Ora persino il relatore lo ammette:
il nuovo catasto può colpire la casa
  • Lapsus rivelatore del relatore del testo: «Nel 2026 si potranno valutare gli effetti distributivi della riforma del catasto».
  • Il documento approvato la settimana scorsa, ieri è iniziata la discussione alla Camera. Invariate le aliquote agevolate su Btp e affitti.

Lo speciale contiene due articoli

La legge delega di riforma del fisco è pronta, anzi prontissima. Manca solo il voto dell’Aula, per il resto il testo definitivo conferma un importante, quanto ormai inutile, pilastro politico: anche con tutte le precauzioni del caso, mai firmare deleghe in bianco. Tanto più se si tratta di fisco, Europa e Agenzia delle entrate. Il testo definitivo del disegno di legge ricorda che la logica di fondo sarà quella del «saldo invariato». Tradotto: se si taglia da una parte, si pesca da un’altra. Il saldo sarà uguale, ma qualcuno pagherà più tasse. Guarda caso, esattamente l’assunto sostenuto dalle raccomandazioni Ue e pure dal Mef che giusto giusto lo scorso ottobre nell’allegato al testo ribadiva l’opportunità di tagliare la pressione sul cuneo fiscale e quindi il mondo del lavoro e di ridistribuire le imposte sulla casa. Per mesi i politici e i giornali – è il caso de La Verità – che hanno lanciato l’allarme su un rischio innalzamento imposte dopo il 2026, anno di entrata in vigore della riforma del catasto (articolo 6 della delega), sono stati derisi con stizza. Con tesi tendenzialmente opposte. La prima è che le postille del Mef valgono poco se a parole governo e leader di maggioranza sostengono l’opposto. In pratica, Pd, Iv e Pd hanno cercato di smontare lo storico detto «verba volant, scripta manent».

Poi, sentendo l’urgenza di rispondere ai diktat del governo, il Pd ha insistito sulla necessità di portare a casa le riforme per evitare che l’Ue interrompesse l’erogazione dei prestiti (alias nostro debito) del Recovery fund. Il mese scorso a smentire il Pd è stata la stessa Ue. Che. in un moto di sincerità o in un eccesso di disprezzo verso la politica italiana, ha tenuto a precisare che la delega fiscale non è da annoverare tra le riforme vincolanti per il Pnrr. Ci saremmo immaginati un minimo di presa d’atto. Un minimo di riflessione. Perché tutta questa fretta di approvare qualcosa che entrerà in vigore tra il gennaio 2023 e il gennaio 2026 se non c’è alcun vincolo legale? Invece nulla di tutto ciò. La maggioranza, dopo aver portato a casa importanti modifiche – ciò va riconosciuto -, si è adeguata in toto ai diktat di Mario Draghi. Così, accantonato il bluff sul Pnrr, si è tornati a negare qualunque rischio futuro. Tra le teste di ponte del messaggio rassicurante lo stesso Luigi Marattin, renziano presidente di commissione e relatore del testo, ha fino all’ultimo spiegato tramite i giornali che «alcune forze politiche hanno trovato remunerativo cogliere la presenza della parola “casa” per spargere un po’ di terrore. Alcuni organi di informazione hanno ritenuto, per motivazioni simili, di fare la stessa cosa». Marattin non fa i nomi. Avrebbe dovuto includere anche il suo. Perché nella vita esistono anche i lapsus linguae e di solito sono rivelatori; sono quelle frasi che scappano quando ormai ci si sente sicuri e arrivati alla fine del faticoso percorso. Forse è ciò che è successo ieri mattina al rappresentante di Iv che, parlando in Aula e presentendo il testo, si è lasciato scappare una frase. «A chi governerà in quel momento (dopo il 2026, ndr) sarà possibile avere uno strumento per capire e valutare gli effetti distributivi di una eventuale riforma del catasto, che nei fatti non c’è adesso né vi era il 5 ottobre». La data si riferisce al primo parto del testo in sede di cdm.

Ma il resto della frase si riferisce a passaggi contenuti nel testo finale.

«L’integrazione delle informazioni catastali dovrà essere disponibile con la specificazione che le medesime informazioni non possano essere comunque utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi derivanti dalle risultanze catastali né per la determinazione delle agevolazioni e dei benefici sociali», si legge nella delega, lasciando intendere che non verranno modificate le imposte. Salvo poco dopo inserire un secondo parametro. «Dovrà essere indicata per ciascuna unità immobiliare, oltre alla rendita catastale anche una ulteriore rendita, suscettibile di periodico aggiornamento, sulla base di appositi parametri. Si dovrà consentire nella consultazione catastale l’accesso alla banca dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare; una quota dell’eventuale maggiore gettito è riservato alla riduzione dell’imposizione tributaria sugli immobili e sia prevalentemente attribuito ai Comuni». Anche qui vale il saldo invariato e soprattutto la possibilità in futuro di mantenere invariato il gettito delle attuali tasse, come dice la premessa, ma anche di aggiungerne di nuove, magari propria grazie all’attribuzione delle banche dati Omi. Alla fine basterà tagliare un po’ di tasse sul cuneo e qualcosa e sul resto dei prelievi mobiliari per rispettare il patto. Un po’ ciò che è avvenuto in Grecia. Per cui bisognerebbe a questo punto ammettere che, seppure le modifiche siano state numerose, il rischio sempre denunciato da La Verità sussista. Ieri, l’Unione giovani dottori commercialisti ha diffuso l’ennesimo report. «L’adozione di valori correnti in luogo delle rendite catastali avrebbe sulla tassazione della proprietà degli immobili un impatto dirompente. L’incremento dell’imposta sarebbe del 66%». Ovviamente bisogna sperare che i futuri governi facciano l’opposto di quanto chiede l’Ue (più tasse sulla casa e meno sul lavoro) dopo aver messo in cantiere una riforma che porta proprio in quella direzione.

Ps: Siamo a favore del taglio del cuneo. Non vogliamo che venga finanziato con altre tasse. Basterebbe abolire i vari bonus e il Rdc.


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