• I fondi potrebbero arginare l’aumento dello spread a ottobre, durante la discussione della manovra, come avvenuto a giugno. Possibili partnership nel campo della difesa. Voci sull’ingresso di Elliott in Carige.
  • Washington è sempre più vicina a Khalifa Haftar (nemico del governo ufficiale), che potrebbe produrre 800.000 barili di oro nero al giorno. Per questo vuole il sostegno di Roma contro Parigi.

Lo speciale contiene due articoli

Caro Giuseppe, caro Donald. Si riassume così l’invito a cena di Trump con tanto di foto cortesia per Conte nella stanza Ovale. Per gli Stati Uniti l’Italia è uno strumento utile. Il nostro governo è disposto ad approfittarne per ricavarsi un nuovo spazio geopolitico dentro l’Europa e nel Maghreb.

Trump è un commerciante nell’anima. È chiaro che il grande spot che lunedì sera è andato in onde a reti unificate ha un prezzo per gli Usa, e l’avrà anche per l’Italia. Se i due Paesi si fidanzano, ciascuno dei due dovrà adempiere, fatte le dovute proporzioni, ai doveri coniugali. «L’Italia è un grande Paese sul quale investire», ha spiegato Trump, promettendo al governo gialloblù un sostegno concreto. Un sostegno economico. Il messaggio era rivolto chiaramente a Wall Street, e vale per due diverse situazioni. La prima nel breve termine e la seconda nel lungo. A ottobre ci sarà da ballare. L’ha ammesso candidamente anche il leghista Giancarlo Giorgetti. La manovra sarà bollente e l’Unione europea farà i conti al centesimo. Lo spread potrebbe salire come accaduto in concomitanza con l’insediamento di Conte e addirittura come nel 2011, quando Silvio Berlusconi lasciò Palazzo Chigi. Servirà la cavalleria a stelle e strisce, e non solo un intervento sporadico come quello registrato lo scorso primo giugno.

Bridgewater, Aqr, Glg e Ahl sono stati in prima fila negli acquisti di Btp ma a ingrossare il gruppo, dopo gli avamposti di Citi e Jp Morgan, si sono messi Blackrock, Pimco, Prudential e Dodge & Cox. Tutti fondi pronti a fare man bassa di titoli a prezzi scontati, ma la tipologia degli acquisti dimostra qualcosa d’altro. Il primo effetto dell’ingresso massiccio americano è stato quello di bilanciare i rendimenti e di mitigare al ribasso l’andamento dello spread sul Bund tedesco. Ben 4 miliardi di Bot su un paniere di poco superiore ai 5, scriveva il Messaggero, sarebbe finito a Citi e Jp Morgan. Ma a indicare che oltre al fattore prezzo c’è anche un segnale politico sono le posizioni «lunghe». Alcuni osservatori suggeriscono che tra i nomi dei buyer spuntano manager vicini al mondo repubblicano. Non è un caso se nella lista non compare Goldman Sachs, storico simpatizzante del versante democratico. Non è più una coincidenza, ora che Trump è uscito allo scoperto.

Tutti i nomi protagonisti delle giornate di turbolenza a giugno sarebbero pronti a calmierare la tempesta di ottobre. Almeno nel caso si rendesse necessario intervenire. Ma a Trump preme anche un altro tipo di investimenti. Sono industriali, riguardano il manifatturiero e soprattutto il settore della Difesa.

La banca d’affari Morgan Stanley è recentemente entrata nel capitale di Dema, un’azienda iperspecializzata di Pomigliano d’Arco, area di provenienza di Luigi Di Maio. Blackrock starebbe valutando investimenti tra Campania e Puglia, sempre nel settore dell’aerospazio. Ma a finire nel mirino Usa è stato anche il treno Italo, e il fondo Elliott è impegnato su molti fronti. Dopo il Milan e l’ingresso a gamba tesa in Tim con l’intento di bloccare le mosse del finanziere bretone Vincent Bolloré, le sale operative diffondono rumor di un probabile ingresso in Carige. Sarebbe un enorme colpo di scena, ed eviterebbe al governo gialloblù il rischio di avere una bomba pronta a esplodere (la Bce ha chiesto di rivedere entro novembre il piano industriale e il capitale) proprio in concomitanza con la Finanziaria 2019.

Certo, Trump ha anche fatto sapere a Conte che ci sono circa 30 miliardi di squilibrio commerciale e l’Italia dovrà in qualche modo colmarli a favore degli Usa. Certo, se i colossi investono nelle fabbriche del comparto Difesa, Trump si aspetta in cambio che i soldi poi tornino a Lockheed martin o Boeing. Sono partite di giro. E al tempo stesso si compensa lo squilibrio commerciale sul quale il presidente americano si sta giocando la partita delle future elezioni interne. Trump ha messo altri paletti. Gli italiani non dovranno lasciare l’Afghanistan, così come il gasdotto Tap (che è strategico per l’America) non si dovrà mai mettere in discussione. Un chiaro messaggio ai 5 stelle che dicono «no» a qualunque infrastruttura compreso il Muos (infrastruttura d’intelligence della Marina Usa) in Sicilia. Il tribunale, tre mesi, fa ha dato l’ok ai cantieri e ora nessuno dovrà più fiatare: senza le antenne di Mazzarino la struttura Usa che copre i cinque continenti non potrà partire. Trump è stato chiaro con Conte. Siamo amici, e gli amici si aiutano a vicenda.


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