Giuseppi fa lo show in mezzo agli scioperi. Il centrodestra gli sbatte la porta in faccia
  • Italia in sciopero, però Giuseppe Conte si dedica agli Stati generali per auto giustificare il governo. E pensa a un mini rimpasto.
  • L’evento, al via domani, ha un calendario preciso fino a lunedì 15, poi fino a domenica 21 è un mistero. Conte promette «menti brillanti». Forse due premi Nobel, più probabilmente celebrità locali come le archistar Stefano Boeri e Massimiliano Fuksas
  • Silvio Berlusconi e Matteo Salvini, all’inizio possibilisti, seguono la linea dura di Giorgia Meloni

Lo speciale contiene tre articoli

Durante una settimana costellata di scioperi, parte la dieci giorni degli Stati generali. Obiettivo: stilare un nuovo documento sul modello Colao e ritarare gli equilibri della maggioranza, con un mini rimpasto all’orizzonte. Mentre Conte butta ancora la palla in avanti, l’economia non aspetta e ogni giorno più di 20.000 persone perdono il posto di lavoro. Il centrodestra decide compatto di non partecipare. La dieci giorni di Stati generali si apre con un buco. Per domani, giorno di avvio, erano previsti a Villa Pamphili incontri separati tra Giuseppe Conte e i tre rappresentanti dell’opposizione. Nè Giorgia Meloni, nè Matteo SalviniSilvio Berlusconi si presenteranno. È un po’ la cifra di questa passerella che nella testa del premier dovrebbe servire a fare da sintesi per la fase 3. La realtà è che il Paese aspetta altro. Aspetta qualcosa di concreto. Il governo da subito con l’esplosione della pandemia ha scelto la strada dei decreti. Sbagliata perché oltre al fatto di non essere incisiva ha richiesto tempi lunghissimi. L’Inps non era pronto e gli strumenti per erogare liquidità sono stati resi inefficaci dalla burocrazia.

Ora che il Parlamento sta legiferando sui decreti attuativi, invece di accelerare il governo passa da una task force all’altra. Solo che la fine del lockdown ha aperto le cataratte della crisi. La settimana è partita all’insegna degli scioperi. Hanno incrociato le braccia gli operai dell’ex Ilva di fronte a un piano industriale, quello di Arcelor Mittal, che prevede altri 4.000 esuberi. E soprattutto di fronte alla reazione del governo che ha palesemente deciso di mandare via i franco indiani in cambio del pagamento di una multa.

Al Sud e al resto dell’Italia serve invece una politica industriale e non basta invocare ogni volta l’uso della Cdp per convincere gli italiani che ci sarà una rilancio. L’acciaio è in crisi anche a Piombino e se Alitalia è ormai è fuori da ogni agenda, i sindacati hanno indetto lo sciopero generale il prossimo 3 luglio per protestare a favore dei circa 1.500 dipendenti di Air Italy rimasti a spasso. Non contiamo tutte le imprese che in questi giorni stanno chiedendo il concordato in bianco. I ristoranti stentano ad aprire per non fallire (travolti dai maggiori costi) e il 60% degli alberghi ha preferito dire addio all’intera stagione 2020.

Non più tardi della scorsa settimana l’Istat ha diffuso i nuovi dati sull’occupazione. Nei mesi di marzo e aprile si sono persi 40.000 posti e addirittura 700.000 persone si sono aggiunte alla lista degli inattivi. Il dato sul trimestre è calmierato a indicare che il crollo è cominciato con il lockdown, Se mettiamo assieme i dati (anche se non proprio congruenti) vediamo che in 45 giorni circa 1 milione e 100.000 persone si è trovato senza stipendio. Più di 20.000 al giorno.

Il mese di maggio e di giugno possono solo che riservare altre notizie negative in tema di occupazione. E quindi temiamo che dieci giorni di passerelle a Villa Pamphili regalino al Paese altri 200.000 lavoratori senza stipendio. Lungi da noi fare demagogia, ma il rischio concreto che non si arrivi a nulla si tradurrà solo in altra perdita di tempo. Lapalissiano. Solo che il Paese reale non aspetta e gli aiuti fino a ora stanziati forse basteranno per tirare ai primi di settembre. Poi? Fare affidamento sul Recovery fund – che è un po’ il motore immobile degli Stati generali -significa sapere già che i soldi veri dell’Europa non arriveranno prima del 2022. Per fortuna le aste dei Btp messe in piedi dal Tesoro stanno funzionando, ma anche l’apporto di liquidità con più debito non serve a niente senza un piano di spesa costruttivo. E quindi viene da chiedersi se questi dieci giorni di incontri non servano solo al governo per auto giustificarsi.

Parteciperanno in video conferenza sia David Sassoli, presidente del Parlamento Ue, sia Ursula von der Leyen, a capo della Commissione. Tanto basterà a Conte per dire che l’Europa lo sostiene. Al momento non si sa chi parteciperà agli incontri la prossima settimana. È al lavoro direttamente Alessandro Goracci, capo di gabinetto a Palazzo Chigi, e il suo ruolo dovrebbe essere anche quello di pontiere.

Al termine della dieci giorni il ministro Roberto Gualtieri, in accordo con Conte, vorrebbe stilare un nuovo documento simile a quello della task force di Vittorio Colao. Non si sa ancora se il testo dell’ex manager di Vodafone possa essere mixato con il nuovo documento programmatico, a cui potrebbero fornire contributi anche singoli manager di aziende pubbliche e private invitati a Villa Pamphili. Ci saranno poi da tenere in considerazione le bandierine che ogni partito vorrà piantare. Non a caso ieri e oggi Conte ha incontrato i vari capigruppo della maggioranza. Ma soprattutto ci saranno le forti spinte dell’area piddina legata a Massimo D’Alema e a Dario Franceschini. I due sanno che Conte rimarrà al proprio posto, ma sperano che il caos degli Stai generali possa produrre un rimpasto di governo. Via alcuni ministri 5 stelle e riequilibrio di potere rispetto al fastidioso supporto di Matteo Renzi.

Intanto ieri sera il premier se l’è cavata con questa dichiarazione. «Con i ministri stiamo lavorando intensamente con molta soddisfazione. Stiamo mettendo su un piano perché vogliamo confrontarci con le migliori forze del Paese ma portando progetti e idee molto concrete», ha sentenziato. «Avremo anche un confronto con tutti i gruppi della maggioranza perché il progetto sia il più condiviso possibile. A livello europeo hanno molto apprezzato la predisposizione a elaborare il piano e il fatto che ci siamo messi subito al lavoro per progetti che fanno bene e che ci faranno correre». L’importante è non correre, tanto l’Italia non ha fretta…

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