Via libera definitivo del governo all’Autonomia
Giorgia Meloni, durante il Consiglio dei Ministri il 13 ottobre 2026 (Ansa)

Parola d’ordine: prendere tempo. L’incertezza sui numeri della legge di Bilancio sta tutta in un piccolo «giallo»: l’ordine del giorno del consiglio dei ministri di ieri sera, diffuso nel pomeriggio, reca tra i vari punti: «Illustrazione delle linee dello schema di disegno di legge: Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2027 e bilancio pluriennale per il triennio 2027-2029».

Giorgetti punta sulla prudenza, i conti frenano il taglio dell’Irpef

Una mezz’oretta dopo, nel nuovo ordine del giorno, sempre diffuso da Palazzo Chigi, questo punto non c’è più. Il motivo? «Per un mero errore materiale», precisa Palazzo Chigi, «è stato trasmesso un ordine del giorno del consiglio dei ministri non aggiornato. Si prega pertanto di fare riferimento alla versione aggiornata. Del resto, era stato lo stesso ministro Giorgetti a chiarire in Aula che l’approvazione del disegno di legge di bilancio sarebbe avvenuta in un momento successivo».

È evidente che intorno alla manovra regna ancora un po’ di confusione, ma è vero pure che si attende la risposta dell’Europa alla richiesta di Giorgia Meloni di maggiore flessibilità.

Qui è bene, però, chiarire un punto, per evitare confusione. La richiesta non riguarda una «maggiore flessibilità» rispetto ai conti, ma un argomento ben preciso. Ieri mattina sia la Camera che il Senato hanno dato il via libera allo scostamento di bilancio da circa 28,8 miliardi per il biennio 2027 e 2028: si tratta dello 0,6% del Pil l’anno.

Energia e difesa, il governo chiede all’Ue di rimodulare 28,8 miliardi

Questa possibilità è concessa a chi ricorre alla clausola di salvaguardia nazionale (la Nec, National escape clause). Sia la Camera che il Senato hanno approvato a maggioranza assoluta la risoluzione presentata dal centrodestra che consente al governo di destinare questi denari a misure per l’energia e la difesa, come previsto appunto dalla Nec: in totale 7,2 miliardi di euro all’anno, lo 0,3% di Pil per ciascuno dei due settori.

Il governo sta cercando semplicemente di ottenere dall’Europa di poter destinare una quota dello 0,3% riservato alle misure sull’energia, che devono essere strutturali, a provvedimenti che vedano piuttosto a sostenere imprese e famiglie alle prese con l’aumento dei costi energetici, che producono un incremento dell’inflazione.

Il governo italiano, in estrema sintesi, non chiede la possibilità di sforare i parametri, ma di poterne rimodulare una parte.

La risposta dell’Europa arriverà a giorni: già il prossimo Consiglio europeo, che si riunirà giovedì e venerdì nella capitale belga, potrebbe essere la sede per affrontare l’argomento. «La Commissione», ha detto ieri un portavoce dell’esecutivo europeo, come riporta l’Ansa, «è consapevole delle preoccupazioni di alcuni Stati membri riguardo all’inflazione e all’aumento dei prezzi dell’energia. Finora abbiamo ricevuto due lettere, una dalla Grecia e una dall’Italia, che chiedono essenzialmente maggiore flessibilità di bilancio. Stiamo esaminando queste lettere. Non voglio anticipare alcuna conclusione al riguardo: le stiamo analizzando e valutando, ma colgo l’occasione per ricordare quanto abbiamo già fatto in termini di flessibilità».

«Abbiamo introdotto ulteriore spazio di bilancio per le spese legate alla difesa e per quelle legate all’energia. Ci sono quindi già due iniziative importanti sul tavolo in materia di flessibilità di bilancio e, se guardiamo al Patto di stabilità e crescita, esso consente già una certa flessibilità per far fronte a specifici scenari di inflazione elevata.

«Tuttavia», ha aggiunto il portavoce, «ciò deve basarsi su un’analisi caso per caso. Vorrei inoltre ricordare che, nell’attuale contesto, se si osservano i recenti sviluppi del mercato obbligazionario, è fondamentale ribadire l’importanza della disciplina e della sostenibilità di bilancio. Pertanto, qualsiasi proposta avanzata in questa fase dovrebbe tenere conto di questi aspetti».

Parole che non suscitano grande ottimismo, ma la politica non la fanno i portavoce. Nulla c’entra la «minitrattativa» intavolata con l’Europa con il Safe, il maxi-prestito Ue da 150 miliardi per la difesa.

Ieri la Commissione europea ha approvato il piano italiano aggiornato nell’ambito dello strumento Safe, per una cifra «di poco superiore agli 8 miliardi di euro», come ha sottolineato il portavoce dell’esecutivo Ue Thomas Reigner. Il governo italiano aveva «prenotato» 14,9 miliardi, ma alla fine ha ridotto la cifra da prendere in prestito.

Irpef, sfuma il taglio dal 43 al 33% per i redditi fino a 60.000 euro

Intanto, trovano conferme le indiscrezioni di stampa che ieri riportavano che la manovra non conterrà la riduzione dell’aliquota Irpef dal 43 al 33% sullo scaglione da 50.000 a 60.000 euro di reddito.

Il governo, a quanto apprendiamo, sta pensando a misure alternative. Parliamoci chiaro: la coperta è corta, i denari sono pochi, e c’è da finanziare il taglio del cuneo fiscale, provvedimento-pilastro della politica economica del governo Meloni, che ha un costo di circa 12 miliardi di euro l’anno.

