- Il ministero degli Esteri del Dragone invita Washington «a pensare ai negoziati». Sergej Lavrov intanto cerca la sponda dell’Egitto e all’Ue dice: «Il dialogo è sempre aperto».
- La legge marziale colpisce gli invasi. Prime condanne per i disertori. Tre anni di carcere a un cittadino che non si era presentato al fronte, a Leopoli.
Lo speciale contiene due articoli.
La Cina rompe gli indugi e, dopo aver cercato di mantenere un equilibrio di facciata sulla guerra tra Mosca e Kiev, lancia accuse all’indirizzo degli Stati Uniti. La portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, senza mezzi termini, definisce gli Usa «il più grande promotore della crisi in Ucraina» e ufficializza la netta contrarietà del Dragone all’invio di nuove armi da parte dell’Occidente. Gli Stati Uniti, tuona Ning, «dovrebbero smettere di inviare armi e raccogliere i frutti della guerra».
La tensione tra i due giganti cresce sempre di più e i due temi della guerra in Ucraina da un lato e dell’appartenenza di Taiwan dall’altro, restano al centro della contesa. La rottura nasce soprattutto dall’atteggiamento degli Stati Uniti, che hanno manifestato timori e sospetti circa la posizione di Pechino, con Washington che ha indicato alcuni gruppi statali cinesi come sostenitori della Russia nel conflitto ucraino. La Cina ha avvertito gli Stati Uniti che non accetterà «ricatti infondati» e che non starà seduta a guardare gli Usa.
Come si stiano riposizionando le pedine sullo scacchiere mondiale sembra chiaro al segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che non a caso ha «cercato sponda» nella Corea del Sud, esortandola ad aumentare il suo sostegno militare all’Ucraina. Mentre a Est si delineano i diversi approcci al conflitto, anche a Sud dell’Europa i contendenti cercano di capire su chi contare. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, terrà oggi colloqui con il capo della diplomazia egizian,a Sameh Shoukry. L’ultimo incontro tra i due risale al 17 dicembre. Ieri Shoukry ha dialogato al Cairo con il Segretario di Stato americano, Antony Blinken. Shoukry ha chiesto agli Usa sostegno per la crisi che sta attraversando l’Egitto. I due hanno discusso la situazione in Libia e in Sudan e ribadito la «necessità di lavorare insieme per superare sfide comuni». Tra le sfide, c’è il mantenimento degli equilibri tra Israele e Palestina che impegna i due Paesi. Insomma, ognuno cerca di cementare i rapporti con i partner usuali e meno usuali, al fine di mantenere un peso negli scenari futuri. In quest’ottica il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman. La conversazione ha riguardato la cooperazione nell’ambito dell’organizzazione Opec+ per assicurare la stabilità del mercato petrolifero globale. In questo quadro, Mosca rilancia la sua disponibilità al dialogo con i partner europei. «Restiamo fiduciosi di vedere prima o poi forze politiche in Europa in grado di agire in base ai propri interessi nazionali e non per l’ambizione di compiacere qualcuno dall’altra parte dell’Oceano», ha detto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov. «Non abbiamo mai saltato né un dialogo paritario con i nostri partner europei né una ricerca dei modi per affrontare le questioni di sicurezza», ha ricordato.
L’Ue intanto prosegue sulla sua linea. «In merito alla guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina, l’azione dell’Ue, sostenuta dall’Italia, è quella di lavorare per garantire la nostra sicurezza e aiutare l’Ucraina con misure che facciano pressioni per mettere fine alla guerra il prima possibile e avviarsi verso un processo di pace», ha ribadito il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, in conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo l’incontro con il premier, Giorgia Meloni. Il presidente ceco uscente Milos Zeman ha lodato l’aiuto che Nato e Ue offrono all’Ucraina e ha aggiunto di aver avuto di recente un colloquio in videocollegamento con il presidente cinese, Xi Jinping, al quale ha detto che la Cina potrebbe svolgere un ruolo nel raggiungimento della pace.
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