Non bastava l’occhiuta commissione Segre a saziare la fame di controllo dei «nemici dell’odio», quelli che vedono razzismo e intolleranza in ogni dove e soprattutto a destra (anzi, esclusivamente a destra). No, ci voleva qualcosa di più, qualcosa di meglio. Un intervento più pervasivo e invasivo, qualcosa che potesse rendere il nostro Paese un poco più simile allo scenario di un romanzo di Philip K. Dick. E allora ecco qui la nuovissima psicopolizia giallorossa, con il compito di vigilare sulla correttezza delle opinioni dei cittadini italiani. Mercoledì, a Palazzo Chigi, è stato firmato un decreto ministeriale per la creazione di un «gruppo di lavoro» sul fenomeno dell’odio online. Per partorire la pregevole iniziativa hanno impiegato le proprie menti il ministro all’Innovazione, Paola Pisano, quello della Giustizia, Alfonso Bonafede, e il sottosegretario con delega all’Editoria, Andrea Martella. Costoro hanno fatto sapere che il gruppo di supereroi ministeriali al servizio del bene avrà il compito di svolgere una «attenta analisi» sui «discorsi di odio» presenti sulla Rete e di «mappare i possibili strumenti tecnologici di contrasto, identificare le modalità con le quali i gestori delle piattaforme possono contribuire a limitarne l’impatto sulla società nel rispetto dei principi costituzionali».
Alla fine, il gruppo di lavoro produrrà «una relazione conclusiva contenente i risultati dell’analisi e una o più proposte concrete per contrastare l’odio online». Secondo il ministro Pisano, si tratta di «un passo in avanti importante che testimonia l’intenzione del governo di conoscere e studiare un fenomeno complesso prima di valutare l’opportunità di qualsiasi intervento regolamentare». A suo dire, creare la task force anti odio era davvero necessario poiché «assistiamo quotidianamente a episodi di violenza verbale online che ledono i più elementari diritti delle persone minacciando le potenzialità del Web».
Anche Bonafede ha voluto dire la sua, spiegando che l’odio è «un fenomeno che sta trovando purtroppo sempre più spazio sui social e la Rete, spesso con conseguenze negative anche nella vita reale». Dal canto suo, il sottosegretario Martella precisa che «non si tratta affatto di demonizzare la Rete e l’uso dei social ma semmai si vuole innalzare il livello degli anticorpi sociali e culturali contro il linguaggio d’odio e la tendenza alla sua esibizione e amplificazione nell’ecosistema digitale». Ah, che meraviglia: finalmente qualcuno che si preoccupa di difendere l’ecosistema digitale… Siamo certi che gli esperti convocati, ben 16 tra studiosi, giornalisti e ricercatori, sapranno affrontare tutte le forme di discriminazione e di astio presenti su Internet. Abbiamo fiducia nelle parole di Martella, e vogliamo credere con tutte le forze che costoro non «demonizzeranno», ma agiranno per l’interesse generale. Solo che, guardando i nomi degli espertoni scelti per far parte della squadra speciale, la nostra fede incrollabile nelle buone intenzioni del governo vacilla.
A coordinare il gruppo sarà l’avvocato Guido Scorza del team digitale di Palazzo Chigi. Al suo fianco, a titolo gratuito (e ci mancherebbe) ci saranno Stefano Epifani, Giovanni Boccia Artieri, Luca De Biase, Sonia Montegiove, Martina Pennisi, Anna Masera, Ilaria Sotis, Massimo Mantellini, Carlo Blengino, Juan Carlos De Martin, Giovanni Ziccardi, Giovanna Cosenza, Sara Bentivegna, Walter Quattrociocchi, Paolo Iabichino e Rosy Russo.