La manovra dell’anno delle elezioni dovrà coniugare rigore nella tenuta dei conti e politica: il governo sta valutando quali misure sostenibili economicamente preferire, tentando di massimizzare l’impatto elettorale. Intanto ieri sera il consiglio dei ministri ha dato il via libera al Documento programmatico di bilancio.

Assist a Salvini: in cdm l’autonomia accelera

di Laura della Pasqua

Salta la presentazione della manovra ma viene approvato il Documento programmatico di bilancio, da inviare a Bruxelles domani e lo scostamento di bilancio ma con il voto contrario delle opposizioni.

L’atteso esame della legge di Bilancio è stato rinviato perché legato all’esito della trattativa in corso con la Commissione europea sulla maggiore flessibilità come peraltro già spiegato in audizione alla Camera lunedì, dallo stesso ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere che «per un mero errore materiale, è stato trasmesso un ordine del giorno del Consiglio dei ministri non aggiornato».

Autonomia differenziata, via libera per Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte

Il cdm di ieri si è quindi concentrato su altre priorità quali lo schema di decreto legislativo del nuovo codice della strada e i disegni di legge per completare l’autonomia differenziata di Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte, le quattro Regioni che ne hanno fatto richiesta. Un tema questo caro alla Lega.

Il tempismo con cui è stato inserito nella discussione di governo suggerisce un significato soprattutto politico.

Non è escluso che in questo modo il premier Giorgia Meloni abbia voluto dare un assist alla Lega che, guardando le stime sulle intenzioni di voto, appare in difficoltà di consensi. Ma potrebbe ravvisarsi anche l’intenzione di venire incontro a Salvini, su un fronte a lui particolarmente caro, per indurlo a non tirare troppo la corda sulla manovra economica.

Il ministro Giancarlo Giorgetti ha posto come stella polare della legge di Bilancio la prudenza, che significa rispetto delle compatibilità con il piano di rientro del deficit e attenzione a non gettare benzina sullo spread. Le misure della manovra devono percorrere quindi questo canale strettissimo.

Accantonata per un momento la manovra il cdm ieri ha approvato gli schemi di intesa definitiva, e deliberato i rispettivi disegni di legge che completano l’iter per l’autonomia differenziata a Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto.

Successivamente i ddl verranno trasmessi al Parlamento, con allegata l’intesa, per poi essere sottoposti alle Camere nel passaggio definitivo. È stato dato anche via libera preliminare alla riforma dello Statuto del Friuli-Venezia Giulia.

Salvini incassa il risultato e Calderoli rivendica la battaglia storica della Lega

«Il percorso rispetta gli impegni presi con le regioni a Statuto speciale e segue la via già tracciata in questi mesi per il Trentino-Alto Adige» ha detto il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, e ha ricordato che «garantire ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai territori non è solo uno dei capisaldi del programma con cui il centrodestra ha vinto le elezioni, ma anche e soprattutto una storica battaglia della Lega che non è mai stata così vicina alla sua realizzazione».

Il vice premier Matteo Salvini parla di «soddisfazione enorme, da ministro, da italiano e da leghista. Una battaglia storica della Lega, iniziata con Bossi e Maroni, oggi più vicina che mai alla realtà: si premiano il merito e il buon governo, si colpiscono gli sprechi e i ritardi che penalizzano i cittadini. Ora l’ultimo passo in Parlamento».

Il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, lo definisce un «risultato storico» e in risposta all’opposizione scatenata, dice che «non divide l’Italia, ma la rende più forte, più efficiente e più vicina ai bisogni reali delle persone».

Alza le barricate il Pd con Marco Sarracino, responsabile Sud del partito che arringa: «Così si svende unità nazionale, non lo permetteremo».

Subito, ieri sera, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci ha firmato l’accordo sull’autonomia differenziata. L’intesa riguarda cinque ambiti: tutela della salute, coordinamento della finanza pubblica, protezione civile, professioni e previdenza complementare e integrativa.

Nuovo codice della strada, patente e libretto consultabili nelle banche dati

Il cdm ha approvato anche il decreto legislativo del nuovo codice della strada con novità rilevanti per l’automobilista.

Innanzitutto la soppressione dell’obbligo di portare con sé i documenti fisici di guida e di circolazione. Pertanto, la patente e la carta di circolazione non saranno più un «documento da esibire», ma la rappresentazione fisica di dati già presenti e certificati in banche dati digitali nazionali.

Quindi in caso di controllo, l’identificazione del conducente e la verifica della regolarità del veicolo e del titolo di guida avverranno tramite l’accesso telematico a tali archivi da parte degli organi di polizia.

Multe proporzionate ai chilometri di sforamento, via libera al piano per i Campi Flegrei e agli aiuti per l’ex Ilva

Novità anche sui limiti di velocità. Il nuovo codice lega la sanzione agli effettivi chilometri di sforamento, in modo che risulti direttamente proporzionata alla «gravità» della violazione.

Tale nuovo approccio prevede un importo sanzionatorio pari a 10 euro in ragione di ciascun chilometro di sforamento, in modo tale che, ad esempio, un superamento di 11 km/h comporterà una sanzione pari a 110 euro, mentre un superamento di 40 km/h determinerà una sanzione pari a 400 euro.

Nelle città con limiti pari a 50 km/h o 30 km/h, il nuovo meccanismo di calcolo della sanzione parametrato al numero di chilometri orari eccedenti il limite consentito parte dall’applicazione di un importo unitario pari a cinque euro.

Il Cdm ha varato anche un piano di prevenzione sui Campi Flegrei per ridurre l’esposizione e la vulnerabilità della popolazione. Approvato infine lo schema di decreto legge con misure urgenti per i lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto.

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