È scontro totale tra Burkina Faso e Francia. Venerdì scorso, Ouagadougou ha infatti interrotto le relazioni diplomatiche con il governo di Parigi.
«Il governo del Burkina Faso informa la comunità nazionale e internazionale di aver deciso di interrompere le relazioni diplomatiche con la Francia a partire da oggi, 26 giugno 2026», ha dichiarato il governo burkinabé. «Non sussistono le condizioni essenziali per promuovere relazioni basate sul rispetto reciproco, sulla fiducia reciproca, sul rispetto del principio di non ingerenza negli affari interni e della sovranità nazionale», ha proseguito, accusando inoltre Parigi di nutrire «ambizioni neocoloniali, rese evidenti dal suo attivo sostegno a reti sovversive e ai terroristi che stanno gettando il nostro Paese e il Sahel nel lutto». Il ministero degli Esteri francese, dal canto suo, ha parlato di «decisione ostile e infondata, che illustra la preoccupante deriva delle autorità del Burkina Faso». «Sono attualmente in fase di valutazione le necessarie misure reciproche», ha continuato.
Che i rapporti tra Parigi e Ouagadougou fossero tesi, non era una novità. Ci fu un tempo in cui i legami tra i due Paesi erano effettivamente stretti. La situazione è tuttavia mutata a seguito del colpo di Stato del 2022. La giunta militare che ha preso il potere ha infatti portato avanti una linea assai fredda nei confronti della Francia. Nel 2023, il governo di Ouagadougou chiese che Parigi ritirasse il proprio ambasciatore. L’anno successivo, espulse inoltre tre diplomatici francesi, accusandoli di attività sovversive. In tutto questo, nel 2023, il Burkina Faso ha firmato un patto di sicurezza con Mali e Niger, per dare poi origine, nel 2024, all’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes): un blocco geopolitico e militare che, avvicinatosi notevolmente alla Russia, ha assunto una linea di ostilità tanto verso la Francia quanto verso l’Ecowas.
In questo contesto, lo scorso febbraio, il ministro degli Esteri del Burkina Faso, Karamoko Jean-Marie Traore, si è recato a Mosca, per incontrare l’omologo russo, Sergej Lavrov. «La cooperazione in ambito militare e tecnico-militare, la lotta al terrorismo e ad altre minacce che purtroppo persistono in questa parte del continente africano rimangono per noi una priorità assoluta», affermò Lavrov nell’occasione. La progressiva perdita d’influenza della Francia sul Sahel ha portato Mosca a rafforzare la propria presa su buona parte della regione: si guardi, al di là del Burkina Faso, al Mali e al Niger. È anche per questo che, a partire dall’inizio di quest’anno, l’amministrazione Trump ha avviato una serie di politiche volte a cercare di far recuperare terreno a Washington nell’area.
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