Il capolavoro di Speranza. Il green pass resta, i medici no
  • L’ultimo decreto prevede l’assunzione a tempo indeterminato di dirigenti e tecnici: si occuperanno di lotta alle epidemie e approvvigionamento di farmaci e vaccini. Ma le task force lievitano: un’altra sarà alla Difesa.
  • Il 31 marzo scadono i contratti dei sanitari reclutati per il Covid. Poche deroghe, ospedali in allarme. Solo il Veneto non licenzia.

Lo speciale contiene due articoli

Il ministro-flagello, Roberto Speranza, si è attrezzato bene per conservare, nella guisa dell’ordinaria amministrazione, quei poteri speciali di cui ha goduto durante la pandemia. L’unico, essenziale dettaglio a cui lui e il governo non hanno pensato – lo spiega Patrizia Floder Reitter nella pagina accanto – è come evitare che gli ospedali, già martoriati da anni di tagli alla sanità, non vengano nuovamente depauperati.

Dopo il 31 marzo e salvo proroghe specifiche, i nosocomi dovranno infatti rimandare a casa il personale assunto in virtù dello stato d’emergenza.

Ma se nelle corsie si sta già diffondendo il panico, gli aspiranti boiardi si fregano le mani. Perché Speranza si è premurato di far inserire, nel decreto licenziato dal cdm giovedì, un comma che gli consentirà di costituire una specie di guardia pretoriana burocratica. Con essa, il suo dicastero dovrà gestire i compiti ora temporaneamente affidati a un’Unità del ministero della Difesa, istituita sempre dall’ultimo dl e il cui direttore verrà, a breve, nominato con apposito dpcm, su proposta di Lorenzo Guerini e di concerto con lo stesso ex assessore potentino. Tuttavia – i soliti bizantinismi all’italiana – dal primo gennaio 2023, questa struttura sarà soppressa. E le sue funzioni passeranno, appunto, a Lungotevere Ripa.

Reggetevi forte, perché ora arriva il giuridichese. Dalla bozza della norma, si apprende che, «al fine di rafforzare l’efficienza operativa delle proprie strutture per garantire le azioni di supporto nel contrasto alle pandemie in favore dei sistemi sanitari regionali, assicurando gli approvvigionamenti di farmaci e vaccini per la cura delle patologie epidemico-pandemiche emergenti e di dispositivi di protezione individuale, anche in relazione agli obiettivi e agli interventi connessi, nell’immediato, all’attuazione del piano strategico nazionale dei vaccini […], il ministero della Salute è autorizzato ad assumere, a decorrere dal primo ottobre 2022, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, in aggiunta alle vigenti facoltà assunzionali, un contingente di personale». Che sarà così composto: «Quattro dirigenti di seconda fascia, sei dirigenti sanitari» e un ancora imprecisato numero di «unità di personale non dirigenziale con professionalità anche tecnica». Ovviamente, per retribuire la squadra sarà necessario stanziare una congrua dotazione finanziaria, non indicata dal comma 9 dell’articolo 2. Consultando le tabelle ministeriali, possiamo azzardare una stima.

A seconda dell’inquadramento, i dirigenti di seconda fascia percepiscono tra i circa 80.000 e i circa 97.000 euro lordi l’anno. I dirigenti sanitari, 66.551,96. Il personale non dirigenziale, con trattamento economico F1 – quello identificato dal decreto – riceve 19.584,14 euro annui, ma il testo non chiarisce quanti ne saranno assunti, – beninteso, tutti tramite regolari concorsi pubblici. Teniamoci nell’intervallo più basso: i dieci professionisti che sicuramente verranno reclutati dovrebbero costare allo Stato intorno a 720.000 euro l’anno. Sono calcoli approssimativi e di sicuro non parliamo di cifre astronomiche. In sé, non è scandaloso organizzare un ufficio che si occupi di contrasto alle epidemie e si preoccupi di reperire medicinali e vaccini, alla bisogna. Semplicemente, colpisce che, mentre nessuno si è preoccupato di consolidare gli organici degli ospedali, cronicamente carenti (con le conseguenze deleterie che abbiamo sperimentato negli ultimi due anni), nelle stanze del dicastero a Roma si aprano altre porte. E si allestiscano altre scrivanie. Archiviata l’emergenza, pertanto, Speranza si allarga e predispone una «nuova normalità» anche per il suo ministero. Da un lato, è un passo in avanti rispetto all’era in cui si chiudevano nel cassetto i piani pandemici. Dall’altro, comincia a sentirsi odore di ridondante moltiplicazione delle strutture tecniche. Prima eravamo impreparati a difenderci dai virus; non è che adesso diventeremo troppo bravi a trasformare la prevenzione dei rischi nel solito assumificio?

Esaurita l’esperienza di Francesco Paolo Figliuolo e superata la fase di transizione, con l’Unità inquadrata a Palazzo Baracchini, le prerogative di gestione delle crisi sanitarie saranno redistribuite tra i ministeri di Speranza e Guerini. Il primo si doterà del team di cui abbiamo appena parlato, alla faccia di medici e infermieri sedotti e abbandonati. Presso lo stato maggiore della Difesa, invece, dal 2023 si costituirebbe «il nucleo iniziale di formazione di un’Unità di gestione delle emergenze». Arriveranno pure i colonnelli? E la Protezione civile che ci sta a fare? E il gruppo di contrasto alle pandemie di Speranza? Superata l’emergenza straordinaria, introduciamo l’emergenza ordinaria? Temiamo sia questa l’eredità del Covid: abbandoneremo formalmente il regime speciale per cristallizzarne, nel quotidiano, requisiti e poteri. Dalla terra dei cachi alla terra delle task force. Assunte rigorosamente a tempo indeterminato.

Da non perdere

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra
Governo

Renzi teme l’accordo Vannacci-centrodestra

Mentre il partito del generale continua a crescere (e lui, dopo la Lega, vuole superare anche Forza Italia), tra le opposizioni si fa strada l’incubo della grande alleanza tra le fila degli avversari. Ma toccherà a Giorgia Meloni sciogliere tutti i nodi dell’intesa.