Mediaset, Gualtieri tratta con Parigi e il Carroccio cerca la tregua con Fi
  • Colloquio tra il titolare del Mef e Vivendi. La norma «salva Biscione» è «temporanea ma confermata»: ed è quello che i francesi non vogliono. La Lega toglie la pregiudiziale di costituzionalità. Sullo sfondo le nomine
  • Scontro interno al Movimento in commissione Affari costituzionali alla Camera. Due deputati accusano la capogruppo di censura. Dibba fa il duro: «Forza Italia è letame»

Lo speciale contiene due articoli

E alla fine su Mediaset, il ministro Roberto Gualtieri ha dovuto metterci la faccia. L’emendamento al decreto Ristori bis, soprannominato «salva Biscione», ha prodotto una serie di reazioni non solo in Italia, ma pure in Europa. A Roma sono scattate le polemiche sul governissimo con tanto di contro transfughi (tre onorevoli di Fi sono passati alla Lega). Mentre fuori confine prima è intervenuta Bruxelles facendo sapere di essere pronta ad avviare una verifica sulla correttezza della norma, poi Vivendi ha scritto una lettera a Palazzo Chigi annunciando ricorsi, e infine lunedì – stando a quanto ha rivelato l’Agi – il presidente del gruppo francese Arnauld de Puyfontaine e Gualtieri si sono fatti una chiacchierata. Conferme sui contenuti del colloquio poche, ma nessuna smentita sulla telefonata. Il ministro ha comunque «rassicurato» Vivendi che si tratterebbe di una norma «temporanea» dovuta al periodo di caos del Covid e, allo stesso tempo, alla necessità di finalizzare la riforma del comparto radiofonico televisivo per il dopo legge Gasparri.

L’emendamento infatti mira a congelare le regole della legge mandate in soffitta dalla sentenza della Corte di Giustizia Ue e quindi permette all’Agcom di privare Vivendi del godimento dei diritti di azionista di minoranza. L’azienda guidata dal finanziere bretone, Vincent Bollorè, sa bene di potersi rivolgere alla Commissione Ue e di poter ottenere soddisfazione. Ma dovrebbe aspettare molti mesi. Al contrario, avrebbe bisogno di risposte ora per evitare che Mediaset si rafforzi e trovi nuove strategie in Europa e pure in attesa che si finalizzi la rete unica di Tim e Open fiber. Vivendi infatti si trova adesso ad avere due fronti su cui combattere e muoversi, e più passa il tempo più i francesi rischiano di perdere vantaggi e posizioni. Non a caso l’atteggiamento «aperturista» verso la rete unica era stato visto come un messaggio al governo di non interferenza sulla partita del Biscione. Messaggio evidentemente inatteso. Non solo: la rassicurazione che Gualtieri avrebbe fatto al telefono a De Puyfontaine a questo punto sa pure un po’ di beffa. D’altronde il ministro dell’Economia sta camminando su un filo sospeso sopra il baratro. I 5 stelle sono così divisi tra loro che si cannibalizzano pure gli emendamenti ai decreti Ristori, e sulla manovra potrebbero fare di peggio. Tanto che il Mef avrà sicuramente bisogno di stabilizzare il Parlamento e di garantirsi un percorso non troppo accidentato se vuole evitare il Vietnam e di conseguenza lo spettro dell’esercizio provvisorio. Ma la partita del salva Biscione si intreccia anche con quella delle nomine che il Tesoro e lo stesso Gualtieri devono portare avanti. Il riferimento è alla partecipate come Consap e Consip, ma gli equilibri non si allontano troppo da quelli che hanno recentemente permesso alla maggioranza e a Forza Italia di nominare i vertici dell’Agcom, l’authority che più conta (come abbiamo visto con l’emendamento) per Silvio Berlusconi. È tutto un gioco a incastro al quale ieri non si è sottratta nemmeno la Lega. In serata viene diffusa una agenzia. «Scompare la pregiudiziale di costituzionalità sulla norma a firma della Lega». Il gruppo del Carroccio ha infatti corretto il testo depositato in Aula alla Camera sul decreto, cancellando il riferimento alla norma anti scalata di Vivendi. Il passo indietro della Lega su questo fronte vorrebbe riportare serenità nel centrodestra. Non tanto con Forza Italia, ma più con Fratelli d’Italia che in questo momento sembra non gradire rotture formale. Ciò che avviene sottobanco è tutt’altra questione. E i rapporti con gli azzurri non sono certo sanati. Nella scelta di ritirare la pregiudiziale c’è tuttavia anche un obiettivo tutto di marketing e comunicazione. I leghisti cominciavano a notare una sorta di difficoltà da parte di Mediaset a invitare nelle trasmissioni esponenti del Carroccio. E al tempo stesso un aumento dei minuti destinati a Fdi…

Su questo la Lega è attenta e di sicuro ha capito che la pregiudiziale non avrebbe certo portato da nessuna parte. Né da un punto di vista pratico (non è certo un veto) né da quello politico per il momento. Al contrario, ritirare la pregiudiziale lascia più spazio sulle colonne dei giornali alle tensioni interne ai 5 stelle. Nonostante il ministro Stefano Patuanelli e big del calibro di Stefano Buffagni si siano mossi a favore del salva Biscione, mezzo partito ancora storce il naso e obbliga l’ex leader grillino e pure il segretario del Pd a intervenire. Luigi Di Maio torna sui suoi passi: «Il Movimento 5 stelle e Berlusconi sono due mondi diversi». Mentre Nicola Zingaretti non strappa: «Non esiste ipotesi di cambio di maggioranza o di coinvolgimento nel governo di Forza Italia», spiega lasciando però aperta la porta del dialogo. «Ora è il momento di limitare scontri ed egoismi di partito, e ritrovare almeno nel campo sanitario ed economico una collaborazione con tutte le opposizioni». Tradotto anche a uso dei grillini: Pd e Fi chiederanno il Mes.

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