Bombardamenti e aerei abbattuti al confine fra Pakistan e India. E un’escalation di tensione fra i due Paesi che, secondo i timori di alcuni osservatori internazionali, potrebbe portare a una nuova guerra. Lo scontro, culminato ieri con l’abbattimento di due aerei, è iniziato il 14 febbraio, quando un terrorista suicida ha provocato la morte di 46 soldati indiani nella zona del Kashmir controllata da Nuova Delhi. In risposta l’India ha lanciato martedì scorso un massiccio attacco aereo nel Nord del Pakistan su un campo d’addestramento del gruppo terrorista Jaish-e-Mohamed (i guerriglieri di Maometto) che ha rivendicato l’attentato, uccidendo più di 300 persone.
Il governo di Islamabad ha reagito abbattendo ieri mattina due aerei indiani (anche se l’India ha detto che in realtà uno dei due aerei abbattuti sarebbe pakistano), catturando uno dei piloti e, secondo notizie non confermate, innescando una battaglia aerea dalle ancora incerte conseguenze materiali. La tensione tra le due potenze nucleari ha continuato a salire durante la giornata di ieri tanto da coinvolgere anche le zone intorno alla città di Balakot, al confine tra il Punjab pachistano e il Kashmir indiano, in cui si è scatenata una battaglia contraddistinta da intensi bombardamenti di artiglieria.
Il presidente pakistano Imran Khan ha detto di essere pronto ad aprire un dialogo e che «il buon senso deve prevalere» per evitare «errori di calcolo», ma queste parole concilianti si sono scontrate con la decisione di chiudere lo spazio aereo a tutti i voli commerciali. Nuova Delhi invece ha chiuso lo spazio aereo solo nel Nord, dirottando i velivoli negli scali a Sud. Il blocco aveva fermato anche le ricerche dei due alpinisti Daniele Nardi, italiano, e Tom Ballard, inglese, spariti sul Nanga Parbat, in Pakistan, da domenica, ma nel pomeriggio l’elicottero di soccorso ha ottenuto il permesso di partire, anche se la missione inizierà oggi.
L’India e il Pakistan sono ufficialmente in guerra a causa della regione del Kashmir fin dal 1947. Da allora sono state molteplici le fasi caratterizzate da pesanti scontri militari, ma il raid indiano di martedì rappresenta il primo attacco lanciato dal 1971 oltre la linea di confine che divide la regione contesa. Potrebbe divenire il preludio d’una fase di tensione qualitativamente nuova e molto difficile da gestire. Il governo di Nuova Delhi, trovandosi a soli due mesi dalle elezioni politiche, difficilmente poteva rimanere passivo davanti all’attacco terroristico, esattamente come il Pakistan non poteva accettare la violazione della propria sovranità territoriale. A ciò, però, si deve aggiungere la constatazione che negli ultimi anni è anche cambiata in maniera radicale la collocazione geopolitica dei due Paesi.
Da alleata nella guerra in Afganistan, Islamabad è divenuta una della capitali più ostili per gli Stati Uniti che invece hanno rinvigorito, soprattutto con l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, la loro vicinanza a Nuova Delhi. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo, a settembre dello scorso anno, ha dichiarato pubblicamente che i rapporti tra gli Stati Uniti e l’India sono entrati in una nuova era di convergenza strategica che ha come priorità quella di contenere la potenza cinese e controllare il proselitismo jihadista del Pakistan, accusato da Donald Trump di essersi troppo pericolosamente avvicinato alla Russia, alla Cina e all’Iran (ieri Teheran si è offerta di fare da mediatore fra i due Paesi), ovvero ai principali avversari di Washington.
Da Paese possentemente sostenuto dai fondi della Cia nella lotta la comunismo, negli anni della guerra fredda, e di alleato della prima ora nella guerra al terrorismo seguita alla distruzione delle Torri Gemelle, il Pakistan ha cambiato rotta, soprattutto dopo la cattura nel 2011 di Osama Bin Laden, avvicinandosi al terrorismo di matrice talebana, del cui universo fa parte anche il gruppo Jaish-e-Mohamed colpito dall’aviazione indiana. Inoltre, il Pakistan è accusato da Washington di dare rifugio al loro massimo nemico nell’attuale fase di stabilizzazione dell’Afganistan, ovvero al gruppo guerrigliero Haqquani che, secondo l’intelligence americana, non sarebbe altro che un braccio armato dei servizi segreti pakistani. Tanto il gruppo Haqquani, quanto tutti gli altri di matrice talebana orbitanti intorno a Islamabad sono da diversi anni in contatto con i vertici militari e politici dell’Iran e conseguentemente gli Stati Uniti considerano il Pakistan parte integrante del problema iraniano.
Nel gennaio del 2018 Trump ha dichiarato che il Pakistan ha ripagato l’amicizia degli Stati Uniti solamente con bugie e inganni, facendosi beffe dei leader politici a stelle e strisce. Da allora lo scollamento tra i due Paesi è diventato ancora maggiore. Islamabad ha stretto accordi militari con Mosca, che dall’aprile 2018 provvede all’addestramento delle truppe pakistane, ed economici con la Cina, la quale, oltre a essere da sempre un alleato fedele dei talebani, vede nel Pakistan il partner fondamentale per l’accesso logistico al Mare Arabico. L’avvicinamento dell’Iran ai talebani, l’amicizia strategica del Pakistan con Russia e Cina e il loro comune interesse nell’escludere gli Stati Uniti dalla regione sono le priorità geopolitiche che sono state discusse anche dai capi dei rispettivi servizi segreti in una riunione avvenuta a Islamabad lo scorso luglio.
In risposta a tali mosse Washington ha deciso di invitare la marina indiana a condurre esercitazioni comuni e approvato il distaccamento di un ufficiale di collegamento di Nuova Delhi presso il commando centrale delle forze navali americane responsabile delle operazioni in Afganistan, Pakistan e nei Paesi del Golfo. L’India è pertanto divenuta un alleato fondamentale, con accesso diretto alle informazioni riservate di Washington nella partita a scacchi contro l’Iran, all’interno della quale è necessario giungere a un cambio di regime in Pakistan in modo da continuare l’accerchiamento strategico di Teheran. A sua volta l’India ha interesse ad allontanare la minaccia del terrorismo islamico dal proprio territorio e mantenersi quale baluardo di contenimento dell’influenza cinese.
Pertanto, l’attacco aereo scatenato dal governo di Nuova Delhi contro un centro di addestramento al terrorismo in territorio Pakistano il giorno stesso in cui Donald Trump atterrava sul continente asiatico per incontrare Kim Jong Un assume dei connotati assai più ampi della semplice rappresaglia.
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