Le trattative tra la Casa Bianca e Kiev sul piano di pace sono state segnate da importanti «progressi». Questo è il fil rouge che accomuna le dichiarazioni della delegazione ucraina e di quella americana, dopo il faccia a faccia a Berlino tra il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, il suo negoziatore, Rustem Umerov, l’inviato americano, Steve Witkoff e il genero di Donald Trump, Jared Kushner.
Dopo otto ore di negoziati tra ieri e domenica, Volodymyr Zelensky, ha reso noto che «i colloqui non sono stati facili, ma molto produttivi». Da Oltreoceano, la reazione del presidente americano è stata positiva: secondo gli alti dirigenti americani «Trump è soddisfatto di dove siamo arrivati».
Oltre alle visioni dei leader dei due Paesi, a sbilanciarsi con un acceso ottimismo, è stato il capo negoziatore ucraino Rustem Umerov, che su X ha ventilato una svolta imminente. Dall’altra parte, anche Kushner ha parlato di «molti progressi» raggiunti. Gli aspetti più concreti sono stati svelati dagli Stati Uniti: gli alti dirigenti americani hanno comunicato che la bozza dell’accordo sull’Ucraina include «garanzie di sicurezza molto forti» simili all’articolo 5 della Nato, che altro non è quindi che la linea proposta dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. E pare che Trump sia disposto a iniziare l’iter sulle garanzie di sicurezza americane, partendo con il voto al Congresso. Allo stesso tempo i funzionari americani, sostenendo che «il 90% delle questioni tra Mosca e Kiev è stato risolto», hanno riposto fiducia sulla risposta del Cremlino: «Crediamo che i russi accetteranno le garanzie di sicurezza per Kiev nell’accordo finale». Tra i nodi ancora da sciogliere resta la centrale nucleare di Zaporizhzhia. Però secondo due funzionari statunitensi «sembra che si stia arrivando a un accordo per una divisione equa, al 50%, dell’energia prodotta». Di certo il lavoro prosegue: i funzionari americani si incontreranno «in gruppi di lavoro» questo weekend «probabilmente a Miami» per affrontare le questioni territoriali e militari. E proprio sul tema dei territori, Reuters ha rivelato che Washington avrebbe esortato Kiev ad accettare di ritirarsi dal Donetsk. Zelensky non ha confermato le indiscrezioni ma si è limitato a sostenere che le pretese sul Donbass non sono opera degli Stati Uniti, ma «sono le richieste dei russi, e sono state trasmesse dagli americani». D’altronde ora Kiev difende a spada tratta le buone intenzioni di Washington. Umerov, su X, ha scritto: «In questo momento sui media circolano molte voci e speculazioni anonime. Vi prego di non lasciarvi ingannare».
Un altro elemento che conferma «i progressi» è stata la partecipazione ieri sera a Berlino di Witkoff e Kushner a un altro summit sull’Ucraina che ha visto la partecipazione del segretario generale della Nato, Mark Rutte, della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e di dieci leader europei, tra cui Giorgia Meloni, Friedrich Merz, Emmanuel Macron, Keir Starmer.
Meloni, appena arrivata a Berlino, ha dichiarato di aspettarsi «passi in avanti». Poco dopo, è stata diffusa una dichiarazione congiunta dei leader europei in cui si legge che, nell’impegno europeo e americano a «fornire solide garanzie di sicurezza e misure di sostegno alla ripresa economica dell’Ucraina», sono inclusi: «Un supporto continuo e significativo all’Ucraina per rafforzare le sue forze armate, che dovrebbero rimanere al livello di 800.000 effettivi in tempo di pace», «una forza multinazionale ucraina a guida europea, composta dai contributi delle nazioni disponibili nell’ambito della coalizione dei Volenterosi e sostenuta dagli Stati Uniti», «un meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco guidato dagli Stati Uniti con la partecipazione internazionale». Previsto inoltre «un meccanismo di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco guidato dagli Stati Uniti con la partecipazione internazionale per fornire un allarme tempestivo di qualsiasi futuro attacco e attribuire e rispondere a eventuali violazioni, insieme a un meccanismo di deconflittualità per lavorare su azioni reciproche di de-escalation». Si afferma poi che «le decisioni sul territorio spettano al popolo ucraino» e quindi «sosterranno il presidente Zelensky nel consultare il suo popolo».
A contraddirsi è però la Germania. Da una parte, il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha detto che i colloqui sull’Ucraina «non sono mai stati condotti con tanta serietà come ora». Dall’altra, ha affermato: «Putin sta creando le condizioni per una guerra contro la Nato» e quindi l’Europa deve essere «preparata», ma anche Kiev deve essere «rafforzata dal punto di vista militare».
Mosca intanto osserva e nel mezzo dei summit ha rilasciato alcuni commenti. Il consigliere russo, Yuri Ushakov, oltre a ripetere che Mosca presenterà «obiezioni» a qualsiasi emendamento al piano originale, ha sottolineato che la Russia non accetterà disposizioni «su questioni territoriali» così come rifiuterà di trattare su «una zona cuscinetto» nel Donbass.
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