- Le Regioni e i Comuni si organizzano per allestire i centri per l’infanzia. Un servizio «fondamentale» per le famiglie ma non ci sono ancora le linee guida e i fondi del governo.
- Il sacerdote responsabile dei ritrovi parrocchiali, don Stefano Guidi: «Sono 8.000 in tutta Italia, 2.500 solo in Lombardia dove accogliamo 500.000 minori. Ma quest’anno saranno di più perché molti non andranno in ferie».
- Le lettere delle associazioni di genitori contro le limitazioni imposte alle attività dei figli.
Lo speciale contiene tre articoli.
Stando al decreto Rilancio, i genitori potranno utilizzare il bonus baby sitter di 1.200 euro anche per pagare le rette dei centri estivi. Peccato che alla data odierna ben poco ancora si sappia di come saranno organizzati i servizi per l’infanzia. I bambini sono stati bloccati in casa, tenuti lontano per due mesi dalla scuola e dai loro coetanei, almeno a partire da giugno dovrebbero poter contare su un progetto educativo e sociale che tenga conto delle loro necessità. Il ministro della Famiglia, Elena Bonetti, ha elaborato un Piano per l’infanzia (assieme ad Anci, Società italiana dei pediatri, i ministeri dell’Istruzione, della Salute e del Lavoro), che prevede dal 18 maggio, cioè da oggi, attività all’aperto in parchi e spazi condominiali per i piccoli a partire dai 3 anni e dal primo giugno la riattivazione dei servizi educativi e dei centri estivi per la fascia 0-6 anni. Solo venerdì scorso è arrivata l’approvazione del Cts, il Comitato tecnico scientifico, nel frattempo l’estate è alle porte e non sarà facile far decollare strutture appesantite da rigidi controlli di igiene e di formazione del personale.
Il rischio, molto reale, è che i ritardi si accumulino costringendo ancora al chiuso i bimbi e mandando in ulteriore affanno i genitori che devono lavorare. La Regione Emilia Romagna sta ipotizzando attività preferibilmente all’aperto, aerazione costante e sanificazione degli ambienti in caso di soggiorno al chiuso, bambini organizzati in piccoli gruppi seguiti dallo stesso educatore, con fasce orarie diversificate. E ancora, triage all’ingresso, attenzione ai contatti, utilizzo da parte degli educatori dei dispositivi di protezione individuale, sanificazione dei giocattoli a fine giornata, stop agli spettacoli di fine soggiorno. Una simile riorganizzazione comporta necessariamente costi aggiuntivi, il sostegno promesso dal ministro Bonetti è indispensabile ha fatto sapere la vicepresidente con delega al Welfare, Elly Schlein.
In Piemonte «verranno utilizzati gli edifici scolastici, cercando di rimodulare gli spazi interni ed esterni in funzione della tutela della salute e sicurezza, e si verificherà per specifiche attività, anche l’utilizzo di spazi aperti esterni alla scuola in collaborazione con l’assessorato all’Ambiente», informa Antonietta Di Martino, assessore all’Istruzione del Comune di Torino. «Inoltre la città è inserita nel progetto “Scuole aperte” del Politecnico che ha avviato delle simulazioni per riprogrammare il funzionamento dei servizi, sempre nel rispetto delle misure di mitigazione del rischio e nel rispetto dei bisogni dei bambini e delle loro famiglie», precisa Di Martino. Per avviare le iscrizioni, bisogna capire quali attività potranno essere riprese e quale protocollo andrà seguito per prevenire i contagi.
A Roma, il Municipio I ha lanciato un sondaggio per conoscere le esigenze delle famiglie ed è stato sommerso da richieste di genitori che segnalano la necessità di spazi ai quali affidare i figli perché non siano abbandonati a un’estate chiusi in casa. «Ci sono bambini che soffrono di condizioni difficili, in povertà, abbandonati a sé stessi. Non si tratta solo di sostenere i genitori che torneranno al lavoro e di nonni che dovranno essere tutelati dal contatto con i nipoti. Serviranno spazi rigenerativi per i ragazzi e, a partire da giugno, servizi educativi, centri estivi e altre risorse suddivise per fasce di età», ha dichiarato la Regione Umbria, impegnandosi a formulare un piano per l’attivazione dei centri estivi. «Speriamo che il governo nazionale emani presto le linee guida necessarie», è stato l’auspicio ribadito dalla giunta umbra. Il garante dei diritti delle Marche, Andrea Nobili, ha proposto di istituire un gruppo di lavoro regionale per elaborare linee guida dedicate ai minori, evidenziando la necessita di riservare loro maggiore attenzione.
«Il Veneto ha elaborato un protocollo unico per i servizi per i bimbi 0 – 6 anni per sperimentare la riapertura di nidi e centri per la prima infanzia, condiviso con il governo centrale», spiega l’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan. «Le riaperture potranno partire, in via sperimentale, nelle province dove la circolazione del virus risulta inferiore, cioè Venezia e Rovigo, per poi estendersi progressivamente alle altre realtà provinciali, ultime in ordine di tempo Verona e Belluno, dove gli indici di contagio al momento risultano maggiori». L’organizzazione dei servizi dovrà prevedere piccoli gruppi stabili di 5 bambini con un educatore di riferimento, nella massima sicurezza. «In Veneto siamo pronti per partire anche domani mattina», assicura Donazzan e precisa: «C’è una grande disponibilità di spazi con le nostre scuole materne, i nidi. I costi per le famiglie li stiamo quantificando, a Roma nemmeno ci pensano a inviare i sostegni finanziari promessi».
Anche l’Anci, l’associazione nazionale dei Comuni italiani, nel riconoscere come «urgente la necessità immediata di offrire una risposta ai bambini e alle famiglie, soprattutto per quanto riguarda sperimentazioni nei servizi educativi per l’infanzia e centri estivi», definisce «fondamentale» la questione relative alle risorse. L’incremento dei costi conseguente alla riorganizzazione dei servizi ricreativi e poi di quelli scolastici «dovranno necessariamente essere supportati con interventi economici».
Venerdì scorso il ministro Bonetti assicurava: «Abbiamo chiuso un percorso di elaborazione di linee guida. Abbiamo ricevuto le raccomandazioni da parte del comitato tecnico scientifico che hanno quindi confermato la possibilità di trovare forme di organizzazione sicure per i centri estivi, per l’attività di gioco per i bambini sopra i 3 anni. Oggi (il 15 maggio, ndr) in consiglio dei ministri discuteremo di questo in modo tale che già dal 18 si possano aprire alcune attività, diciamo all’aria aperta nei parchi e poi, a partire dal primo giugno, attività organizzate proprio per i più piccoli». Sarà una corsa ad ostacoli, per trovare centri, sistemare strutture, accogliere bambini con una voglia matta di scatenarsi all’area aperta con i compagni di gioco.
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