- Il governo insiste con la leggenda della riduzione delle imposte. Ma si tratta solo dello stop all’aumento Iva con i nostri soldi.
- Il testo in Aula peggiora ogni giorno. L’Ue rimanda il voto della manovra a primavera.
Lo speciale contiene due articoli
I numeri sono per i tecnici, al volgo è meglio dare in pasto la manovra lessicale. Perché dire la verità se si può, con un abile gioco di prestigio, trasformare una bugia in qualcosa che suona come verosimile? Un esempio. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha bellamente affermato che tra Iva, accise e taglio del cuneo ci sono «26 miliardi di tasse in meno». Sui 3 miliardi di taglio del cuneo nulla da eccepire, nonostante si tratti di briciole. Il problema sono gli altri 23 miliardi. Immaginate di essere in affitto in una casa e che il proprietario dell’immobile vi scriva una lettera per annunciare che da gennaio vuole aumentare il canone mensile dagli attuali 1.000 euro a 1.100. Voi protestate. Lui vi suona al campanello, lo fate accomodare e vi chiede al posto dell’aumento di 100 euro per 12 mesi, un prestito di 1.200 euro che non restituirà mai. Dal momento che ha accesso al vostro conto in banca, diventa inutile rifiutare. Tanto effettuerebbe il prelievo in ogni caso. Poi sempre lui, il proprietario di casa, va sui social e scrive su Facebook a tutta la comunità che vi ha ridotto il prezzo dell’affitto di 100 euro per tutto il 2020. Non solo. Si vanta di essere il migliore locatore della città. A quel punto riceve pure una marea di like. E a voi non resta che farvi prendere in giro. Ecco, in sintesi Gualtieri è quel locatore. Con la differenza che tutti i suoi colleghi ripetono la strategia all’infinito nella speranza di arrivare a Natale, approvare la manovra e poi dedicarsi ad altro. L’altro ieri Conte per rafforzare la posizione ha pure aggiunto che chi sostiene che il testo contenga tasse «o è un bugiardo o è in mala fede».
Addirittura il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha celebrato la manovra come la migliore possibile, ribadendo un messaggio che qualcuno deve avergli fatto imparare a memoria per essere recitato durante il viaggio negli Usa al cospetto dei Clinton. «Bisogna dare forza a una manovra che permette all’Italia di voltare pagina e crescere». Dove stiano gli stimoli alla crescita, resta un mistero. D’altronde non ci sentiamo nemmeno di condannare del tutto Conte, Gualtieri e Zingaretti. Poveretti non hanno alternative. Chi comanda in Italia, ad esempio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha scritto il canovaccio e a loro tocca attenersi. Il capo dello Stato ha auspicato che «la leale cooperazione tra le istituzioni tragga nuova spinta da una convergenza sugli indirizzi di bilancio». Tradotto: nessuno al governo o in Parlamento faccia scherzi, la manovra va approvata a ogni costo. Ne va degli impegni presi con l’Europa. Da qui la necessità di stravolgere i numeri (che sono stati regolarmente comunicati a Bruxelles) con lo storytelling.
La legge finanziaria contiene, infatti, la bellezza di 12 miliardi di tasse in più rispetto al 2019, oltre a 14 miliardi di deficit che con il tempo diventeranno 14 miliardi di debito. Non solo, contiene anche 3,2 miliardi di euro (solo nel 2020) messi a bilancio come recupero da evasione fiscale. Sappiamo tutti che anche questi miliardi si trasformeranno in nuove imposte. Il Pd si è pure inventato un fondo taglia tasse.
Praticamente, si alza il prelievo per recuperare 3 miliardi da inserire in un veicolo che viene accantonato per il prossimo anno. L’obiettivo dichiarato è usarlo nel 2020 per tagliare alcune voci di spesa, quasi sicuramente sarà usato invece per ottemperare alle correzioni che l’Ue ci chiederà la prossima primavera. Esattamente come ieri l’Ue ha ricordato nella lettera di promozione con riserva della manovra destinata al voto in Senato il prossimo 29 novembre. Da qui a quel giorno, purtroppo la situazione può solo che peggiorare. Da un lato Conte, come ha già annunciato darà il meglio di sé nel recitare la parte del «taglia tasse». Il testo redatto del governo è ora vittima degli emendamenti della stessa maggioranza. Un esempio su tutti, la tassazione delle auto aziendali. Il governo ha previsto l’abolizione totale della detrazione per le vetture considerate inquinati. Alla fine dell’iter il taglio verrà limato di un 20%. E a quel punto Conte si vanterà di aver tagliato le tasse sulle auto aziendali. Ma la presa in giro verbale servirà a nascondere le nuove batoste. Sparirà probabilmente la cedolare secca sugli immobili commerciali e al tempo stesso aumenterà la pressione dello stato di polizia fiscale. È infatti spuntato un emendamento che consentirebbe ai Comuni, già da gennaio, di pignorare i conti correnti dei cittadini in caso di multe o bollettini Imu non pagati. Anche senza aver spedito una cartella esattoriale. «Cose da Urss», ha commentato Salvini. Ci sentiamo di dargli ragione. Però Conte venderà l’iniziativa come contrasto all’evasione fiscale. Eppure la sinistra continua a non comprendere perché per gli italiani lui e Gualtieri non siano i migliori locatori possibili.
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