La guerra commerciale tra Ue e Cina è solo agli inizi. Dopo le auto elettriche (i cui dazi entrano in vigore oggi), ora è la volta delle piattaforme di e-commerce che vendono a prezzi stracciati prodotti di scarsa qualità e privi degli standard di sicurezza europei.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, Bruxelles sta studiando un piano per imporre dazi doganali sui prodotti sotto la soglia di 150 euro, offerti dai colossi del commercio tech quali Temu, Shein e AliExpress. Attualmente sotto quel tetto c’è una sorta di duty free. Un’altra ipotesi sarebbe quella di rendere obbligatoria per le grandi piattaforme la registrazione per il pagamento dell’Iva online. Dal 2021, sui pacchi inviati alle aziende Ue viene già applicata l’imposta indipendentemente dal loro valore, ma sono esenti da dazi. Le opzioni saranno sul tavolo della nuova Commissione, che si insedierà nel corso dell’anno. Le norme si applicherebbero a qualsiasi rivenditore online che spedisce direttamente ai clienti dell’Ue dall’esterno. Amazon, con sede negli Stati Uniti, in genere si avvale di venditori con sede in Europa.
L’offensiva a colpi di dazi è solo all’inizio. Bisogna vedere come risponderà Pechino e se sullo scacchiere entrerà anche l’agroalimentare. In questo caso per l’Europa, ma soprattutto per l’Italia, sarebbero dolori. La strategia commerciale di Pechino è sempre stata quella di sbaragliare la concorrenza facendo leva su prezzi insostenibili per il sistema produttivo occidentale, ma per loro possibili grazie a un mix di condizioni: costo del lavoro da fame, aiuti di Stato (come nel caso dell’industria dell’auto), tariffe postali agevolate che rendono estremamente conveniente spedire merci per via aerea e un sistema doganale a loro favorevole.
Poco importa se la qualità è bassa: chi acquista è sedotto dall’occasione del risparmio. Questa tecnica ha trovato nel web un potenziale gigantesco di espansione. Secondo la Commissione Ue, nel 2023 sono stati importati 2,3 miliardi di articoli al di sotto della soglia di 150 euro in esenzione doganale. Le importazioni del commercio elettronico sono più che raddoppiate rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 350.000 articoli in aprile, ossia quasi due consegne per famiglia.
La Commissione, già lo scorso anno, aveva proposto di abolire la soglia doganale, e ora a fronte dell’ondata di esportazioni la decisione non è più rinviabile. L’operazione però non sarà facile. Bisogna fare i conti con la capacità dei singoli Paesi di aderire al nuovo regime, che comporta un aumento del carico di lavoro dei funzionari doganali.
Il tema non è solo la concorrenza dei grandi operatori cinesi del commercio online ai danni dell’industria occidentale: c’è anche un problema di sicurezza. Cosmetici, giocattoli, elettrodomestici e vestiti sono i più a rischio. Il numero di prodotti pericolosi segnalati dai Paesi Ue è aumentato di oltre il 50% solo nell’arco di un anno, dal 2022 al 2023, arrivando a oltre 3.400.
A maggio scorso, l’Ufficio europeo delle unioni dei consumatori aveva presentato una denuncia contro Temu accusandolo di utilizzare «tecniche manipolative». Partendo da questa segnalazione la Commissione europea ha già avviato un’indagine su Shein e Temu per verificare se avessero applicato le misure richieste dal Digital services act, che obbliga le grandi aziende del tech a impegnarsi per contrastare la diffusione di beni e contenuti illegali e dannosi. Bruxelles in particolare ha chiesto spiegazioni sul sistema di allerta che consente agli utenti di segnalare i prodotti illegali, sulle interfacce online che dovrebbero essere progettate in modo da non ingannare o manipolare gli utenti inducendoli a fare acquisti indesiderati o a optare per determinate impostazioni di acquisto a loro insaputa.
Ora Shein e Temu hanno tempo fino al 12 luglio per fornire a Bruxelles le informazioni richieste. Qualora le risposte non fossero soddisfacenti, potrebbero scattare le sanzioni.
Anche l’industria dei giocattoli dell’Ue si è mossa. Toy Industries of Europe, un gruppo del settore, aveva denunciato a febbraio di aver acquistato 19 giocattoli da Temu e di aver scoperto che nessuno era conforme agli standard Ue, mentre 18 presentavano un rischio reale per la sicurezza dei bambini. Il colosso cinese ha replicato che quei prodotti non erano più disponibili sul sito web europeo e aveva garantito la massima attenzione alla sicurezza. Ora si dice «aperto ad adeguarsi alle politiche dei legislatori» purché in linea «con gli interessi dei consumatori». Ampia disponibilità anche da parte di AliExpress e Shein pronti, assicurano, a essere «in una posizione conforme nel mercato dell’Ue». Shein ha addirittura promosso sforzi per riformare i dazi doganali.
Sembra di sentire le rassicurazioni fornite dall’industri dell’auto elettrica cinese. È evidente che sono ben consapevoli della difficoltà di porre un argine all’espansione commerciale. Anche perché, non lo dimentichiamo, le frontiere sono state già spalancate quando alla Cina è stato consentito l’ingresso nel Wto.
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