Dopo l’accordo Usa-Russia sull’acquisto di gasolio esportato da Mosca, ieri il presidente Donald Trump ha sospeso le sanzioni alla Russia del pacchetto Graham Act, approvato dal Congresso e che sarebbe dovuto entrare in vigore fra un paio di giorni.
Il presidente Usa, per cui la misura «risponde al nostro interesse nazionale», ha scritto nell’ordine esecutivo: «Ai sensi della sezione 115(a) del Graham Act, con la presente dispongo la deroga all’applicazione di qualsiasi dazio previsto dalle sezioni 112 e 113 del Graham Act o del presente ordine. Ho trasmesso al Congresso una certificazione attestante che la concessione di tale deroga risponde agli interessi nazionali degli Stati Uniti, unitamente a un rapporto che ne illustra le motivazioni».
Sono le sezioni della legge Graham che colpiscono l’importazione in America di beni russi, fra cui sono citati «olio, gas naturale, gas naturale liquefatto, petrolio, prodotti petroliferi, prodotti petrolchimici, carbone e prodotti del carbone». Il Graham Act era stato voluto dal defunto senatore repubblicano Lindsey Graham, insieme al senatore democratico Richard Blumenthal. Il decesso di Graham è avvenuto l’11 luglio 2026 e il decreto, dopo essere stato votato dal Congresso, è stato firmato da Trump il 18 settembre.
Così Trump rilancia i negoziati con il presidente russo Vladimir Putin, in primis per concludere la guerra in Ucraina e, in prospettiva, per parlare anche del rischio di riarmo nucleare e aerospaziale fra i due giganti. Servirebbe, poi, a diminuire i rincari di carburante per gli americani, in vista delle elezioni di Midterm del 3 novembre. Il Congresso Usa ha borbottato, tanto che per il senatore repubblicano John Cornyn «è irresponsabile, Graham ne sarebbe sconvolto».
Mosca esulta, Zelensky teme nuove concessioni
Ovviamente, Mosca ride e Kiev piange. Il negoziatore russo Kirill Dmitriev, inviato speciale del Cremlino per gli investimenti esteri, ha parlato di «momento storico»: «La sospensione del Graham Act è un momento importante e davvero storico.
Invece delle sanzioni e dello scontro, ci sono dialogo, cooperazione vantaggiosa per entrambi e responsabilità condivisa per la stabilità globale. La cooperazione economica tra Russia e Stati Uniti è nell’interesse di entrambi i Paesi, contribuisce alla stabilità dell’economia globale e crea le basi per la fiducia e per arrivare a una pace duratura».
Di segno opposto le parole del presidente ucraino Volodymyr Zelensky: «Non credo sia il modo per fermare Putin. Al contrario, lui ne trae gioia, sentendo di avere un tale sostegno. Speriamo, e io lo spero, che il presidente degli Stati Uniti faccia tutto ciò che è in suo potere per indurre Putin a fermare le uccisioni, cessare gli attacchi alle nostre infrastrutture energetiche e porre fine a questa guerra».
Parlando di «ricompense finanziarie per Putin», asserisce che «ciò non fa altro che incoraggiarlo a continuare ad attaccare». Si è detto convinto che «Trump rimuoverà altre sanzioni verso la Russia, l’accordo sul gasolio è stato solo il primo passo».
Zelensky ha rinnovato, inoltre, le accuse agli Stati Uniti di aver limitato l’uso della rete Starlink da parte ucraina, il che impedisce l’uso dei droni da intercettazione: «Le restrizioni si applicano in Ucraina, ma non nei Paesi dell’Ue. In altre parole, si tratta di un’operazione pianificata. Mosca schiererà missili balistici in Bielorussia per attaccarci».
Ha, però, rammentato che l’Ucraina è «pronta al negoziato in qualsiasi formato», evocando un possibile «trilaterale con Usa e Russia a dicembre, a margine del G20 in America o in un Paese d’Europa o Medio Oriente».
Crosetto: «Un errore totale», l’Europa si prepari
La sospensione delle sanzioni americane alla Russia è stata giudicata severamente anche dal governo italiano. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervistato dalla tivù britannica Bbc, ha definito la decisione di Trump «un errore totale», spiegando: «Non ha alcun senso e non contribuisce a portare la pace.
La pace arriverà quando Putin si convincerà che la sua forza militare non può più avanzare; se, invece, percepisce una debolezza da parte ucraina o una carenza di risorse, allora crederà di poter vincere e continuerà la guerra. Questo gli fornisce un motivo per andare avanti a combattere, anziché fermarsi».
Secondo Crosetto, inoltre, dopo una vittoria in Ucraina, Mosca potrebbe minacciare l’Europa: «La maggioranza del bilancio russo è destinato ad armamenti. Presto avranno un milione e mezzo di effettivi militari. Se la guerra finisse domani, cosa farebbe Putin con un milione e mezzo di soldati? Ritengo che non voglia fermarsi all’Ucraina. Perciò noi, come Europa e come Nato, ci stiamo preparando a una follia, sperando di non doverla mai affrontare».
Ha ammesso, però, che Trump potrebbe agire su contingenze elettorali: «Finché non saranno concluse le elezioni di Midterm, è impossibile capire quale sia la strategia definitiva di Trump sull’Ucraina».
Tajani: «L’Europa andrà per la sua strada»
Dal canto suo, il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha distinto la posizione Usa da quella dell’Unione europea: «La revoca delle sanzioni è una posizione di Trump. Noi abbiamo approvato sanzioni europee contro 1.500 russi che fanno parte della rete della Difesa. La nostra posizione è continuare a sanzionare la Russia per convincerla a sedersi ad un tavolo della pace con Zelensky e magari con una presenza europea».
Ricordando che «noi non siamo in guerra contro la Russia» e che «semmai sono i russi o filorussi che fanno attacchi hacker contro di noi», il titolare della Farnesina ha aggiunto che «l’Europa andrà per la sua strada, continuerà a difendere l’Ucraina anche perché l’Ucraina è un Paese candidato a far parte dell’Unione europea, quindi prima i Balcani, poi l’Ucraina e la Moldova».
E riallacciandosi alla recente telefonata fra Putin e papa Leone XIV, s’è augurato che «Putin ascolti le parole del Santo Padre, al quale rivolgiamo ancora gli auguri di pronta guarigione».
Ma occorre sempre cercare di stemperare la tensione e, a tal proposito, spicca l’appello del vicepremier e ministro degli Esteri della Repubblica ceca, Petr Macinka: «È pericolosa la retorica su un imminente conflitto Russia-Nato. Il problema principale è l’assenza di canali negoziali».
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