Sapeva quello che stava facendo, il male che avrebbe provocato. Quando è salito sulla sua auto armato di coltello e ha guidato per 30 chilometri per raggiungere Modena, quando ha spinto sull’acceleratore puntando direttamente sulle persone che camminavano nella zona pedonale del centro città. Salim El Koudri era nella sua «piena facoltà di intendere e volere». Può andare a processo. Nessun disturbo psichiatrico obnubilava la sua mente, nemmeno quando sterzava a destra e a sinistra per colpire il maggior numero possibile di passanti e dilaniarne i corpi.
Si è tenuta ieri presso il Tribunale di Modena l’udienza che doveva stabilire lo stato psichico dell’uomo di origini marocchine, 32 anni, che lo scorso 16 maggio ha compiuto un attentato costato la vita a Monica Esposito, 55 anni, madre di famiglia falciata dal mezzo e morta dopo due mesi di agonia, e il ferimento gravissimo di altre sette persone: una turista tedesca ha perso entrambe le gambe, schiacciata contro la vetrina di un negozio.
El Koudri è capace di intendere e volere: può andare a processo
«I periti hanno accertato piena capacità di intendere e volere, nonostante la presenza di aspetti personologici disfunzionali che comunque non sono stati ritenuti tali da inficiare la capacità di comprendere l’illecito e la capacità di autodeterminarsi», spiega l’avvocato Lorenzo Pagliari, presente all’udienza in sostituzione di Liborio Cataliotti che rappresenta la famiglia di Monica Esposito.
«Non c’è nessun nesso medico legale tra le azioni poste in essere e la sintomatologia riscontrata nel soggetto», aggiunge l’avvocato. Soggetto che era stato valutato in passato dal centro di Salute mentale di Castelfranco Emilia come affetto da un disturbo schizoide di personalità Cadono, così, definitivamente, tutte le ipotesi su cui il buonismo si era cullato e che volevano vedere nel trentaduenne un ragazzo «uscito di senno».
Era lucido e aveva intenzioni chiare. Per l’avvocato Pagliari, «appurata la capacità di intendere e di volere, anche la condotta precedente all’attentato assume un valore preciso».
ll riferimento è ai video girati la notte prima dell’attentato nei quali El Koudri emulava rituali tipici del terrorismo jihadista lisciandosi la barba come previsto nelle abluzioni rituali dei musulmani prima di un atto importante, come ad esempio il martirio.
Dai video alle ricerche online: gli indizi sul movente jihadista
E anche alle ricerche ossessive che aveva compiuto consultando la rete (ben 68.000 in due mesi) che avevano come temi principali «Isis», «Osama Bin Laden», «Daesh» e «jihad», accompagnate da ricerche sugli attacchi a Charlie Hebdo del 2015, Manchester del 2017, sull’11 settembre 2001 e altre domande rivolte al Web del tipo «terrore in Michigan», «auto contro sinagoga», «attacchi con auto sulla folla», con digitazioni inequivocabili come «i will kill»; e «i am attacking now». In parole semplici, anche quando cercava informazioni sull’Isis, El Koudri era lucido.
«Queste ricerche, a nostro avviso, sono un indice disvelatore di come non fosse solo una persona che voleva compiere un atto dimostrativo, ma che questo si dovesse svolgere in un ambito ben preciso», quello «degli ideali di matrice terroristica-islamica. Presenteremo una memoria per chiedere il riconoscimento dell’aggravante del terrorismo», ha aggiunto l’avvocato Pagliari, e la stessa intenzione era già stata annunciata dal legale Deborah De Cicco che rappresenta il fratello di Monica Esposito, mentre la famiglia della vittima, nel frattempo, ha dato mandato a un esperto di terrorismo islamico per valutare i contorni dell’azione.
I periti: «Nessun delirio», quei video erano linguaggio trap
Secondo i periti, anche le frasi sconnesse pronunciate nei video, il suo scuotere la testa emettendo versi incomprensibili e il suo rivolgersi ad una persona non presente (aspetti che avevano portato qualcuno a definirli “video deliranti” banalizzandone il contenuto) non erano affatto segnali di mancata connessione con la realtà, ma molto più semplicemente «l’utilizzo voluto di un linguaggio dissing-trap», cioè l’emulazione di quelle strofe utilizzate nella genere musicale trap per offendere o minacciare un rivale.
Lo stesso El Koudri, interrogato in passato su questi aspetti, non li aveva attribuiti a momenti di follia, ma semplicemente aveva sostenuto di essersi espresso «per come si sentiva in quel momento» in quanto si trattava «video privati».
In aula, ieri, si è presentato con il capo coperto dal cappuccio della felpa e anche quando è stato costretto ad abbassarlo «ha continuato per tre ore a fissare un punto sul tavolino», raccontano i legali presenti, «senza dare nessun segnale di emozione, né di pentimento».
È rimasto in silenzio senza commentare, senza parlare, nemmeno con l’avvocato Fausto Gianelli che gli era accanto e che lo rappresenta.
Per comprendere il suo stato di salute mentale i periti hanno sottoposto El Koudri a diversi esami basati sia su colloqui liberi che su test specifici.
El Koudri, odio e rabbia ma anche una forte dissimulazione
Dai risultati è emersa una «fragilità narcisistica», associata alla presenza di un’elaborazione dell’azione e di sentimenti di odio, rabbia e rivalsa oltre ad una «forte attitudine dissimulatoria» cioè la tendenza a celare e nascondere intenzioni e pensieri.
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