- Malgrado le rassicurazioni di Roberto Gualtieri, il Mef si arrende e ammette che sul «tetto» di 800.000 euro si è fatta confusione, come già spiegato dalla «Verità». Tecnici al lavoro, però la trattativa è in salita
- Il ministro annuncia nuove risorse, circa 1,4 miliardi, per le imprese danneggiate dalla «retrocessione» della regione di appartenenza. Neppure queste basteranno
Lo speciale contiene due articoli
Avete presente il Titanic? Con l’orchestrina che ancora suonava nel salone, mentre la terza classe era sott’acqua e la nave già inclinata? È l’immagine del naufragio che sta per accadere sul fronte degli aiuti alle imprese. La magnifica corazzata della «potenza di fuoco» varata tra marzo e maggio sta facendo acqua da tutte le parti. L’orchestrina la dirige il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che l’altro ieri – di fronte alla precisa domanda del senatore Alberto Bagnai, finalizzata a sapere ci fosse pericolo di restituzione degli aiuti statali eccedenti 800.000 euro – con spavalda sicumera dichiarava in audizione al Senato che «tale pericolo non sussiste». Quindi possono stare tranquilli tutti gli imprenditori italiani che in questi giorni si consultano con i loro commercialisti e avvocati per cercare di reperire aiuti muovendosi nella selva di quasi 800 articoli disseminati in 6 decreti dal Cura Italia di marzo al Ristori bis di qualche giorno fa.
Invece noi, forse perché più vicini alla terza classe già sott’acqua, vediamo bene sia lo squarcio nella fiancata e sia l’acqua che entra impetuosa. E lo facciamo basandoci, come al solito, sugli atti. Dopo averne scritto diffusamente per tre giorni nella scorsa settimana, da ultimo, ci rifacciamo alla risposta fornita dal Mef a una interrogazione presentata lunedì 16 dagli onorevoli di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami e Marco Osnato. Con tale domanda si chiedeva se il governo avesse avviato una interlocuzione con la Commissione Ue al fine di evitare la restituzione degli aiuti eventualmente eccedenti il tetto di 800.000 euro previsto dal Temporary framework (Tf) del 19 marzo. Giova segnalare che, in molti casi, gli aiuti sono pure soggetti a tassazione, riducendo ancor più il beneficio netto ed aumentando lo sconcerto delle imprese.
Tale quesito era formulato a proposito di una delle tante norme che concorrono al raggiungimento di tale limite: lo stralcio del saldo e primo acconto Irap di cui all’articolo 24 del decreto Rilancio. La risposta del Mef è, a dir poco, imbarazzante. Dà infatti ormai per perso il negoziato con la Commissione relativamente alla definizione del beneficiario degli aiuti: non la singola persona giuridica, non l’«impresa unica» come definita ai fini del «de minimis», ma l’«unità economica», che è qualcosa che somiglia, ma nemmeno coincide perfettamente, con la definizione di gruppo societario. Insomma, un bel grattacapo per tutte le imprese italiane. Al Mef si sono resi conto della falla – di cui La Verità vi aveva già riferito in anteprima l’11 novembre, citando fonti riservate della Commissione – e nella risposta agli onorevoli, segnalano «che sono attualmente in corso contatti con i competenti servizi della Commissione europea» per ricondurre lo sgravio Irap entro il più alto limite di 3 milioni, consentito da una recente sezione del Tf (3.12). Con ciò segnalando le difficoltà in cui si dibattono e ammettendo candidamente che «tale iniziativa si è resa indispensabile in conseguenza della nozione di impresa unica ritenuta applicabile dalla Commissione europea anche alla disciplina di aiuti adottata mediante il richiamato Temporary framework». Viva la sincerità e «tutto molto bello», avrebbe detto Bruno Pizzul, se non fosse per due enormi macigni posti sulla strada di questo estremo tentativo dei tecnici di via XX Settembre: primo, lo sgravio Irap è stato concesso a tutte le imprese, senza condizioni, mentre la sezione 3.12 del Tf prevede che, per beneficiarne, ci sia stato un calo del fatturato (in un periodo del 2020 o fino al 30/6/2021) pari almeno al 30% rispetto ad un corrispondente periodo del 2019. Secondo, quella misura prevede un contributo commisurato ai costi fissi non coperti che, con lo sgravio Irap non c’entrano nulla.
Richiamando il 3.12 del Tf, il governo segna inoltre un clamoroso autogol. Ammette infatti l’esistenza di aiuti statali con limiti più alti che, nonostante la Commissione li abbia ammessi sin dal 13/10, non hanno trovato alcuno spazio nei due decreti «Ristori» adottati fino a oggi. Quindi lo strumento c’era, si poteva utilizzare e non lo si è fatto. A peggiorare il quadro, per il futuro il governo rimanda la palla nel campo delle Regioni, inserendo la facoltà di sfruttare la sezione 3.12 del Tf, nell’articolo 107 della legge di bilancio per il 2021, dove affiora pure la possibilità di rimborsare i contributi eccedenti entro il 30/6/2021. Segno che il problema esiste, checché ne dica Gualtieri. Il quale non ha avuto dubbi, sempre giovedì in audizione, sull’altro tema posto sempre su queste colonne: conveniva forse chiedere almeno una parte degli aiuti sotto la causale «calamità naturale/cause eccezionali», anziché «grave turbamento dell’economia», dove quest’ultima è soggetta ai limiti anzidetti? Secondo il ministro abbiamo scelto la seconda opzione, perché la prima è soggetta a «un regime più stringente» con gravosi oneri di rendicontazione. Allora Gualtieri ci dovrebbe spiegare perché la Danimarca, il 20 marzo (stesso giorno della pubblicazione in Gazzetta ufficiale del Tf, che straordinario tempismo!) notificava alla Commissione una norma che concedeva aiuti alle imprese, a condizione che avessero perso almeno il 40% del fatturato, a partire dal 25% fino al 100% dei costi fissi (affitti, interessi, altre spese non rinegoziabili, ecc…), con ciò inondando con 5,4 miliardi di euro di aiuti un Paese che ha un’economia pari a un sesto della nostra. La decisione di approvazione di questo aiuto, è stata adottata dalla Commissione l’8 aprile, esattamente 3 mesi prima della decisione a favore dell’Italia per il contributo a fondo perduto che stanziava 6,2 miliardi di aiuti. In essa è spiegato per filo e per segno perché il Covid è una causa eccezionale che giustifica aiuti adeguati. Loro l’hanno fatto, noi abbiamo fatto tardi e poco. Sono i numeri che parlano da soli.
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