Grande retata a Deutsche Bank. L’accusa è di riciclaggio a Panama
ANSA
  • Oltre 170 poliziotti perquisiscono le sedi dell’istituto. L’indagine iniziata nel 2016 scaturisce dalle rivelazioni sul paradiso fiscale. Altro colpo all’immagine della banca, che dal 2008 ha dovuto pagare multe per 18 miliardi.
  • L’inchiesta nasce dalle rivelazioni sui paradisi fiscali favorite dagli Stati Uniti di Barack Obama. Berlino non si è messa in riga. A questo si è aggiunta la guerra di Trump al surplus tedesco. Ma il commissario Günther Oettinger insiste: presto dazi Ue contro le automobili Usa.
  • Il blitz aggiunge un altro collegamento tra il colosso e lo scandalo dei soldi sporchi di Danske Bank. Denaro proveniente dalla Russia e diretto anche a politici tedeschi.

Lo speciale contiene tre articoli

Le prime foto della sede principale di Deutsche Bank a Francoforte emerse ieri mostravano una lunga fila di auto della polizia parcheggiate con le luci lampeggianti accese.

Con un blitz, 170 inquirenti della polizia tedesca hanno perquisito le diverse sedi dell’istituto. Il sospetto è che la banca abbia aiutato i clienti a costituire entità offshore in paradisi fiscali, soprattutto le British Virgin Island, e non abbia adeguatamente allertato le autorità sul possibile riciclaggio di denaro.

L’indagine, iniziata nell’agosto di quest’anno, si concentra su due impiegati di 50 e 46 anni dell’istituto di credito e «su altri funzionari di cui non è stata resa nota l’identità», ha sottolineato la Procura di Francoforte.

«Le misure sono relative a sei uffici fra Francoforte (quartier generale del gruppo, ndr), Eschborn e Gross-Umstadt e coinvolgono un totale di circa 170 funzionari del Bundeskriminalamt, della Guardia di finanza e della polizia federale», ha commentato il procuratore Nadja Niesen che ha spiegato anche che gli inquirenti ieri hanno perquisito la residenza privata di uno dei sospettati. Le indagini riguardano attività avvenute tra il 2013 e il 2018.

Dal canto suo, Deutsche Bank ha assicurato piena collaborazione. «Per quanto ci riguarda, abbiamo già fornito alle autorità tutte le informazioni relative ai Panama papers», ha fatto sapere il gruppo. La banca «coopererà strettamente» in questa recente indagine «poiché è anche nostro interesse chiarire i fatti», continua la nota del colosso tedesco.

I sospetti della Procura tedesca sono nati infatti dopo aver esaminato con attenzione il contenuto dei Panama papers, il fascicolo composto da 11,5 milioni di documenti confidenziali creato dallo studio legale panamense Mossack Fonseca. Nel dossier sono presenti informazioni dettagliate su oltre 214.000 società offshore, includendo le identità degli azionisti e dei manager.

Inoltre, la Procura tedesca avrebbe iniziato a maturare dei sospetti sull’istituto guidato da Christian Sewing anche dopo aver visionato email e documenti segreti emersi con l’inchiesta chiamata Offshore leaks nel quale si fanno i nomi di 130.000 correntisti e 122.000 società di oltre 170 Paesi.

D’altronde solo nel 2016, riporta la stampa in Germania citando come fonte il pubblico ministero, oltre 900 clienti con un volume d’affari da 311 milioni di euro sarebbero stati assistiti nel compiere attività illecite da una sede di Deutsche Bank registrata nelle Isole Vergini Britanniche.

Ieri il numero uno del gruppo in Italia, Flavio Valeri, contattato a margine di un evento ha risposto «non ne so nulla» a chi gli chiedeva se l’inchiesta in corso in Germania potesse coinvolgere anche l’Italia.

Di certo tutto il fragore scatenato dalle indagini non è piaciuto agli investitori in Borsa. Il titolo ieri ha chiuso a 8,3 euro perdendo il 3,4%. Non poco rispetto agli 8,59 della seduta precedente. Anche il prezzo del prestito obbligazionario emesso da Deutsche Bank con scadenza ad aprile 2019 ieri ha toccato il minimo annuale in seguito alle accuse.

Sebbene non sia chiaro dove porterà questo filone di indagini, Deutsche Bank si conferma istituto perennemente nell’occhio del ciclone. Dal 2008 ad oggi, ha sborsato, per multe e dispute legali, qualcosa come 18 miliardi di dollari. In Europa, solo Royal Bank of Scotland Group ha fatto peggio, con un esborso di 18,1 miliardi.

Un fattore che sta logorando la credibilità del gruppo, che da tempo appare inceppato. Nel terzo trimestre 2018 l’istituto tedesco ha comunicato conti con utili in calo del 65% a 229 milioni, un valore più basso rispetto alle attese degli analisti che stimavano una chiusura del periodo a quota 240 milioni di euro.

Per questo il nuovo ceo arrivato ad aprile, Christian Sewing, sta continuando nell’opera di ristrutturazione iniziata dal suo predecessore John Cryan. Un progetto che prevede onerosi tagli del personale e un notevole abbattimento dei costi.

In più, secondo indiscrezioni di stampa, Tom Patrick, numero uno di Deutsche Bank negli Usa nominato da Cryan, potrebbe lasciare l’incarico, probabilmente entro fine anno. Del resto, proprio al di là dell’oceano dove il gruppo tedesco è particolarmente esposto, Deutsche Bank ha fallito lo stress test condotto dalla Fed.

Ora con tutti questi problemi e queste indagini in corso (di recente ne è emersa un’altra legata a Danske Bank) gli analisti hanno paura che il gruppo possa vacillare ancora di più e la dirigenza sia costretta a tagliare altri posti di lavoro.

Gianluca Baldini

Da non perdere

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz
Mondo

Iran e Usa, nuovi colloqui a Doha su Hormuz

A detta di Trump si svolgeranno oggi in Qatar «i colloqui voluti dal regime». Secondo Axios si tratterebbe di vertici separati tra i tecnici nemici e i mediatori del Paese del Golfo e del Pakistan. Gli ayatollah frenano: «Nessun meeting con la Casa Bianca».

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no
Geopolitica

«Accordo Israele-Libano». Hezbollah dice no

Siglato un patto quadro che però non piace ai filo-iraniani. Il presidente Aoun ha anche accolto con favore la guida di Italia e Francia nella coalizione post-Unifil. I media d’Oltralpe traducono male le parole di Meloni per metterla contro Le…