I Soumahoro prendono per i fornelli. «I migranti non mangiavano italiano»
Marie Therese Mukamitsindo (Imagoeconomica)
La suocera spiega lo scarso cibo nei centri sotto indagine: «Ospiti troppo esigenti».

Ospiti troppo esigenti avrebbero messo in crisi il sistema d’accoglienza gestito dai familiari del deputato con gli stivali di gomma Aboubakar Soumahoro. La matrona delle coop pontine liquidate dal ministero delle Imprese, Marie Therese Mukamitsindo, mamma di Liliane Murekatete e suocera di Soumahoro, durante un interrogatorio con i pm che l’hanno messa sotto inchiesta, Giuseppe Miliano e Andrea D’Angeli, ha scaricato tutto sui migranti. «La gestione delle esigenze alimentari degli ospiti era tutt’altro che semplice. Siamo stati costretti spesso a chiamare polizia o carabinieri perché gli ospiti non volevano mangiare il riso italiano». E nello stesso verbale, riportato ieri da Repubblica, ha aggiunto: «Anch’io sono andata in alcune occasioni a cucinare presso la struttura con le usanze del Paese. Abbiamo fatto di tutto per andare incontro alle esigenze alimentari degli ospiti, comprando perfino farina d’arachide e olio di palma in Ghana».

Anche la dieta a base di olio di palma e di farine africane, però, non deve avere accontentato i palati degli ospiti, visto il quadro che è saltato fuori dopo le ispezioni nei Cas disposte dalla prefettura di Latina: frigoriferi vuoti o con cibo scaduto, ambienti sporchi, insalubri e umidi, ma anche senza riscaldamento o acqua calda. Tanto che gli inquirenti hanno descritto una situazione nella quale i migranti avrebbero vissuto «in condizioni di totale violazione dei diritti e della dignità di esseri umani». Anche in questo caso, però, secondo la suocera di Soumahoro, la colpa era dei migranti: «Alcuni scambiavano l’operatore per una colf oppure erano disordinati. Le operatrici avevano paura a entrare nelle stanze. Ricordo che un’operatrice ci segnalò di essere stata toccata da uno degli ospiti». E stando alla narrazione della titolare delle coop, lei ci avrebbe addirittura rimesso: «Ho anticipato soldi che ancora non ho recuperato e per poter mangiare sono dovuta andare due mesi a fare la badante». Le ragioni della Mukamitsindo non hanno convinto chi indagava.

Anche perché, oltre allo shopping compulsivo (beni di lusso, borse, gioielli, sedute dal parrucchiere e dall’estetista, ingressi in Spa e hotel a varie stelle, giustificati dall’indagata come acquisti per i matrimoni degli ospiti delle strutture) è saltata fuori una presunta distrazione di fondi verso l’estero. E mentre per le ipotesi di evasione fiscale (mancati pagamenti all’erario e false fatture per risparmiare) il processo è già cominciato al tribunale di Latina, nel quadro investigativo della seconda tranche dell’inchiesta, insieme alla suocera e alla moglie di Soumahoro, ci sono finiti anche i cognati, Michael Rukundo, Richard Mutangana e Aline Mutesi, per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio. Contestati i reati di frode nelle pubbliche forniture, bancarotta fraudolenta per distrazione e autoriciclaggio. L’udienza preliminare è fissata per il primo di marzo. Il Comune di Latina, su indirizzo del sindaco Matilde Celentano, chiederà di costituirsi parte civile. Così come il sindacato Uil Tucs.

Da non perdere

Cari uomini in divisa, ma chi ve lo fa fare?
Giustizia

Cari uomini in divisa, ma chi ve lo fa fare?

Ma chi ve lo fa fare? Dico a voi, uomini in divisa, poliziotti, carabinieri, vigili urbani come Francesco Imprezzabile, morto l’altro giorno a 39 anni mentre inseguiva un albanese, con precedenti nel curriculum e droga in tasca, che aveva forzato…