La Azzolina parla d’altro ma le accuse non si placano: «Tesi scaricata dal Web»
  • Dopo le polemiche sulla sua laurea, la ministra grillina fa annunci su bonus docenti e sistemi antincendio. Intanto è in arrivo un’interrogazione parlamentare della Lega.
  • Secondo indiscrezioni, il provvedimento resterà congelato fino a marzo. Lucrezia Reichlin sul «Financial Times»: «Se il Pd vince la tornata elettorale, firmare il trattato diverrà più semplice per l’esecutivo giallorosso».

Lo speciale contiene due articoli

Non parlandone lei, spera che la polemica prima o poi si plachi. E così la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, nelle ultime ore, ha discettato sulle agenzie di «bandi per l’adeguamento normativo antincendio», di fondi per «ambienti innovativi in Sardegna», di relazioni sindacali, di «bonus docenti» e di alunni divisi per censo in un istituto di Roma; senza spendere una parola sul caso che tiene banco da quasi una settimana ormai, e cioè il presunto plagio della sua tesina per la Scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario della Toscana presso l’Università di Pisa. D’altronde, la diretta interessata aveva a suo modo provato a spegnere l’incendio delle critiche con un video su Facebook, mercoledì scorso, che si concludeva con questo appello: «Per me questo è un capitolo chiuso, mi aspetto delle scuse ma so che non arriveranno». Arriverà invece una interrogazione parlamentare firmata dagli onorevoli leghisti, che non hanno alcuna voglia di mollare la presa. Dopo l’attacco frontale di Matteo Salvini («Un ministro così non ha diritto di dare (e fare) lezioni. Roba da matti. Si vergogni e vada a casa»), è stato il turno del capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari: «Perché è calato il silenzio nel partito che ha sempre gridato allo scandalo e additato, Azzolina in primis, come mostri gli avversari politici nel nome della trasparenza e dell’onestà?». Anche il sito di Repubblica ha affondato, con un servizio intitolato: «La tesi della ministra Azzolina in vendita sul Web». In effetti, il Movimento 5 stelle, cui appartiene la giovane docente e sindacalista siciliana, è da giorni impegnato in un difficile dribbling per scansare l’imbarazzante doppiopesismo. Furono proprio i grillini, infatti, nel 2018, ad azzannare con ferocia, in una circostanza simile, l’allora ministra della Funzione pubblica, Marianna Madia, accusata di aver copiato la tesi di dottorato e poi «assolta» da una commissione di saggi nominata dalla scuola Imt Alti Studi di Lucca. All’epoca, uno dei più intransigenti fu il deputato Danilo Toninelli nel chiederne l’addio alla poltrona. Adesso, attorno alla ministra dell’Istruzione, tranne una sola sberla di Matteo Renzi agli alleati di governo pentastellati («la Madia fu sottoposta a un processo sui social, sui media, nei talk show. Oggi tutti zitti»), la parola d’ordine è understatement. Tant’è che un’altra ex ministra del Pd, Valeria Fedeli, bersagliata negli anni al governo per il suo controverso curriculum scolastico, ha minimizzato: «Il mio consiglio è chiarire, dire come stanno le cose. Dimissioni? Conterà, come sempre, il modo in cui lei farà la ministra». In altre nazioni, a dire il vero, per accuse di plagio hanno lasciato big della politica come la ministra tedesca dell’Istruzione, Annette Schavan, e il presidente ungherese Pàl Schmitt.

Ma cosa viene contestato, nello specifico, alla esponente del M5s? Il primo a sollevare la questione è stato il linguista Massimo Arcangeli sulle colonne di Repubblica segnalando che il lavoro della Azzolina, dal titolo Un caso di ritardo lieve associato a disturbi depressivi, conteneva numerosi passaggi riprodotti da manuali specialistici in assenza di citazioni e riferimenti bibliografici. In totale, circa 300 parole sulle 9.000 di cui sono composte le 41 pagine della tesina, una sorta di resoconto dell’esperienza del tirocinio svolto presso la Scuola di specializzazione per insegnanti di sostegno (pagata 1.600 euro per due anni). La difesa della Azzolina, come squadernata su Facebook, punta proprio a dimostrare l’impossibilità di paragonare un elaborato finale come il suo, non destinato alla pubblicazione ma alla sola valutazione del docente, a un lavoro originale, frutto della rielaborazione degli studi di un corso di laurea. A tirare fuori la storia, ha ricordato la Azzolina, «è stato un professore universitario, lo stesso che mi ha giudicato al concorso da dirigente scolastico e che, poche ore dopo il mio esame orale, ha pensato bene di pubblicare sulla sua pagina Facebook il mio risultato e quello degli altri candidati. Credo in palese violazione della deontologia professionale». La ministra si riferisce al professor Arcangeli. «Non contento, ha raccontato sulla stampa l’esito di quell’esame riportando una serie di falsità. Per esempio ha detto che io non avevo risposto (lo cito) a “nessuna delle domande d’informatica, al punto da strameritarsi uno zero”. Faccio presente, che la domanda era una e soltanto una. Non mi pare un’imprecisione da poco. E, ridicolizzando il mio orale, mi ha buttato in pasto agli odiatori di Matteo Salvini su Facebook. Sono stata ricoperta di frasi sessiste. È lo stesso professore che da giorni ha inondato, letteralmente inondato, le sue pagine social di post contro di me». Un contrappasso dantesco quasi beffardo per il mondo grillino che della gogna online è stato cattivo maestro in tempi non troppo remoti.

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