- Dopo le polemiche nella stessa maggioranza, restano invariate le detrazioni solo per le vetture green che sono il 6% delle flotte.
- Le imposte salgono dal 10,6 all’11,4 per mille. Confedilizia: «Basta patrimoniali».
Lo speciale contiene due articoli
I grillini con le auto hanno un rapporto un po’ complesso. Una volta si trattava solo di combattere contro quelle blu.
Poi quando da opposizione si passa a maggioranza di governo, allora è necessario fare un salto. Essendo per la decrescita (inspiegabilmente) chiamata felice, i 5 stelle si sono prima dedicati alle auto elettriche. Lo scorso anno, su spinta dell’allora sottosegretario al Mise, Davide Crippa, inseriscono in manovra l’ecobonus per l’acquisto delle vetture «green». Luigi Di Maio in primis spaccia l’operazione come un semplice incentivo. Per le vetture con emissioni di C02 comprese tra 0 e 90 grammi per chilometro si prevedono agevolazioni fino a 6.000 euro. Al contrario, ciò che Di Maio e pure Laura Castelli hanno più volte omesso è che chi acquista autovetture nuove con emissioni di CO2 superiori ai 110 grammi, è soggetto a una tassa che varia dai 150 ai 3.000 euro. L’ex sottosegretario Crippa prima di entrare in politica era socio di un’azienda che sviluppa batterie elettriche e che lavorava per conto di Tesla. Ma è stata soprattutto la Castelli a insistere sulla parte di penalizzazione. Una filosofia che il viceministro ripropone con la nuova maggioranza giallorossa. Gli interventi del 2018 sull’ecobonus si sono dimostrati deleteri. Gli incentivi riguardano meno dell’1% del mercato, mentre le penalizzazioni toccano circa il 20% del settore. Non a caso, a partire dalla primavera del 2019, ha cominciato a vedersi la flessione nelle vendite e poi nella produzione. Non contenti di aver affossato la componente privata del settore auto, con la manovra di quest’anno i 5 stelle hanno cominciato a dedicarsi alle flotte aziendali. Si tratta di un settore che vale oltre 350.000 immatricolazioni ogni anno.
Per volontà della Castelli (l’indiscrezione non è mai stata smentita) si inserisce nel testo un articolo che triplica il costo delle vetture aziendali, di fatto impedendo la detrazione del valore sul reddito da lavoro. In pratica, una batosta di 600 euro dall’anno prossimo sarebbe passata a un cifra di poco inferiore ai 2.000.
L’altro ieri le reazioni scomposte della stessa maggioranza di governo hanno portato allo toppa, che non cambia la sostanza dei fatti. Nell’ultimo aggiornamento della manovra si legge che, «ai fini della determinazione del fringe benefit delle auto concesse in uso promiscuo ai dipendenti, la percentuale del 30% dell’importo corrispondente alla percorrenza convenzionale di 15.000 chilometri calcolato sulla base delle tabelle Aci continui ad applicarsi per i veicoli a trazione elettrica e ibrida e per tutti i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti addetti alla vendita di agenti e rappresentanti di commercio», mentre per gli altri veicoli «la percentuale è elevata al 60% in caso di emissioni di biossido di carbonio fino a grammi 160 per chilometro e al 100% in caso di emissioni». In pratica le auto che inquinano saranno tutte a carico dell’azienda o del lavoratore, le altre potranno essere detratte. Se si prende la lista delle vetture esonerate, si scopra che è molto simile a quella che gode dell’ecobonus ideato dall’ex sottosegretario Crippa. Il che deve indurci a una riflessione. Sia lo scorso anno che oggi lo schema è stato il medesimo. Annuncio della mega tassa, polemica interna nella maggioranza (nel 2018 a protestare era stato Matteo Salvini), segue modifica al testo che apparentemente sembra abbattere il prelievo e alla fine ne esce un testo che favorisce esclusivamente le auto elettriche. Al coro delle polemiche infatti ieri si è aggiunto anche il vice ministro del Mise, Stefano Buffagni, che si è detto felice della modifica alla normativa, che però non basta. «Faremo una battaglia in Parlamento», ha aggiunto, spiegando di voler impedire che i lavoratori vengano penalizzati con nuove tasse. Peccato che Buffagni sieda nella stessa maggioranza e sappia benissimo di partecipare al gioco delle parti. La domanda di fondo è un’altra. Chi spinge i 5 stelle sempre nella direzione dell’elettrico? Che lobby rappresentano? Le auto elettriche nelle flotte aziendali oggi sono vicine allo 0%. Così si impone alle aziende una scelta. O cambiare vettura o pagare più tasse. Questo singolo intervento fiscale è la sintesi del governo giallorosso. Da un lato i 5 stelle manovrato dalle lobby e dall’altro il realismo del Pd. I primi pensano di favorire un comparto, i secondi sanno che non accadrà mai e che alla fine l’unico effetto sarà più gettito per lo Stato.
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