A ottobre green pass obbligato ed esteso a dipendenti statali e diverse categorie
  • L’equazione più certificati, minori rischi di chiusure lo imporrà ai settori dove vige l’imperativo per gli utenti. Ma non per il Tpl
  • Oggi il governo decide come verrà votato alla Camera il decreto sul lasciapassare

Lo speciale contiene due articoli

Lo scontro ideologico lascia spazio al sano realismo: nell’attesa della cabina di regia che valuterà i dettagli, è ormai certo che l’obbligo del green pass ai primi di ottobre verrà esteso, o allargato, come preferite, a moltissime categorie di lavoratori. L’equazione più green pass uguale meno rischi di chiusure ha convinto praticamente tutti i partiti della variopinta maggioranza che sostiene il governo guidato da Mario Draghi, Lega compresa: «Per la ripresa delle attività economica», sottolinea il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, «dobbiamo garantire condizioni di sicurezza, che esigono che chi frequenta i luoghi affollati in qualche modo dia garanzie di non contagiare nessuno. Il green pass è una misura che va esattamente in questa direzione», aggiunge Giorgetti, «quindi ne prevedo un’ulteriore estensione».

Saranno con ogni probabilità obbligati a esibire il green pass per recarsi al lavoro tutti i dipendenti pubblici, che verranno uniformati al personale sanitario e a quello scolastico. Parliamo in totale di più di un milione di lavoratori, il 10% dei quali non risulta ancora vaccinato, che andranno ad aggiungersi ai 3,5 milioni di sanitari e personale scolastico. L’obbligo dovrebbe scattare comunque due settimane dopo il varo del decreto, per consentire a chi non è ancora vaccinato di farsi somministrare il siero. Le nuove norme dovrebbero entrare in vigore il 27 settembre o il 4 ottobre. C’è chi, come il Carroccio, vorrebbe limitare l’obbligo solo a chi lavora a contatto con il pubblico. «Il green pass meno complica la vita alle persone meglio è. Presto vedrò Draghi e gli chiederò che intenzioni ha», dice Matteo Salvini.

Per quel che riguarda il settore privato, il principio che guiderà le scelte del governo è molto semplice: sarà obbligatorio il green pass per i dipendenti delle aziende di quei settori dove vige l’obbligo per gli utenti, ovvero i dipendenti di bar, ristoranti e altri locali pubblici, i gestori di palestre e piscine, chi lavora a bordo di navi, aerei e treni a lunga percorrenza. «La nostra federazione», fa sapere Fipe Confcommercio, la federazione italiana dei pubblici esercizi, «è da sempre a favore dei vaccini e dell’introduzione dell’obbligo di green pass per i dipendenti dei pubblici esercizi. Auspichiamo, anzi, che quest’ultimo sia esteso anche a tutte le altre categorie economiche e che si chiariscano alcuni punti fondamentali. In primis», aggiunge Fipe, «bisogna riflettere sui tempi di introduzione di tale misura per dare un preavviso congruo e consentire a chi non fosse ancora vaccinato di mettersi in regola. Un’imposizione a stretto giro rischierebbe di causare la chiusura di migliaia di esercizi per mancanza di personale».

Prevedibile la soddisfazione del ministro della Salute, Roberto Speranza: «I giovani si stanno vaccinando più delle altre generazioni», commenta Speranza, «condivido le parole del presidente della Repubblica, i numeri dell’Italia sono positivi, importanti, grazie al lavoro delle Regioni, del commissario Figliuolo. Dobbiamo crescere di più, l’estensione del green pass e le ulteriori ipotesi», aggiunge Speranza, «possono consentirci di rafforzare ancora di più la nostra campagna di vaccinazioni». «Nell’immediato», sottolinea il leader del M5s, Giuseppe Conte, «vedo un uso sempre più diffuso del green pass. Se, in prospettiva, dovessimo arrivare anche ad un obbligo vaccinale per alcune categorie ne discuteremo».

Pragmatico e schietto, come di consueto, il ragionamento di Massimiliano Fedriga, presidente leghista del Friuli Venezia Giulia e leader della Conferenza delle regioni: «Dobbiamo mettere in campo», dice Fedriga a Sky Tg24, «il green pass, che è uno strumento utile per mantenere aperte delle attività, ma dove è possibile inserirlo. Se ad esempio venisse inserito il green pass sul trasporto pubblico locale sarebbe impraticabile e quindi vorrebbe dire bloccare la mobilità delle persone e le città».

Forza Italia ieri ha dedicato all’argomento una riunione plenaria, con dirigenti di partito, ministri, sottosegretari e presidenti di regione: «Forza Italia», recita una nota diffusa al termine dell’incontro, «vuole raggiungere l’immunità di gregge entro la prima settimana di ottobre: è dunque necessario potenziare lo strumento del green pass estendendolo verso tutto il mondo del lavoro pubblico e privato e i fruitori dei servizi. È necessario sin da subito intensificare la campagna informativa per convincere i dubbiosi, evitare nuove vittime e lockdown. L’obiettivo della campagna», aggiungono gli azzurri, «è anche distinguere i no vax dagli incerti». Fi è per l’introduzione dell’obbligo anche per gli utenti del trasporto pubblico locale.

«Siamo favorevoli all’estensione del green pass», argomenta il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo, a Radio 24,«se questo significa consentire ad alcune attività che oggi sono chiuse, penso alle discoteche, penso agli impianti sciistici, di riaprire. Se estendere il green pass significa andare a comprimere diritti primari e libertà primarie garantite dalla Costituzione, allora questo rischia diventare un problema».

Fa lo sceriffo, invece, il presidente della Toscana, Eugenio Giani: «Dopo il 30 settembre tiriamo i fili: lo farà il governo», dice Giani, «lo vediamo anche nella discussione sul decreto che sta profilando molti livelli di allargamento dell’obbligo di green pass negli spazi pubblici. Dove non arriverà il governo perché ci sono i compromessi a cui costringe il parlamento», annuncia Giani, «ci arriveremo noi con l’ordinanza dal primo di ottobre».

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