Lavrov respinge il cessate il fuoco. Niente incontro tra Donald e Putin
Sergey Lavrov (Ansa)
Nuova frenata dei negoziati: il ministro degli Esteri russo rinvia ancora una volta alle «cause profonde» del conflitto e dice no al congelamento delle linee del fronte. Salta il summit in preparazione tra i due leader.

La Russia prende le distanze dalla proposta del presidente americano Donald Trump per avviare le trattative sulla fine della guerra in Ucraina: «Un cessate il fuoco immediato significherebbe che la maggior parte dell’Ucraina rimarrebbe sotto il controllo nazista».

A esprimere la posizione di Mosca è stato il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, dopo che il tycoon aveva invitato la Russia e l’Ucraina a «fermarsi immediatamente sull’attuale linea del fronte». Il capo della diplomazia russo ha quindi puntualizzato: «Ora sentiamo da Washington che dobbiamo fermarci immediatamente, che non dovremmo più discutere di nulla. Fermarci e lasciare che la storia giudichi» ma «fermarsi significherebbe dimenticare le cause profonde di questo conflitto». Cause che sono già state «chiaramente comprese» dall’amministrazione americana, ha ricordato Lavrov. Secondo il ministro degli Esteri russo, chi tenta «di convincere i colleghi americani a cambiare posizione e a smettere di perseguire una soluzione sostenibile a lungo termine» sono «i sostenitori e i padroni europei di Zelensky». Anche il vice di Lavrov, Sergey Ryabkov, ha accusato l’Europa di voler «sabotare» il summit.

La divergenza di vedute tra la Russia e gli Stati Uniti mette a rischio il faccia a faccia tra il tycoon e Vladimir Putin, anzi secondo diversi canali di informazione l’incontro non è più in agenda. Axios e Reuters hanno infatti reso noto che la Casa Bianca ha interrotto i lavori per organizzare il vertice: «non ci sono piani per un incontro» tra Trump e Putin «nell’immediato futuro» ha detto un alto funzionario della Casa Bianca. Poco prima la Cnn aveva annunciato il rinvio della riunione preparatoria tra il segretario di Stato americano, Marco Rubio, e Lavrov, prevista per domani. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, aveva però commentato che «l’umore è operativo. Il lavoro da fare non sarà facile», precisando che non era stata concordata una «data precisa». L’ultimo a intervenire in merito è stato lo stesso Lavrov che ha accusato «la mancanza di etica di molti media occidentali», dicendosi «sorpreso nel leggere che, secondo la Cnn, l’incontro tra Putin e Trump potrebbe essere rinviato dopo la conversazione» che lunedì ha avuto con Rubio.

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel frattempo, non ha perso occasione per sentenziare che la Russia «ha ricominciato a prendere tempo nel negoziato in corso con gli Usa» visto che è stata arginata «la consegna a Kiev di missili Tomahawk». Zelensky si sente peraltro rassicurato dalla dichiarazione congiunta che ha elaborato insieme ai leader europei, tra cui il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il premier britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron, il premier polacco Donald Tusk, il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Nella nota si appoggia «la posizione del presidente Trump» ovvero che «i combattimenti dovrebbero cessare immediatamente e che l’attuale linea di contatto dovrebbe essere il punto di partenza dei negoziati». Si legge però che «i confini internazionali non devono essere modificati con la forza». E l’Ucraina «deve trovarsi nella posizione più forte possibile, prima, durante e dopo qualsiasi cessate il fuoco». E quindi: «Dobbiamo aumentare la pressione sull’economia russa e sulla sua industria della difesa», oltre a sviluppare «misure per utilizzare appieno il valore dei beni sovrani russi immobilizzati». E sul fronte degli asset di Mosca congelati, secondo Politico, il Belgio potrebbe dare il via libera. Sull’argomento, il commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha spiegato: «Se i leader europei decideranno di portare avanti questo lavoro nel vertice del 23-24 ottobre, la Commissione è pronta a presentare una proposta nelle prossime settimane».

Pare che, cercando di avere voce in capitolo, le nazioni europee stiano anche lavorando insieme a Kiev per proporre un piano di pace di 12 punti. A rivelarlo è Bloomberg. In particolare, la bozza propone un comitato per la pace presieduto dal tycoon. Al cessate il fuoco e alla fermata dell’avanzata da ambo le parti seguirebbero lo scambio dei prigionieri e il ritorno in Ucraina di tutti i bambini deportati. Kiev riceverebbe le tanto agognate garanzie di sicurezza, i fondi di riparazione per i danni di guerra e un percorso celere per aderire all’Ue. Quanto alla Russia, le sanzioni verrebbero eliminate gradualmente, ma i 300 miliardi di dollari di riserve congelate sarebbero restituiti solo qualora Mosca si impegni a contribuire alla ricostruzione dell’Ucraina. Riguardo ai territori occupati, sarebbero i protagonisti del conflitto ad avviare i negoziati sulla governance, ma sia Bruxelles che Kiev non riconosceranno le zone occupate come russe. Si tratta di un piano che potrebbe subire delle modifiche ma che sembra fatto per essere rifiutato: con una scarsa aderenza alla realtà, nella bozza sembra che sia l’Ucraina a essere in vantaggio nella guerra.

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