Arrivano nuove risorse per la sanità. Stop al test di ingresso a Medicina
Maurizio Leo e Giancarlo Giorgetti (Ansa)
  • L’opposizione parla di meno di un miliardo in manovra, ma il ministero conferma: «Solo nel 2025 ci saranno 2 miliardi e 366 milioni in più». Presto 30.000 assunzioni. Studenti valutati dopo i primi sei mesi di corsi.
  • Il governo non fa cassa con la previdenza: minime su e pieno adeguamento degli assegni all’inflazione per la classe media. Il superamento della Fornero resta però nel cassetto.

Lo speciale contiene due articoli.

Circa 2,5 miliardi di euro saranno destinati ad assumere nel triennio 2025-2027 oltre 30.000 tra medici, infermieri e altri lavoratori del comparto. Si partirà il prossimo anno 2025 con 6.000 assunzioni. Una fetta consistente della manovra, varata dal Consiglio dei ministri, è dunque a favore del personale sanitario e per incrementare il livello di finanziamento del Fondo sanitario nazionale. Ieri giravano ipotesi fantasiose sull’entità delle risorse a disposizione. Poco meno di 900 milioni per il 2025 (lo 0,04% del Pil) e 3,2 miliardi per il 2026, invece dei 3,7 miliardi annunciati. Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha smentito che alla sanità siano destinati solo 880 milioni di euro. «ll prossimo anno andranno, rispetto al 2024, 2.366 milioni di euro in più», è stata la precisazione.

«Ci saranno sicuramente risorse, la suddivisione tra questo anno e l’anno prossimo è in corso. Appena abbiamo i dati, li daremo», ha fatto sapere il ministro della Salute, Orazio Schillaci. Nella manovra in campo sanitario, oltre alle assunzioni è prevista la riduzione fiscale per l’indennità di specificità medica, da effettuarsi in due momenti. Il primo anno l’aliquota del 43% verrà portata al 30%, l’anno successivo al 15% con un aumento in busta paga di circa 250 euro mensili.

Per rendere più attrattive alcune specializzazioni mediche, come medicina d’emergenza e urgenza, anestesiologia o infettivologia, ci saranno aumenti dai 200 ai 400 euro al mese nei contratti di specializzazione. «Le misure per la sanità in legge di Bilancio soddisfano le aspettative delle aziende sanitarie, perché restituiscono centralità al tema del personale e introducono strumenti innovativi e concreti per rendere più attrattivo il lavoro nella sanità pubblica», ha approvato Giovanni Migliore, presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere.

Sui tempi di attuazione si è dichiarato perplesso Guido Quici, presidente Cimo-Fesmed: «Ci auguriamo che gli effetti della defiscalizzazione dell’indennità di specificità siano immediati e di non dover attendere dunque la conclusione del contratto 2025-2027 per vedere gli aumenti in busta paga».

Sempre nel piano Sanità, il tetto per la spesa farmaceutica passerà dal 15,3 al 15,85% del Fondo sanitario nazionale, con un apporto di 800 milioni di euro. Novità anche sul payback dei dispostivi medici. Il miliardo dovuto alle aziende per il 2015-2018 potrebbe essere spalmato su 5 anni ed è prevista la creazione di un fondo per i dispositivi medici innovativi.

Tra le misure che si devono finanziare c’è l’aggiornamento delle tariffe delle prestazioni ospedaliere rimborsate alle Regioni (Drg), non aggiornate da vent’anni, e che potrà tradursi in un altro miliardo da destinarsi per il 2025, di cui 350 milioni per riabilitazione e lungodegenza e 650 milioni per assistenza agli acuti. Pure il piano pandemico 2024-2028 richiede la sua fetta di risorse, quantificate in circa 300 milioni di euro.

Ieri, intanto, la settima Commissione del Senato ha dato il via libera al disegno di legge delega che rivede le modalità di accesso ai corsi di laurea in medicina e chirurgia, odontoiatria e protesi dentaria e medicina veterinaria. La riforma prevede l’abolizione del numero chiuso al primo semestre, consentendo l’iscrizione aperta per tutti gli aspiranti medici senza sostenere i test d’ingresso.

L’accesso sarà regolato attraverso i crediti formativi e la posizione in graduatoria nazionale, con una selezione basata sulle competenze acquisite dagli studenti. «Il fabbisogno di futuri nuovi medici è di 30.000 professionisti i più nei prossimi sette anni. Per soddisfarlo abbiamo già aumentato i posti disponibili per i corsi di laurea in medicina e chirurgia e veterinaria», ha sottolineato il ministro dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, spiegando i nuovi criteri di selezione. «Per il primo anno aboliamo il numero chiuso e i test d’ingresso, ma prevediamo un semestre-filtro con esami caratterizzanti».

Il governo spera di introdurre la novità già dall’anno accademico 2025-2026. «Sarà un percorso lungo, non semplice, ma finalmente iniziamo, cosa che tutti i cittadini si aspettavano», ha dichiarato Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato. Per Lucio Malan (FdI) si tratta di un passaggio «fondamentale per la necessità di medici e per le aspirazioni di tanti giovani. È importante razionalizzare le norme di accesso affinché la selezione, che pur deve esserci, venga fatta sulle materie oggetto di interesse del corso di laurea e non con altre modalità viste fino ad oggi».

La Federazione degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) ha espresso soddisfazione perché il numero programmato rimane, ma sostiene che deve essere coerente con i fabbisogni reali. «Forse dovremmo fare tutti una maggiore riflessione per evitare domani la pletora medica e dovremmo tutti quanti provare a riflettere sul valore che dieci anni di formazione hanno per un giovane medico. Tra dieci anni andranno in pensione meno di 7.000 medici e oggi noi consentiamo un accesso a medicina a oltre 20.000 ragazzi: una parte di questi probabilmente non avrà occupazione», è stato il commento di Filippo Anelli, presidente Fnomceo.

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