- Berlino protesta: «La Russia utilizza l’energia come un’arma» Verso l’Italia flussi altalenanti, ma vanno aumentate le scorte.
- La proposta finita sul tavolo di Biden e Draghi, ma non è detto che porti effetti positivi.
Lo speciale contiene due articoli
Ieri Gazprom ha reso noto che smetterà di utilizzare il gasdotto Yamal che passa attraverso la Bielorussia, per poi diramarsi verso Polonia, Germania e Ucraina. Il motivo della chiusura dei rubinetti è principalmente dovuto alla crisi dei rapporti con le ex controllate di Gazprom, poi nazionalizzate, che hanno sede in Paesi in disaccordo con il conflitto russo ucraino. Nella lista, tra queste c’è anche Gazprom Germania.
Non appena la notizia si è diffusa, il prezzo del gas è schizzato a 115 euro per megawattora sulla Borsa di Amsterdam, quella di riferimento per gli scambi europei. In tutto questo, la preoccupazione è che Mosca possa chiudere i tubi anche verso la Finlandia in seguito alla richiesta di Helsinki di aderire alla Nato il prima possibile. Va detto, però, che l’interruzione delle forniture avrebbe di certo un impatto negativo, ma non devastante perché in Finlandia si fa da tempo uso di energie rinnovabili e soprattutto nucleare.
Dal caso suo, l’Unione europea ha deciso che verrà introdotto un tetto al prezzo dell’energia solo in casi estremi, cioè quando si verifica una interruzione nell’erogazione di metano in arrivo da Mosca. In realtà, in caso di stop alle forniture, il governo italiano aveva a più riprese chiesto l’imposizione di un tetto al prezzo del metano, ma senza successo.
Da Bruxelles, invece, è stato deciso che, in caso di mancata fornitura, i Paesi europei debbano procedere con un «razionamento coordinato» sulla base del principio di solidarietà. A dirlo è la Commissione europea all’interno della bozza del piano RePowerEu che sarà presentato il prossimo mercoledì 18 maggio. Per principio di solidarietà, spiega l’esecutivo di Bruxelles, si intende «una riduzione della domanda di gas negli Stati membri meno colpiti a vantaggio di quelli più colpiti». Ad ogni modo, la Commissione ha fatto sapere che, secondo le sue stime, i prezzi dell’energia rimarranno elevati per il resto del 2022 e, anche se in misura minore, fino al 2024-2025.
Ieri, intanto, il ministro dell’Energia tedesco Robert Habeck ha accusato la Russia di usare l’energia «come un’arma» in seguito alle sanzioni imposte da Mosca a oltre 30 compagnie energetiche occidentali e la riduzione programmata dei flussi di gas verso l’Europa. «La situazione sta peggiorando perché l’energia è ora utilizzata come arma in diversi modi», ha detto ieri in una conferenza stampa Habeck a Berlino. «Perdiamo 10 milioni di metri cubici di gas, ma sono compensabili», ha affermato. «Non portiamo il piano di emergenza sul gas al livello di allarme, ma la situazione può peggiorare e manteniamo alta l’attenzione», ha sottolineato. «Risparmiare, risparmiare, risparmiare. Questa è la priorità assoluta del momento. I depositi devono essere pieni entro l’inverno, altrimenti saremo in una situazione di forte ricattabilità», ha concluso.
Intanto da Bruxelles, nonostante le improvvise aperture di Mario Draghi e altri leader, fanno sapere che il pagamento del gas in rubli viola le sanzioni. «La Banca centrale russa è soggetta a sanzioni dell’Ue e la nostra posizione è che usare questo metodo di pagamento del gas in rubli sarebbe una violazione di queste sanzioni», ha detto il portavoce della Commissione europea, Tim McPhie, «la presidente della Commissione lo ha detto chiaramente e la commissaria Simson lo ha detto chiaramente. Continueremo a dialogare con gli Stati membri per spiegare la situazione e le linee guida».
Il timore, per l’Italia, è che la guerra del gas partita nel Nord dell’Europa ora possa arrivare fino a noi. Con la riduzione dei gasdotti che passano per l’Ucraina fino alla Germania, in effetti, è plausibile che anche l’Italia soffra una riduzione delle forniture. D’altronde, in Germania, in due giorni il flusso di gas è sceso del 40% in seguito alla fine delle consegne attraverso Sokhranivka, nella regione di Lugansk, a causa della presenza delle forze armate russe. Così, Berlino ha chiesto a Gazprom di aumentare i volumi in un altro sito, Sudja. L’obiettivo tedesco è quello di riempire le scorte prima dell’estate per evitare di essere potenzialmente ricattabili quando arriverà il freddo.
In Italia la situazione non pare essere così tragica. Da un paio di giorni i volumi in entrata dal Tarvisio sono particolarmente altalenanti. Nella prima parte della giornata di ieri i flussi sono stati più bassi della media per poi attestarsi verso livelli più normali. In particolare ieri, durante i momenti più bassi, la capacità erogata è stata pari a 1,4 milioni di metricubi all’ora per poi risalite fino a 3 milioni. Non è quindi ancora chiaro se la guerra stia avendo un impatto reale sulle forniture italiane. Di certo, come per la Germania, anche per il nostro Paese è importante avere riserve per l’inverno. Ad oggi le riserve sono a un livello di poco superiore al 40%, ma per dormire sonni tranquilli (e caldi) bisogna arrivare ben oltre il 90%.
Ieri Snam ha fatto sapere che i flussi dalla Russia «al momento continuano senza interruzioni» ma «l’incertezza e il timore di possibili implicazioni sul fronte degli approvvigionamenti hanno innescato una significativa crescita dei prezzi del gas e del petrolio».
Intanto gli italiani continuano a pagare una bolletta salatissima, stimata dal governo, dando uno sguardo al Def, in 40 miliardi in sei mesi. Si tratta di una cifra elevatissima ad oggi dovuta più a una speculazione senza precedenti che non a una imminente necessità, visto che il gas è stato comprato in precedenza dalle società fornitrici a prezzi stabiliti.
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