Qualche nome è conosciuto, altri meno. Per esempio, abbiamo già sentito parlare di Paolo Iabichino. Celebre pubblicitario, vincitore di numerosi premi, noto per il suo estro artistico, Iabichino risulta essere tra gli artisti che hanno partecipato a «Solo in cartolina», ovvero la campagna «a sostegno di chi ogni giorno salva le vite dei migranti in mare» lanciata nel 2018 per protestare contro la chiusura dei porti voluta dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Chissà, magari è un singolare caso di omonimia, ma se il Paolo Iabichino che dovrà vigilare sull’odio online è lo stesso che firmava le cartoline anti Salvini qualche perplessità sorge. Può darsi che siamo prevenuti, ma ci viene il sospetto che lo stimato creativo sia un poco ostile nei confronti di chi non apprezza l’immigrazione di massa…
Restiamo però ottimisti, e vediamo gli altri membri della squadra. Stefano Epifani è uno stimato docente della Sapienza, è direttore di TechEconomy.it nonché presidente del Digital Transformation Institute. Sul suo profilo Twitter troviamo un bel commento su Francesca Donato, eurodeputata leghista, definita «l’ennesimo prodotto di una informazione distorta che privilegia la popolarità alla competenza». Niente male. In un altro tweet, datato 24 gennaio, il professore cita un attacco di Fedez a Salvini e commenta: «E qui è quando Fedez ti diventa immediatamente simpatico». Due antileghisti su due, cominciamo con il piede giusto.
Un’altra esperta, Sonia Montegiove, su Twitter condivide quasi tutti i tweet di Epifani, forse perché collabora con il suo giornale online. Sembra una grande fan dei movimenti per il clima, e di nuovo ci sorgono cattivi pensieri: indicherà come odiatori coloro che si permettono di criticare le intemerate di Greta Thunberg?
Giovanni Boccia Artieri, invece, appare più moderato. Si limita a condividere i tweet delle Sardine e a compiacersi per la vittoria di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna. Giusto il 27 gennaio postava una foto del rieletto governatore emiliano e commentava: «“L’arroganza non paga mai”: la Bestia politica». Qualche giorno prima forniva la sua opinione da esperto sul «real time marketing campaign della Lega» per le Regionali, etichettandolo come «squallido». Sara Bentivegna pare condividere le opinioni di Artieri, non per nulla firmano anche libri insieme. Il 28 gennaio, su Twitter, la signora festeggiava Elly Schlein e il suo progetto di rinascita della sinistra italiana. Del resto anche l’altra esperta Ilaria Sotis, giornalista Rai con alle spalle una carriera a sinistra su Twitter si spende per la Schlein.
Martina Pennisi, invece, non condivide i tweet della Schlein, ma quelli di Lia Quartapelle del Pd, tra una battuta e l’altra su Salvini e il citofono. Anna Masera, giornalista della Stampa, sui social spinge le Sardine e i pezzi dell”Espresso sulla Lega e i 49 milioni.
Dal canto suo Carlo Blengino – avvocato penalista che tra le altre cose collabora con Il Post – sembra non essere un grande fan dei sovranisti. In Rete si trova un suo bell’articolo del 2018 in cui si occupa della «smania comunicativa» di Salvini definendola «inquietante». Simili le posizioni di Giovanna Cosenza, che nel suo blog sul Fatto quotidiano si esprimeva riguardo ai «rischi» della comunicazione salviniana, colpevole di alzare «l’aggressività del dibattito pubblico». Unica consolazione: la studiosa si è spesa più volte contro l’abuso dell’accusa di fascismo. Speriamo bene.
Walter Quattrociocchi, ricercatore a Venezia, è un prode cavaliere in lotta contro le fake news, molto attento a smentire la disinformazione sui migranti (quella dei «populisti», ovviamente). Rosy Russo è l’ideatrice del Manifesto della comunicazione non ostile molto sponsorizzato, a suo tempo, da Laura Boldrini.
Dell’esperto di Web Massimo Mantellini basta citare un Tweet dello scorso settembre: «Salvini – che fa schifo – solleva una bambina sul palco. Tutti pensano sia di Bibbiano anche se lui non lo dice. I giornali scrivono che è di Bibbiano. I commentatori commentano. I twitteristi twittano. Si scopre che la bimba non è di Bibbiano. Fa schifo Salvini facciamo schifo noi».
Tirando le somme, il gruppo di vigilantes del governo è composto quasi interamente da uomini e donne di sinistra, alcuni dei quali dichiaratamente ostili alla destra o almeno alla Lega. Saranno costoro a proporre strategie di contrasto contro l’odio in Rete. Non vediamo l’ora: siamo sicuri che non mancheranno – tra un cinguettio contro Salvini e l’altro – di concentrarsi sugli odiatori progressisti.
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