- Saltato l’incontro di ieri tra imprenditori del settore e Stefano Patuanelli. Il ricorso al Tar del Lazio contro la serrata potrebbe essere ritirato in cambio di aiuti dal governo. Altrimenti, possibile una class action.
- I fornitori: «Non abbiamo indicazioni per avviare la produzione e mancano le materie prime. Consegna tra ottobre e dicembre» Anche Andrea Crisanti bacchetta il ministero sui protocolli. Mentre per Walter Ricciardi, consigliere di Speranza, la riapertura non è scontata
- Dopo l’articolo della «Verità», il ministro e l’Iss precisano: «Infetti subito a casa»
Lo speciale contiene due articoli
I gestori di sale da ballo e discoteche sono disposti a ritirare il ricorso presentato al Tar del Lazio contro la chiusura imposta dal governo, se ci sarà un «un impegno serio per aiutare economicamente» tutte le attività «che non hanno più riaperto dal 23 febbraio», ha dichiarato Maurizio Pasca, presidente di Silb Fipe, l’associazione italiana imprese di intrattenimento da ballo e di spettacolo. Due giorni fa, all’annuncio che si sarebbe provveduto alle necessità del settore con soli 100 milioni di euro, l’intero settore aveva deciso di chiedere l’annullamento del provvedimento e la riapertura immediata dei locali. La «manciata» di soldi avrebbe coperto, infatti, «solo i danni e le perdite d’incasso subite da chi ha riaperto dopo il 13 giugno e ora è stato costretto a richiudere, ovvero il 20% delle discoteche», mentre si parla di 4 miliardi di euro di perdite complessive.
Già lo scorso aprile, l’associazione aveva lanciato l’allarme segnalando il grave problema di imprenditori «che hanno visto il proprio fatturato azzerato dall’oggi al domani, ormai da circa 2 mesi», con circa 3.000 imprese e 50.000 dipendenti che assicurano «800 milioni di gettito fiscale», costretti a non lavorare. L’obiettivo, oggi, «è salvare le nostre aziende e tutti lavoratori dello spettacolo, che da 6 mesi non percepiscono compensi», precisa in un post Maurizio Pasca. Ieri doveva svolgersi l’incontro tra i rappresentati del Silb Filp e il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ma come ha spiegato il presidente: «Il ministro ci ha detto che il tavolo riprenderà dopo che il Tar del Lazio avrà deciso sul nostro ricorso». Secondo l’associazione di categoria, l’ordinanza di chiusura sarebbe priva di fondamento perché «nei locali non ci sono stati contagi».
Come aveva sottolineato il professor Alberto Zangrillo, anche la Silb precisa che «contagiato non significa malato. Il tasso di ospedalizzazione di chi risulta positivo al Covid-19 è minimo». Secondo il legale dell’associazione, Lamberto Ferrara, «non si tratta più di tutela della salute ma di leggi liberticide e lesive dei diritti costituzionali. Non ci sono le premesse per un provvedimento del genere, sarebbe legittimo in forza di un aggravamento della situazione sanitaria, cosa che, dati alla mano, non risulta». Anche perché secondo i dati dell’Iss in possesso dell’avvocato «i contagiati provengono dalle categorie più diverse: Rsa, extracomunitari, turisti che arrivano dall’estero, frequentatori di alberghi. Nessuno ha contratto il virus in discoteca». Alessandro Trolese, presidente regionale della Toscana di Silb Fipe Confcommercio, annuncia che «dopo il ricorso al Tar siamo pronti a procedere con una class action», perché «dobbiamo tutelare gli imprenditori ma anche tutti i loro lavoratori, diretti ed indiretti. Non ci è piaciuto come il governo ha trattato il nostro settore». I gestori di discoteche stanno pensando iniziative «per richiamare l’attenzione su questa ingiustizia», fa sapere Angelo Pisella, patron della Suerte, uno dei locali più noti della Liguria, e dei Lunedì d’Italia, come ha chiamato i party sulla spiaggia delle Rocce di Pinamare ad Andora, in provincia di Savona.
«Dalla mezzanotte alle tre spareremo musica a tutto volume, 130/140 decibel, naturalmente con il locale chiuso. La musica ci ha dato tanto e noi la useremo». La sua iniziativa Aperti a porte chiuse vuole essere una provocazione, sicuramente ci saranno proteste dei residenti: «Capisco che creeremo disturbo ma sono sicuro che molti capiranno che siamo esasperati e costretti licenziare migliaia di persone», dichiara l’imprenditore. «I numeri dei contagi sono bassi, vuol dire che non c’è un’emergenza così grave come la dipingono», ha commentato al Corriere di Bologna Marco Tiraferri, gestore della Villa delle Rose, storico locale di Misano Adriatico che ai primi di agosto era stato costretto a chiudere cinque giorni per troppi assembramenti e poche mascherine.
«Se per davvero ci fosse sarei d’accordo con il chiudere. Ma tutto, locali, bar, ristoranti», puntualizza Tiraferri. Sull’ipocrisia di stoppare le piste da ballo se poi si consentono sovraffollamenti in altre parti concorda anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia: «Non si creda che chiudere risolva tutto. Nelle località di mare la gente si riversa sulle strade o nelle piazze. In certi luoghi non si riesce nemmeno a camminare», ha commentato il governatore che fa sapere di aver «chiesto al governo di prevedere misure di ristoro per chi subirà danni». Per colpa di qualche irresponsabile non deve essere mandato a gambe all’aria un intero settore, su questo punto concordano tutti i presidenti di Regione ed è stata vista come inopportuna, se non vergognosa, l’uscita sui social del vescovo di Chioggia, Adriano Tessarollo, che si è scagliato contro l’idea di sostenere con contributi pubblici «questa industria di sballo notturno». Il monsignore è stato travolto da critiche e insulti, alla fine ha rimosso il post su Facebook.
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