Mentre l’Iran alza il tiro anche nel suo «estero» vicino con gli attacchi in Siria, Iraq e persino in Pakistan, l’Arabia Saudita ha rotto gli indugi e dopo la febbrile attività diplomatica degli ultimi mesi ha preso l’iniziativa su Gaza con un piano che prevede, in prima battuta, il cessate il fuoco e il contestuale rilascio degli ostaggi che sono ancora nelle mani di Hamas.
L’erede al trono saudita Mohammed bin Salman (MbS), motore dell’operazione, non si vuole certo fermare qui perché la fine delle ostilità e liberazione degli ostaggi rientrano in un piano più ampio che potrebbe portare ad una normalizzazione delle relazioni tra Israele e gli Stati arabi, purché Israele accetti di compiere «passi irreversibili» verso la creazione di uno Stato palestinese. Come scrive il Wall Street Journal (Wsj) questo piano; compreso l’incentivo dell’Arabia Saudita; per la formalizzazione dei legami con Israele, dovrebbe essere presentato entro poche settimane. L’obiettivo è mettere fine al conflitto tra Israele ed Hamas e prevenire l’estensione della guerra in tutto il Medio Oriente cosa che l’Iran sembra voler perseguire.
Il piano è stato oggetto di discussioni con il governo americano e l’Unione europea e prevede che le nazioni occidentali accettino di riconoscere ufficialmente uno Stato palestinese o che sostengano la piena adesione dei palestinesi alle Nazioni Unite. Un alto funzionario di un Paese arabo ha detto al Wsj. «È cruciale offrire speranza ai palestinesi, non limitandosi a benefici economici o alla rimozione dei simboli dell’occupazione». Secondo quanto riferito dai media israeliani e ripreso da Nbc News, Benjamin Netanyahu avrebbe dichiarato di sentirsi «impreparato ad accettare un accordo di tale portata per lo Stato palestinese». A quel punto il segretario di Stato americano Antony Blinken gli avrebbe fatto notare che l’opposizione da parte della leadership israeliana su questa questione, confermata anche da una fonte statunitense a Times of Israel, potrebbe portare a una ripetizione della storia. Poi il premier israeliano alla stampa ha detto: «Fermare la guerra senza aver raggiunto i nostri obiettivi, danneggerà la sicurezza di Israele per generazioni, creerebbe un messaggio di debolezza e il prossimo massacro sarà solo questione di tempo», per poi concludere spiegando che «Israele controllerà la sicurezza nella Striscia di Gaza anche dopo la fine della guerra e avrà il controllo di tutto quello che entra» sottolineando così le profonde divisioni tra gli stretti alleati a tre mesi dall’assalto di Hamas.
Diversa la posizione del presidente israeliano Isaac Herzog che ha dichiarato che il consolidamento dei legami tra Israele e l’Arabia Saudita rappresenterebbe un elemento chiave per porre fine al conflitto con Hamas, costituendo un punto di svolta significativo per l’intero Medio Oriente. Durante l’incontro annuale del World Economic Forum a Davos, Herzog ha affermato che, sebbene il rapporto attuale sia ancora delicato, rappresenta un’opportunità per progredire. Il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita ha anch’egli dichiarato a Davos questa settimana che il regno concorda sulla prospettiva che «la pace regionale includa la pace per Israele». Herzog ha inoltre parlato dell’Iran: «Vogliono far deragliare la regione e il mondo. C’è un impero del male che arriva dall’Iran che spende miliardi di dollari in armi per far deragliare la stabilità della regione e del mondo. E questo deve essere affrontato da una coalizione molto forte».
A proposito del piano saudita una fonte all’interno del Dipartimento di Stato a La Verità spiega: «Paradossalmente questa guerra ha convinto ancora di più l’Arabia Saudita a siglare i “Patti di Abramo” e lo fa essenzialmente perché ha capito che non può fidarsi degli ayatollah di Teheran ma non solo, il piano Vision 2030 non può funzionare con il caos in Medio Oriente. MbS in questo progetto dove ha investito fino più di 1.000 miliardi di dollari si gioca molta della sua credibilità e forse il trono stesso e non può certo fallire».
Le pressioni internazionali su Israele per porre fine alla sua offensiva a Gaza sono in continuo aumento, con gli Stati Uniti che intensificano gli sforzi diplomatici per evitare una conflagrazione più ampia. Blinken ha sottolineato la necessità di uno Stato palestinese che dia alla gente ciò che vuole, collaborando con Israele per essere efficace. Inoltre, l’amministrazione Biden ha ribadito la necessità di una soluzione a due Stati come l’opzione migliore per garantire la sicurezza di Israele. La normalizzazione delle relazioni con l’Arabia Saudita potrebbe essere un importante punto di svolta, ma le sfide e le complessità del conflitto richiedono decisioni difficili da parte di tutte le parti coinvolte. E Hamas? Sia Israele che gli Stati Uniti vogliono la totale distruzione dell’organizzazione ed ovvio che non ci sarà alcuno spazio per loro mentre la caccia a Yaya Sinwar continua. Gli israeliani lo vogliono catturare vivo per portarlo in Israele dove sottoporlo insieme agli altri leader ad un processo tipo quello di Norimberga ma davanti a tutto il mondo.
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