• Mario Roggero perderà i beni già sequestrati. E rischia di fallire per i risarcimenti: 780.000 euro, più 88.000 di spese legali. Probabile il colpo di grazia in sede civile: oltre 3 milioni.
  • Alessandro Modica, l’autista della banda, parzialmente invalido, pretende circa 250.000 euro. Tra le altre richieste spiccano quelle per la morte di chi ha dato l’assalto all’attività.

Lo speciale contiene due articoli.

Prima ancora che in carcere, Mario Roggero, il gioielliere settantunenne di Grinzane Cavour (Cuneo) condannato in Appello a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori, rischia di finire sotto i ponti, insieme a tutta la sua famiglia.

Se da un lato la sentenza di appello ha ridotto la pena rispetto ai 17 anni del pronunciamento di primo grado, dall’altro, la conferma della provvisionale di 780.000 euro complessivi (più spese legali per almeno 88.000 euro) rende esecutiva quella parte della sentenza, anche se, a differenza di quanto avveniva in passato, il pronunciamento (del quale non sono ancora state depositate le motivazioni) non è ancora irrevocabile. Dopo la sentenza di primo grado, nel maggio 2024, i due immobili di Roggero erano stati sottoposti a sequestro conservativo, disposto sulla base della provvisionale. E con l’esecutività del pronunciamento sulle questioni civilistiche il sequestro conservativo si è convertito in pignoramento immobiliare.

Il gioielliere ha già versato 300.000 euro (recuperati vendendo altri immobili), quindi attualmente devono essere corrisposti ancora 480.000 euro, come detto oltre le spese legali. Richieste risarcitorie alle quali Roggero non è in grado di far fronte. Ma in caso di condanna definitiva, oltre alle porte del carcere per il gioielliere si aprirebbero anche quelle di una causa civile multimilionaria. Per definizione, le provvisionali stabilite dai giudici all’interno di un processo penale sono l’importo dovuto dalla persona condannata come risarcimento parziale, mentre l’ammontare complessivo viene stabilito in un procedimento separato. Nel caso di Roggero, le richieste risarcitorie delle 15 parti civili corrispondono a circa 3.300.000 euro, cifra che rende facilmente prevedibile che, qualora la Cassazione dovesse confermare la condanna in via definitiva, si aprirebbe un processo civile con una richiesta risarcitoria di ben oltre 3 milioni di euro.

Al momento però il problema principale che Roggero si trova a dover affrontare è soprattutto quello dall’ormai prossima procedura di espropriazione forzata immobiliare, che ovviamente sarà impugnata dai suoi legali, ma che crea una situazione decisamente complessa, non solo per il gioielliere, ma per tutta la sua famiglia.

I fatti che hanno portato alla condanna del gioielliere risalgono al 28 aprile 2021, quando Roggero subì una rapina a mano armata all’interno del suo negozio. Tre banditi, armati di pistola (poi risultata finta) e coltello fecero irruzione nell’attività, terrorizzando il commerciante, sua figlia e la moglie. Secondo le dichiarazioni rilasciate nel corso del processo dal gioielliere, l’arma gli fu puntata in faccia ripetutamente, per costringerlo a consegnare il contenuto della cassaforte, mentre la moglie fu colpita duramente al volto. Convinto di essere in imminente pericolo di vita e affermando di voler proteggere sé stesso e la famiglia, dopo un’iniziale colluttazione all’interno del negozio, Roggero reagì sparando con una pistola legalmente detenuta.

A portare alla condanna del commerciante è stato proprio il conflitto a fuoco che si tenne all’esterno della gioielleria. Mentre tre i rapinatori cercavano di fuggire in auto con il bottino, Roggero li inseguì sparando in rapida successione quattro colpi di pistola. Il bilancio di quell’episodio fu tragico: due banditi, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli rimasero uccisi. Un terzo complice, Alessandro Modica, ferito a una gamba, patteggiò successivamente una condanna a 4 anni e 10 mesi di reclusione per la tentata rapina alla gioielleria. Sia durante le indagini che nel corso del processo il commerciante ha sempre sostenuto di non aver sparato per uccidere i rapinatori, ma per salvarsi la vita. Un concetto ribadito in una dichiarazione spontanea resa nell’aula della Corte d’Appello di Torino il 3 dicembre scorso: «Se lui non mi avesse puntato la pistola, io non avrei sparato». Un timore derivante anche da una violenta rapina subita nel 2015. I due responsabili erano stati condannati al pagamento di una somma pari a 95.000 euro come risarcimento. «Sapete quanto ci hanno versato i due rapinatori in cinque anni? Per due volte 50 euro. La mia vita e quella della mia famiglia non sono state più le stesse: continuiamo a vivere nella paura, ogni sconosciuto che entra in negozio ci ricorda quei momenti di terrore», aveva spiegato Roggero.

Ma già nel processo di primo grado i giudici del tribunale di Asti avevano escluso la legittima difesa, condannando, il 4 dicembre 2023, Roggero a 17 anni di reclusione per omicidio volontario, a fronte dei 14 chiesti dalla pubblica accusa. Eppure la perizia psichiatrica richiesta dal tribunale riconosceva che il gioielliere era in una condizione di «stress post-traumatico», derivante dalla rapina del 2015: «Vuole difendersi e difendere la sua famiglia dall’aggressione subita nella rapina. Deve difendere la moglie, le figlie. Perché sa come è andata la rapina precedente. Il dolore, la paura, il terrore, le conseguenze fisiche ancora presenti». Esattamente due anni dopo, il 3 dicembre scorso, la Corte d’Appello di Torino, ha confermato la decisione, abbassando però la pena.

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