- Oggi la Commissione varerà una nuova comunicazione, vincolante per tutti i Paesi membri. In caso di allarme sulle forniture sarà obbligatorio tagliare i consumi. Gazprom riaprirà il Nord stream 1 domani dopo le manutenzioni, però con flussi ridotti.
- Accordo fra Bruxelles e Azerbaijan per raddoppiare l’import di energia. Ursula Von der Leyen a Baku. Ma i governi alternativi alla Russia non garantiscono stabilità.
Lo speciale comprende due articoli.
La Commissione europea ha intenzione di obbligare gli Stati membri a ridurre i consumi di energia, da subito, in via preventiva. Oggi a Bruxelles il presidente Ursula von der Leyen presenterà una comunicazione della Commissione che dovrebbe introdurre una nuova fase, denominata «Riduzione coordinata della domanda prima dell’emergenza». Si tratta di una fase intermedia tra le riduzioni volontarie dei consumi, che gli Stati membri potevano decidere sulla base del Repowereu di maggio (che hanno avuto scarsissima applicazione ove avviati), e le riduzioni da emergenza energetica secondo il regolamento 2017/1938.
In questa nuova fase intermedia, le riduzioni dei consumi avverrebbero attraverso il coordinamento di Bruxelles, attivando uno o più tra gli strumenti elencati nella Comunicazione, tra cui figurano: a) generica riduzione della domanda di gas; b) aste o gare che richiedono offerte per ridurre i consumi; c) contratti interrompibili; c) incentivi per il cambio di combustibile per l’industria e l’elettricità; d) obbligo per gli edifici pubblici di limitare il riscaldamento a 19 gradi e il raffrescamento a 25 gradi; e) riduzione del consumo di gas di centrali termoelettriche.
In sostanza, sin da oggi, la Commissione potrebbe attivare questa fase qualora «ci siano informazioni concrete, serie e affidabili che un evento potrebbe sfociare in un significativo deterioramento della situazione dell’approvvigionamento di gas ed è probabile che porti ad attivare il livello di emergenza in diversi Stati membri». In pratica, una frase scritta apposta per contemplare il caso di un blocco del Nord stream 1, visto che la Germania è già in stato di allarme. Tutto sembra apparecchiato, insomma, per un avvio dell’emergenza a livello di Unione nel caso in cui la Germania resti senza gas, proprio il giorno prima dell’atteso riavvio delle importazioni dal gasdotto che passa sotto il Mar Baltico.
Ieri però alcune fonti hanno lasciato trapelare che domani il flusso di gas dalla Russia via Nord stream 1 dovrebbe riprendere regolarmente, dopo la manutenzione annuale, anche se ancora con volumi paragonabili a quelli, assai ridotti, in consegna prima della interruzione di dieci giorni fa. Alla notizia, diffusa nel pomeriggio, i prezzi del gas al Ttf sono scesi del 7%, per poi risalire e chiudere a -3% rispetto al giorno prima (future mese di agosto 154,6 euro al megawattora).
Ma non è tutto: oltre alle riduzioni di consumi energetici in via preventiva, la Commissione nella comunicazione di oggi ricorderà che esiste già l’articolo 12 del regolamento (Ue) 2017/1938 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2017, già in vigore da tempo, concernente misure volte a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento di gas. In base a questo articolo, la Commissione può, su richiesta di uno Stato membro, dichiarare lo stato di emergenza a livello regionale o dell’intera Unione europea. Una volta dichiarata l’emergenza a livello di Unione, la Commissione coordina i piani di emergenza nazionali e ne assicura la coerenza e l’efficacia.
Nel linguaggio involuto tipico di Bruxelles significa che, se non li reputa sufficienti, la Commissione può richiedere agli Stati membri di modificare i piani nazionali, imponendo obiettivi più alti. Inoltre, la dichiarazione di stato di emergenza a livello di Unione comporta la convocazione del Gcg, il Gruppo di coordinamento del gas, costituito da rappresentanti degli Stati membri, esperti e rappresentanti delle autorità competenti nazionali e del settore. Si tratta di una sorta di Comitato tecnico scientifico, insomma, con compiti di raccolta dati, verifica dei piani presentati dagli Stati membri e loro coordinamento, raccolta buone pratiche.
Se è vero che il Nord stream 1 sarà riattivato, sia pure a ritmi ridotti, dovrebbe allontanarsi lo spettro dell’emergenza, anche perché la Russia attenderà ancora prima di interrompere il flusso di gas verso l’Europa, preferendo godere il più a lungo possibile dei prezzi alti.
Rimane l’intenzione della Commissione di avviare la fase dei razionamenti coordinati a livello europeo. In Italia il piano di emergenza gas, che dovrebbe contenere le misure per la riduzione dei consumi e la sicurezza del sistema, è di competenza del ministero per la Transizione ecologica, ma non se ne conoscono che alcuni titoli.
Vedremo se e come Bruxelles riuscirà a imporre la nuova «fase» di razionamento energetico preventivo coordinato. Certo, l’improvvisa ribalta di cui godrà oggi il regolamento 2017/1938 fa riflettere, soprattutto se si legge l’articolo 7. Lì si stabilisce che la Commissione e gli Stati membri, inseriti in gruppi di rischio, effettuano valutazioni del rischio legato alla sicurezza degli approvvigionamenti, in coordinamento con il Gcg. Quali valutazioni sono state fatte, prima di oggi? Come si è valutato sin qui il rischio di concentrazione dell’offerta per il 50% nelle mani di un solo fornitore, la Russia? Quale fu il parere di questi organismi quando la Germania brigò pro domo sua per il Nord stream 2? A cosa servono queste entità eteree e seminascoste, se non a fare da scudo a decisioni politiche?
L’assurdo della piramide europea con oggi arriva a uno dei suoi vertici, con l’anonimo e irresponsabile funzionariato di Bruxelles che deciderà chi deve consumare quale energia e quando in Italia come in Estonia, a Sassuolo come a Tallinn. Nel marasma attuale, una garanzia del fallimento delle disastrose politiche energetiche dell’Unione europea e una firma su un futuro difficile e assai incerto.
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