- C’è chi non crede al ruolo di pontiere del ministro degli Esteri e sostiene che si preparerebbe a tradire Beppe Grillo. Giuseppi farebbe leva sulla voglia di terzo mandato. I parlamentari chiedono un dibattito sul nuovo statuto
- Il sindaco di Roma ora può contare solo su 20 voti su 49. Da Fdi e Lega ipotesi sfiducia per porre fine alla sua amministrazione. E pure Nicola Zingaretti minaccia di commissariarla
Lo speciale contiene due articoli
Tu quoque, Luigi, figlio mio! Il venticello del sospetto fa presto a diventare bufera: «Luigi è andato a trattare con Conte per assicurarsi un ruolo di primo piano nel nuovo partito, e per garantire i suoi fedelissimi». Sono passati pochi minuti dalla fine del summit tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, che si è svolto ieri mattina a Roma, presso l’abitazione dell’ex premier, quando dai capannelli dei parlamentari del M5s si diffonde la più velenosa delle ipotesi: Bruto Di Maio, il figlio adottivo prediletto, si prepara a accoltellare alla schiena papà Giulio Cesare Grillo.
«Ma no», dice alla Verità un deputato molto vicino al ministro degli Esteri, «Luigi sta tentando l’ultima mediazione, sta cercando di convincere Grillo e Conte a trovare un accordo, è quello che vorremmo tutti. Queste voci girano», aggiunge la nostra fonte, «perché Luigi non ha risposto a nessuno al telefono». L’ennesimo colpo di scena di questa infinita telenovela a 5 stelle va in onda ieri mattina, alle ore 9, quando Giggino Di Maio varca il portone di casa Conte. Un’ora e mezza di colloquio tra i due ex acerrimi avversari: al termine Di Maio non solo non rilascia nessuna dichiarazione, ma non risponde al cellulare a nessuno, o quasi. «Sono assolutamente fiduciosa», commenta il sindaco di Roma, Virginia Raggi, «che si riuscirà a ricomporre anche questo periodo. Sono due persone che stimo e apprezzo, credo che questo momento di complessità si potrà ricomporre».
Il tempo di dribblare i cronisti e Di Maio raggiunge l’Accademia dei Lincei, dove partecipa alla cerimonia di chiusura dell’anno accademico. C’è anche Roberto Fico, il presidente della Camera e il ministro degli Esteri confabulano in disparte per un quarto d’ora. Bocche cucite, nessuna risposta ai giornalisti. L’ora è quella delle decisioni irrevocabili. O no? «Luigi che va con Conte? La voce», dice nel pomeriggio alla Verità un grillino di governo, «l’ho sentita anch’io, ma certo che sarebbe paradossale. D’altra parte però per Conte portarsi Di Maio sarebbe una vittoria schiacciante». «Conte», ci rivela un deputato molto informato sui fatti, «sta corteggiando Di Maio e Roberto Fico, perché sa bene che senza loro due il suo nuovo partito non potrebbe decollare. Loro prendono tempo, aspettano di capire quello che succede, lasciare Beppe Grillo sarebbe una scelta dolorissima».
Al di là delle indiscrezioni e delle dichiarazioni, riesce veramente difficile credere che Di Maio accetti di fare il vice Conte ben sapendo che il ciuffo della vendetta dell’ex premier, che sa bene quanto ostile gli sia stato il ministro degli Esteri nelle ore cruciali della crisi di governo, si abbatterà su di lui alla prima occasione. D’altra parte, però, tutti quelli che andranno con Conte lo faranno in nome di un altissimo ideale: il terzo mandato. Il marasma è totale, ma ad alimentare le indiscrezioni che vorrebbero un Di Maio pronto ad aderire al partito contiano arriva, alle 12, al palazzo dei gruppi della Camera dei Deputati, un Rocco Casalino in forma smagliante, come non lo si vedeva dai tempi d’oro (più o meno) della caccia ai responsabili. Giacca, cravatta e sguardo altezzoso, si infila nell’ufficio dei deputati del M5s. Da quello stesso ufficio, alle 18, viene diffuso un comunicato stampa che suona un po’ come l’ultima sceneggiata di ultima spiaggia: «L’assemblea dei deputati del M5s», recita la nota, «ha avanzato la richiesta di conoscere i contenuti della bozza di statuto e carta dei valori oggetto di discussione. Il capogruppo Davide Crippa, sta portando avanti la richiesta emersa dall’assemblea, verificando nel contempo, stando all’evolversi della situazione, la possibilità di incontrare il garante, Beppe Grillo, e la possibilità di un incontro con Giuseppe Conte». Crippa è uomo di Di Maio, anzi: il gruppo del M5s alla Camera è totalmente sotto il controllo di Di Maio, mentre al Senato dominano i contiani (ieri qualcuno ha diffuso addirittura la voce che il nuovo gruppo parlamentare a Palazzo Madama potrebbe utilizzare il simbolo di Leu). «Se ho un invito», risponde Conte in serata, «volentieri. Ci mancherebbe, sono sempre a disposizione dei parlamentari».
«Statuto, non statuto», chiosa una fonte di primo piano, «tutte balle: chi va con Conte lo fa per avere il terzo giro in parlamento garantito. Io stesso sono stato contattato: non ha parlato né di progetto, né di percorso, né di squadra né di struttura, ma solo di ricandidatura». Intanto, un gruppo di eletti in vari consigli comunali e regionali diffida il Comitato di garanzia (Vito Crimi, Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri, tutti contiani) ad avviare le procedure per votare su Rousseau il Comitato direttivo, come chiesto da Beppe Grillo e negato da Crimi, e ad «astenersi dall’avviare le procedure per eventuali modifiche statutarie diverse da quelle indicate dagli Stati Generali» minacciando in caso contrario azioni giudiziarie. Un primo siluro legale contro Giuseppe Conte subito raccolto da Vito Crimi che ha comunicato a Grillo di aver avviato tutti gli adempimenti prodromici allo svolgimento delle votazioni per il comitato direttivo utilizzando lo strumento di voto messo a disposizione da Skyvote.
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