- Nel giorno del nuovo via libera al siero anglo-svedese, il presidente del Css, Franco Locatelli, lo affossa definitivamente: chi non lo vorrà «verrà riconsiderato nel tempo per altre tipologie di vaccini». Dopo la campagna orchestrata da Berlino, sarà pioggia di disdette
- Le somministrazioni riprendono a singhiozzo, in Puglia e Liguria si ricomincia lunedì
Lo speciale contiene due articoli
Torna a circolare Astrazeneca ma se un cittadino non lo vuole, è libero di scegliere con quale vaccino essere immunizzato. Ieri, giorno della revoca in Italia del divieto di somministrare il farmaco anglosvedese, un altro, forse più grave stop è stato formalizzato dai massimi vertici della nostra Sanità. Durante la conferenza stampa al ministero della Salute, il presidente del Css, Franco Locatelli, ha chiarito che se qualcuno rifiuta Astrazeneca «verrà riconsiderato nel tempo per altre tipologie di vaccini». Un De profundis più definitivo non poteva essere intonato, per un farmaco che sta scontando l’unica colpa di non essere tedesco e di costare meno di tutti gli altri antidoti al Covid. Già è stato bloccato per giorni, diventando per l’opinione pubblica uno spauracchio ben peggiore del coronavirus e del quale non fidarsi, perché come effetto avverso può provocare trombosi. Adesso è stato riabilitato dall’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, ma dubbi e paure frutto di una pessima comunicazione non spariscono dall’oggi al domani.
E se il presidente del Consiglio superiore della sanità ci apre la possibilità di una scelta del vaccino, quanti credete che vorranno Astrazeneca? Somministrazioni à la carte, ecco dunque l’ultima frontiera di una campagna vaccinale che è stata pesantemente compromessa dal blocco del farmaco, sviluppato presso l’Università di Oxford. Uno stop deciso dalla Germania e prontamente imposto anche dall’Italia. Le opzioni al momento non sono molte, Pfizer Biontech o Moderna, in attesa che ad aprile arrivi Janssen della Johnson&Johnson, il quarto vaccino autorizzato da Ema, ma comunque si potrà scegliere e il rischio, enorme, è che milioni di dosi di Astrazeneca continuino a restare inutilizzate ancora per molto tempo. Il vaccino è «sicuro ed efficace. I suoi benefici superano i rischi», ha dichiarato due giorni fa l’Ema, che già lunedì aveva consigliato di non interromperne la somministrazione. «Ora gli Stati possono prendere decisioni informate», sottolineava l’agenzia europea dopo le conclusioni del Comitato sulla sicurezza (Prac). I Paesi Ue hanno deciso, sì, ma ciascuno di testa propria, scegliendo di ripartire con Astrazeneca subito (da ieri in Italia, Francia, Germania, Bulgaria, Slovenia), di rimandare alla prossima settimana (in Spagna, Portogallo e Paesi Bassi) o di non riprendere proprio come fanno Danimarca, Norvegia, Finlandia e Svezia che preferiscono proseguire la campagna con altri vaccini. E le indicazioni dell’Ema non sono affatto una regola per tutti gli Stati. Lo scorso gennaio l’agenzia aveva autorizzato l’uso di Astrazeneca nei soggetti a partire dai 18 anni e senza limiti di età, ma la Germania l’aveva circoscritto agli over 65, cambiando il passo solo in un secondo momento, lo stesso avevano fatto Belgio, Italia e Francia, che ieri ha preso ancora una volta una decisione in autonomia. L’Autorità per la salute (Has) ha infatti raccomandato di escludere dall’inoculazione del vaccino anglosvedese i francesi che hanno meno di 55 anni. Un’altra limitazione che aumenta l’incertezza dell’opinione pubblica nei confronti di Astrazeneca.
Locatelli ieri ha tenuto a precisare che «l’infezione da Covid è molto più pericolosa» degli eventi segnalati e che sono solo 25 i casi di tromboembolie registrati su 20 milioni di vaccinazioni. Non ci sono evidenze che il vaccino «che copre al 100% per forme gravi di Covid-19, incrementi il rischio di complicanze», ma in Italia ci saranno altri studi e valutazioni anche all’interno dell’Aifa «per non lasciare nulla di trascurato», rassicura il presidente del Css. Giovanni Rezza, direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, ha definito la fine della sospensione precauzionale di Astrazeneca «un grande sollievo, perché dobbiamo dare un’accelerata alla campagna vaccinale». «Abbiamo avuto una battuta d’arresto quando era necessario il maggior sforzo possibile», ha aggiunto Rezza, evidenziando come «a fronte di pochissimi casi» di disturbi della coagulazione, ci siano stati «tanti morti per Covid, in gran parte evitabili» se non si sospendeva un vaccino che è «uno dei pochissimi a disposizione». Il suo messaggio è stato: «Dobbiamo almeno raddoppiare le somministrazioni», con l’obiettivo di arrivare a 400-500.000 persone al giorno. Non ci saranno modifiche nelle procedure di vaccinazione anche se «abbiamo chiesto di aggiornare la parte che riguarda il consenso informato».
Il direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini, è tornato a spiegare il perché della sospensione in Italia, presa «per togliere dubbi e dare un segnale, che devono essere indagati eventi anche rarissimi». Ha detto che si è trattato di una «decisione tecnica di coordinamento», evitando di definirla «politica» come già aveva fatto, e che nel nostro Paese l’Agenzia del farmaco «raccoglie segnalazioni spontanee di eventi avversi». L’altro meccanismo di allert di possibili effetti indesiderati, ha detto, sarebbe quello di «un database nel quale tutti i cittadini sono registrati, i dati delle vaccinazioni sono collegati con quelli dei ricoveri e delle anagrafiche di mortalità». Sistemi in grado di fare milioni di associazioni «con tecniche statistiche sofisticate», ma al momento, invece, solo l’1% delle segnalazioni di reazioni avverse per i tre vaccini anti Covid 19, provengono da studi di farmacovigilanza attiva. Magrini è intervenuto di nuovo a difesa della pillola anticoncezionale «che non è trombogenica», che nel mondo viene assunta da 110 milioni di donne «e non bisogna avere preoccupazioni a riguardo».
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