaccinati, sono sospesi dalle attività didattiche e non possono stare in aula però il personale Ata, che lavora nelle scuole in ruoli amministrativi, tecnici o ausiliari, non ha obbligo vaccinale. «Un’assurdità. L’assistente tecnico mette a posto i laboratori, il collaboratore addetto alla custodia e alle pulizie dei locali scolastici, fa anche assistenza ai bambini, quindi più a contatto di così con gli studenti», tuona Alessandro Rapezzi, segretario nazionale della Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil. «In termini sanitari, che cosa c’è di diverso da quello che fa un docente in cattedra?», si chiede. «Sicuramente verranno avviati percorsi legali, ma tra poche settimane le lezioni termineranno e il danno sarà già stato fatto, creando ulteriore confusione nella gestione della scuola. Servono norme e indicazioni chiari, non foriere di ulteriori discriminazioni».

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