- Il premier australiano, applaudito da 199 leader, sogna pannelli ovunque: un costo folle per l’era senza emissioni, che porterebbe climi malsani, ideali per epidemie e carestie.
- Beffa green in Germania: non basta l’energia per pompe di calore e colonnine dedicate ai veicoli a batteria. L’authority prepara razionamenti dal 2024. In attesa della prossima fregatura: l’arrivo dei contatori smart.
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Qualche giorno fa m’è capitato di ascoltare per caso la frase che segue: «Il futuro – e il futuro è qui dietro l’angolo – è questo: pannelli solari sul tetto di casa che durante la notte ricaricano gratis le batterie della vostra auto elettrica». L’esilarante oracolo non era profferito da un’adolescente priva di studi e abituata a marinare la scuola, ma da uno dei 200 leader del mondo (tante sono, una più una meno, le nazioni esistenti) e, più precisamente, da Antony Albanese, primo ministro dell’Australia. La cosa vi farebbe sorridere, ridere o sghignazzare – dipende da quanto sanguigno è il vostro umore – se non fosse che il leader australiano è stato per questo applaudito dagli altri 199, circostanza che dovrebbe farci tutti preoccupare.
Comunque, effettivamente, il primo ministro australiano non ha tutti i torti: ciascuno di noi potrebbe installare sul tetto della propria villetta 20 kW fotovoltaici, produrre da essi, durante ogni giorno di sole, 50 kWh d’energia che, immagazzinata in accumulatori di pari capacità, potrebbe servire per caricare la propria utilitaria elettrica con la garanzia di poter percorrere un giro complessivo di 300 chilometri (purché si rinunci alla stravagante pretesa di riscaldare, se è inverno, o rinfrescare, se è estate, l’abitacolo). Come mai nessuno, neanche Albanese, si risolve a realizzare la detta possibilità?
Azzardo una risposta: non contando il sovraprezzo dell’utilitaria elettrica rispetto alla medesima a benzina, la gratuita energia dal sole costa 100.000 euro, 50.000 euro per il detto tetto fotovoltaico e 50.000 per i detti accumulatori. Naturalmente in garage, accanto all’utilitaria elettrica deve starci anche quella a benzina, non sia mai ci fosse un giorno di nuvole nere. Per farla breve, l’auspicio del primo ministro ci pone al cospetto di quella speciale operazione finanziaria ove non si bada a spese pur di risparmiare. Non è la mia preferita, ma io non faccio testo perché non m’intendo d’economia. Epperò non posso evitare di notare che chi s’avventura in quell’operazione lo fa solo con i soldi di altri, tipicamente uno Stato quando è governato da quelli come Albanese.
Oltre a quella di poter caricare le batterie dell’auto elettrica con l’energia dal sole durante la notte, i 200 leader del mondo hanno anche la convinzione che la CO2 sia un pericoloso agente inquinante giunto oggi – a sentir loro – a livelli pericolosamente elevati. Può essere forse di conforto sapere che nel corso degli ultimi 150 milioni d’anni la concentrazione atmosferica di CO2 è decresciuta costantemente da 3.000 ppm (parti per milione) di allora fino ai 300 ppm dell’era pre industriale. La combustione di petrolio, carbone e gas, oltre al benefico effetto di fornirci energia abbondante e a buon mercato, ha avuto il salutare effetto collaterale di aumentare la concentrazione atmosferica di CO2. Questa straordinaria molecola è, al pari dell’acqua, il cibo delle piante: foreste più rigogliose e rendimenti agricoli più elevati se maggiore è la CO2 atmosferica. I nostri raccolti temono la siccità e, se non piove, provvediamo noi a innaffiare con acqua le piante. Non lo facciamo con la CO2 perché questa è disponibile nell’aria. La concentrazione di questa molecola, anzi, negli anni precedenti l’era industriale era scesa fino a 280 ppm, una discesa pericolosa, giacché al di sotto dei 150 ppm la vegetazione terrestre è destinata a morire. Se, con l’uso dei combustibili fossili a fini energetici, non avessimo aumentato il livello di CO2, quasi sicuramente avremmo dovuto aumentare artificialmente quel livello proprio per preservare la vegetazione.
Come vagheggiano l’energia dal sole di notte, i 200 leader mondiali si propongono di attuare la decarbonizzazione, una manovra che, se di successo, può solo far male al pianeta e a tutti noi. Dicono di temere per pericolosi aumenti di temperatura, ma forse può consolarli che questa, nel precedente periodo interglaciale, 100.000 anni fa, raggiunse valori superiori a quelli del periodo interglaciale nel quale viviamo di ben 8 gradi. E a coloro che auspicano il ritorno del clima dei secoli precedenti l’era industriale, suggerisco di leggere La piccola era glaciale. Come il clima ha forgiato la Storia, di Brian Fagan, professore di archeologia e antropologia alla University of California (Santa Barbara). Scopriranno quanto miserabile fosse allora la vita: carestie, pestilenze, migrazioni di massa. Ancora una volta: ringraziamo il Signore per averci concesso la fortuna di nascere nell’era dei combustibili fossili.
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