- Raffaele Cantone chiude l’arbitrato sui bond: «Informazioni palesemente sbagliate». Per CariChieti percentuale ferma al 58%, per CariFe e Banca Marche al 77%.
- Da Giuseppe Mussari a Calisto Tanzi, ecco che fine hanno fatto gli uomini al centro degli scandali.
- Fra le clausole, il trasferimento al Fondo di tutela dell’obbligazione da 313 milioni sottoscritto a dicembre.
Lo speciale contiene tre articoli
Gli imbrogli sulle obbligazioni subordinate costano care al Fondo interbancario di tutela. Ieri l’Autorità nazionale anticorruzione ha annunciato di avere chiuso gli arbitrati sui raggiri lamentati dai clienti di Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di Ferrara e Cassa di Chieti, i quattro istituti di credito in crisi sui quali nel 2015 il governo di Matteo Renzi era intervenuto con il controverso decreto Salvabanche, e che poi erano stati posti in liquidazione. L’Anac, che ha condotto quegli arbitrati in base alla legge di bilancio 2016, ha rivelato di avere accolto l’80,5% dei ricorsi, riconoscendo alle vittime il diritto a rientrare in possesso di 44,4 milioni di euro.
I due collegi arbitrali che l’Anac ha messo all’opera hanno finito per accogliere 1.357 istanze su 1.685, otto su dieci, mentre i 44,4 milioni liquidati rappresentano il 56,8% della richiesta di risarcimento totale: 78,2 milioni. «Parliamo di numeri particolarmente significativi», ha detto presentando i risultati il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, «e di un tasso di riconoscimento elevatissimo».
Oltre metà dei ricorsi accolti dall’Anac (per l’esattezza 716 su 1.357) hanno riguardato la sola Banca Etruria, l’istituto di credito aretino sul quale quattro anni fa aveva giostrato una dura polemica politica perché il suo vicepresidente era Pier Luigi Boschi, padre dell’allora ministro delle Riforme istituzionali, Maria Elena Boschi, vicinissima a Renzi. I clienti che si erano detti raggirati dall’istituto e che hanno fatto ricorso sono stati 831: a 716 l’Anac ha dato ragione (l’86,2%), restituendo loro 20,7 milioni contro una richiesta di 26,5: è una quota molto alta di successi, il 78,1%, e la cifra da sola pesa quasi metà della somma che il Fondo interbancario dovrà liquidare.
Più basse, invece, sono cifre e quote relative agli altri istituti: per Banca Marche l’Anac ha accolto 276 domande su 355 (il 77,7%), e il Fondo interbancario dovrà restituire 19 milioni (il 61% della richiesta); per CariChieti, con 68 domande accolte su 117 (il 58%), il Fondo dovrà versare 2 milioni (il 51% della richiesta); per CariFerrara, con 297 domande accolte su 382 (il 77,7%) la penale sarà di 2,6 milioni (il 38,6% della richiesta).
«Noi dovevamo verificare il livello delle informazioni fornite ai clienti sui rischi delle obbligazioni subordinate, e la competenza dei clienti stessi», ha spiegato Cantone: «È evidente che le percentuali delle cifre riconosciute si collegano al tasso di mancata informazione, che ha inciso sul “quantum” del risarcimento». Il diverso accoglimento delle istanze e l’entità dei rimborsi, insomma, sono dipesi dal livello di correttezza con cui i quattro istituti si erano rivolti alla clientela: più basso era quel livello, più alto oggi è il risarcimento.
Tra i tanti casi, Cantone ieri ha ricordato quello dell’anziana signora «che aveva acquistato obbligazioni per 500.000 euro nel 2013, quindi in una fase in cui Banca Etruria era già in oggettiva difficoltà». Il collegio arbitrale dell’Anac ha verificato che la donna, per sottoscrivere quei titoli a maggior rischio su proposta della banca, aveva smobilizzato obbligazioni ordinarie. Proprio quel caso aveva esposto un’altra faccia del raggiro: nei moduli firmati dalla risparmiatrice, infatti, i suoi titoli di studio erano stati alterati. Si è poi scoperto che spesso i requisiti di chi acquistava titoli ad alto rischio dalle banche in difficoltà venivano modificati per dimostrare la «piena consapevolezza» dei rischi corsi dai clienti al momento della firma.
Soddisfatto del risultato, realizzato dall’Anac in poco più di un anno con arbitrati complessi, ognuno dei quali ha visto il contraddittorio fra le parti e la stesura di una vera e propria sentenza, Cantone ha ricordato che le istanze accolte per importi sotto i 100.000 euro sono state 1.212 (il 79% del totale in quella fascia), 133 hanno riguardato importi tra 100.000 e 500.000 euro (il 94,3%), e 12 importi oltre il mezzo miliardo (il 100%). Ferruccio Auletta, docente di diritto e presidente di uno dei due collegi arbitrali dell’Anac, ha precisato che sulle 1.685 vertenze chiuse sono stati pochissimi i lodi impugnati: «Una dozzina», ha detto, «per metà dalle banche e per metà dai clienti».
Quanto a Boschi, a suo tempo l’ex vicepresidente di Etruria era stato indagato dalla Procura di Arezzo proprio per le false informazioni rese dalla banca sulle obbligazioni subordinate, ma la sua posizione è stata archiviata. Poi Boschi era stato inquisito per la ricca liquidazione versata dalla banca all’ex direttore generale, Luca Bronchi, ma un’archiviazione è stata chiesta da poco anche in questo filone. L’ultima spada di Damocle è spuntata una settimana fa, quando la Procura ha inviato a Boschi la notifica di chiusura delle indagini in un terzo filone d’inchiesta per bancarotta che coinvolge lui e altri 16 ex amministratori: l’accusa ipotizza che consulenze per centinaia di migliaia di euro affidate dall’istituto tra il giugno e l’ottobre 2014 sarebbero state del tutto inutili. La chiusura delle indagini è l’atto che abitualmente precede la richiesta di rinvio a giudizio. Chissà come finirà…
Maurizio Tortorella
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