Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, a destra, e l'esponente dell'opposizione Flávio Bolsonaro, a sinistra, durante il dibattito per le elezioni presidenziali negli studi televisivi di TV Globo a Rio de Janeiro
Il presidente brasiliano e candidato alla rielezione Luiz Inácio Lula da Silva (a destra) e il candidato dell'opposizione Flávio Bolsonaro (a sinistra) durante il dibattito televisivo negli studi di TV Globo a Rio de Janeiro, a due giorni dal secondo turno delle elezioni presidenziali (Ansa)

Stasera, ora italiana, il Brasile avrà un nuovo presidente. Il ballottaggio vede opporsi l’uscente Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair. Il risultato del voto avrà inevitabilmente ripercussioni geopolitiche, con la Cina che punta sulla riconferma di Lula e Donald Trump che guarda con favore a una vittoria del candidato conservatore.

Bolsonaro parte dal vantaggio del primo turno

È arrivato il momento. Oggi si terrà l’atteso ballottaggio presidenziale del Brasile. A sfidarsi sono il presidente uscente, il leader di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva, e il senatore conservatore Flávio Bolsonaro. Un Bolsonaro che si avvia all’appuntamento odierno nutrendo non poche speranze. Innanzitutto, è stato lui a vincere il primo turno, ottenendo il 47,03% dei voti contro il 45,16% di Lula. Ebbene, storicamente, alle presidenziali brasiliane, non è mai successo che un candidato arrivato secondo al primo turno sia poi riuscito a ribaltare la situazione in sede di ballottaggio.

In secondo luogo, le rilevazioni delle ultime settimane hanno indicato una sfida molto serrata, con alcune indagini che attribuiscono un lieve vantaggio a Bolsonaro. Il sondaggio Datafolha diffuso alla vigilia del voto assegna al candidato conservatore il 51% dei voti validi, contro il 49% di Lula: una differenza che, considerando il margine di errore, configura un pareggio tecnico.

Del resto, che Lula sia preoccupato emerge chiaramente da alcuni fattori. Dopo il primo turno di inizio ottobre, ha ammesso che non si aspettava una sconfitta. Inoltre, pochi giorni fa, ha presentato una richiesta per bloccare la candidatura presidenziale del rivale, puntando il dito contro presunte interferenze elettorali da parte di Meta. Bolsonaro ha a sua volta chiesto l’annullamento della candidatura di Lula, accusandolo di «abuso di potere» per aver diffuso su WhatsApp un elevato numero di comunicazioni governative.

Scontro in tv e accuse reciproche

Più in generale, che il clima sia piuttosto teso è stato certificato anche dai dibattiti televisivi tra i due avversari. Nell’ultimo confronto televisivo, Bolsonaro ha criticato il rivale, sostenendo che molte opere pubbliche sono attualmente ferme. Il candidato conservatore ha anche promesso di aumentare pensioni e salario minimo, mentre Lula ha messo nel mirino la gestione della pandemia di Covid-19 condotta dal padre del suo avversario.

Al di là dei singoli temi, i due si sono inoltre scambiati accuse di corruzione. Insomma, lo scontro è stato particolarmente acceso. E così, in attesa di conoscere i risultati del ballottaggio, vale anche la pena di sottolineare che il voto di oggi avrà probabilmente un notevole impatto sotto il profilo geopolitico.

Trump punta su Bolsonaro per contenere la Cina

Se dovesse vincere, Bolsonaro avvicinerebbe assai probabilmente Brasilia a Washington. Il senatore è infatti uno stretto alleato di Donald Trump. Dopo il primo turno di inizio ottobre, il presidente americano ha esultato per quella che ha definito la «grande vittoria» di Bolsonaro. Il senatore, che a maggio era stato ricevuto alla Casa Bianca, nel caso oggi dovesse prevalere ha promesso di far aderire il suo Paese a Shield of the Americas: un’iniziativa di sicurezza promossa da Washington e volta a combattere le organizzazioni criminali nell’emisfero occidentale.

Trump vede del resto nel senatore brasiliano una possibile sponda per la riedizione della Dottrina Monroe, con cui l’inquilino della Casa Bianca punta ad arginare l’influenza della Cina in America Latina.

Lula, la Cina e il futuro dei Brics

Non è del resto un mistero che Lula abbia invece portato avanti una politica di significativo avvicinamento a Pechino. Il presidente brasiliano ha recentemente affermato che la Repubblica popolare potrebbe essere un partner nella lavorazione dei minerali strategici. Nell’aprile 2023, si recò inoltre in Cina per incontrare Xi Jinping e sottoscrivere una quindicina di accordi. Fu proprio in quell’occasione che appoggiò l’avvio di un processo di de-dollarizzazione.

«Perché tutti i Paesi sono obbligati a commerciare in dollari? Perché una banca come quella dei Brics non può avere una valuta in grado di finanziare le relazioni commerciali tra il Brasile e la Cina, e tra il Brasile e gli altri Paesi dei Brics?», dichiarò. Come se non bastasse, lo scorso giugno fu rivelato che il governo brasiliano aveva intenzione di emettere obbligazioni sovrane in Cina denominate in yuan. Senza infine dimenticare che una storica alleata di Lula, come Dilma Rousseff, ricopre da quasi quattro anni la carica di presidente della New Development Bank, la banca dei Brics con sede a Shanghai.

La posta in gioco tra Washington e Pechino

È quindi chiaro come il ballottaggio odierno sarà attentamente seguito tanto dagli Stati Uniti quanto dalla Cina. Il futuro politico del Brasile chiama infatti in causa lo scontro geopolitico in atto tra Washington e Pechino in America Latina. Trump, in particolare, spera che la regione si sposti sempre più a destra, come mostrano le elezioni presidenziali argentine del 2023 e quelle cilene del 2025.

Xi Jinping, dal canto suo, teme che una vittoria di Bolsonaro possa creare delle fibrillazioni in seno ai Brics: non è detto che l’attuale senatore abbandonerebbe necessariamente il blocco, ma potrebbe eventualmente lavorare per mettere i bastoni tra le ruote ai desiderata di Pechino. Quella Pechino che, puntando molto sulla de-dollarizzazione, vede in Lula un alleato decisivo. La Casa Bianca, dall’altra parte, spera molto in una disarticolazione dei Brics: un obiettivo che potrebbe raggiungere proprio grazie a una presidenza brasiliana guidata da Flávio Bolsonaro.

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