- Macron e Scholz precisano che non accoglieranno le richieste russe e continueranno a inviare armi a Kiev. Zelensky: «L’Europa sia al tavolo dei negoziati». La bozza del Consiglio Ue insiste sull’integrità dell’Ucraina. E Ursula esorta a «prepararsi al conflitto».
- Dichiarazione congiunta dei ministri della Difesa di Polonia e Paesi Baltici sul ritiro dal trattato sulle mine anti uomo: «Le minacce sono aumentate».
Lo speciale contiene due articoli.
«Si vis pacem, para bellum», diceva una antica locuzione romana. «Se l’Europa vuole evitare la guerra, deve prepararsi alla guerra», parafrasa oggi Ursula von der Leyen. Con alcune differenze sostanziali: il Sacro romano impero è sepolto da un pezzo e, soprattutto, da qualche decennio esistono le bombe nucleari, che porrebbero fine alla guerra (e al genere umano) in un batter di ciglia. Il presidente della Commissione Ue, nel suo discorso all’Accademia militare reale danese sulla Difesa europea, ha parlato di un cambiamento «inevitabile», di decisioni «storiche» e «necessarie» in riferimento al riarmo del suo Paese, la Germania, di cui in passato è stato anche ministro della Difesa. «Entro il 2030», ha spiegato, «l’Europa deve avere una forte posizione sulla Difesa», ossia aver «sviluppato le capacità per avere una deterrenza credibile».
Proprio mentre Donald Trump sta cercando di porre fine al conflitto in Ucraina – e la telefonata di ieri con Vladimir Putin sembra dare segnali incoraggianti -, Ursula von der Leyen continua ad agitare lo spettro della minaccia russa per spingere sul riarmo. «Ora la Russia è su un percorso irreversibile verso la creazione di un’economia di guerra», ha detto ieri il capo dell’esecutivo Ue. «Ha ampliato enormemente la sua capacità di produzione militare-industriale: il 40% del bilancio federale è destinato alla Difesa, il 9% del suo Pil». «Questo investimento», continua, «alimenta la sua guerra di aggressione in Ucraina, preparandola al contempo al futuro confronto con le democrazie europee, e proprio mentre queste minacce aumentano, vediamo il nostro partner più antico, gli Stati Uniti, spostare la propria attenzione verso l’Indo-Pacifico».
Dopo l’emergenza Covid del primo mandato, la seconda commissione a guida Ursula riparte dal nuovo «Fate presto» del momento: «L’era dei dividendi della pace è ormai lontana, l’architettura della sicurezza su cui facevamo affidamento non può più essere data per scontata e l’era delle sfere di influenza e della competizione per il potere è tornata». E, proprio come con la pandemia e con le crisi precedenti, tutto concorre inesorabilmente al «più Europa»: «La portata, i costi e la complessità dei progetti vanno ben oltre le capacità di ogni singolo Paese. Ecco perché dobbiamo sviluppare progetti su larga scala e intensificare gli appalti congiunti». Sempre Von der Leyen, durante un punto stampa a telefonata in corso tra Trump e Putin, ha anche aggiunto che la Russia «dovrebbe accettare il cessate il fuoco di 30 giorni senza alcuna precondizione», come fatto dall’Ucraina.
E all’Europa si aggrappa Volodymyr Zelensky, il quale da Helsinki, dove domani avrà alcuni incontri istituzionali, ha affermato che il Vecchio continente «deve essere al tavolo delle trattative e tutto ciò che riguarda la sua sicurezza deve essere deciso insieme all’Europa». La risposta alla Von der Leyen, invece, è arrivata direttamente dal cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna: «Mai credere che per volere la pace bisogna volere la guerra. Con forte convinzione continuiamo a credere che se vogliamo la pace bisogna preparare e prepararsi alla pace ed è questo tutto il senso della ricerca scientifica e umanistica».
«Il vertice Ue non potrà ignorare la chiamata tra Putin e Trump», ha reso noto un funzionario europeo a telefonata in corso. In serata, poi, l’Ansa ha pubblicato una bozza preparata in vista del Consiglio europeo del 20 e 21 marzo: «Un accordo di pace globale», si legge, «che rispetti l’indipendenza, la sovranità e l’integrità dell’Ucraina, deve essere accompagnato da solide e credibili garanzie di sicurezza per l’Ucraina per scoraggiare future aggressioni russe». Un testo che non suona certo come un’apertura al compromesso, visto che l’integrità territoriale di Kiev significherebbe, per Mosca, accettare la sconfitta in una guerra che sta vincendo sul campo. «I suoi beni», continua la bozza (che domani sarà sottoposta a un’ultima verifica da parte dei rappresentanti permanenti), «resteranno immobilizzati fino a quando la Russia non cesserà la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina e non risarcirà i danni causati».
In quella che appare una risposta a Putin, che ha chiesto di interrompere la fornitura di armi a Kiev, Olaf Scholz ed Emmanuel Macron in conferenza stampa a Berlino hanno dichiarato che l’Ucraina può contare sulla prosecuzione degli aiuti militari. «Gli ultimi colloqui», ha aggiunto il francese senza menzionare esplicitamente la conversazione telefonica tra il presidente Usa e quello russo, «stanno andando nella giusta direzione». Secondo Scholz, la fine degli attacchi alle infrastrutture energetiche di Kiev, concordata tra Trump e Putin, è un primo passo, ma il prossimo «deve essere un cessate il fuoco totale per l’Ucraina e il più rapidamente possibile». Il dimissionario cancelliere tedesco ha anche aggiunto che, su questo, si trova d’accordo con Macron e che nessuna decisione deve esser presa «senza l’Ucraina e sopra la testa dell’Ucraina».
Farhan Haq, portavoce del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, ha dichiarato che «il punto importante della telefonata» tra Putin e Trump è che abbia «avuto luogo», esprimendo apprezzamento per il fatto che «le leadership negli Stati Uniti e nella Federazione Russa siano in contatto tra loro». Contento anche Matteo Salvini, intercettato a Bruxelles prima del suo incontro con Raffaele Fitto: «La telefonata distensiva tra Trump e Putin», ha detto ai microfoni dell’Ansa, «è una notizia bellissima che avvicina una pace che sembrava lontana. Un passo in avanti importante e ancora più incredibile, nelle ore in cui una certa Europa parla di armi e guerra».
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