Casa Amoris Laetitia: un rifugio per le vite giudicate «di troppo»
Fondazione Angelo Custode

Il Meeting di Rimini contiene oggi, a 46 anni dalla fondazione, una ricchissima e impressionante quantità di iniziative: stand, spettacoli, percorsi culturali, esposizioni religiose, mostre, azioni di solidarietà, di carità e di fede. Lo scopo dell’evento, però, è sempre stato quello di «portare a Rimini» tutto quanto «di bello e buono c’è nella cultura del tempo» per alimentare «un fattore inestirpabile» che accomuna tutti gli umani: il «desiderio di felicità, di bene, di verità e di giustizia».

La presentazione al Meeting di Rimini

In tal senso, ieri mattina, c’è stata la presentazione della Casa Amoris Laetitia di Bergamo, una struttura ideata dalla diocesi orobica per accogliere minori in gravissime (se non disperate) condizioni di salute. Quei neonati, va detto subito che, coi tempi che corrono, rischierebbero di essere le vittime – ma ben più discrete e ipocrite – delle nuove «ideologie spartane».

La Casa Amoris Laetitia appartiene alla «Fondazione Angelo Custode», che gestisce «strutture e servizi» rivolti a persone che vivono condizioni di «disabilità» o «fragilità sociale», ed è diretta da un consiglio di amministrazione, presieduto da mons. Vittorio Nozza (direttore della Caritas italiana) con l’ausilio di un comitato pastorale/scientifico.

La Fondazione esplica la sua molteplice attività attraverso istituti di riabilitazione, case alloggio per bisognosi, centri famiglia e perfino una Piscina riabilitativa chiamata Siloe, dal nome della piscina miracolosa del Vangelo (Gv 9,6-7).

Come l’équipe offre assistenza a molte famiglie

Nella Amoris Laetitia, aperta nel 2018, operano 35 «medici, operatori sanitari, educatori e psicologi», affiancati da una équipe di «80 volontari» che in soli 8 anni di attività hanno dato ricovero, amore e assistenza ad oltre 60 neonati, bambini e ragazzi, appartenenti a «famiglie di ogni religione».

La direttrice della struttura, Maria Luisa Galli, ha spiegato al Meeting il senso di un progetto e di una missione, discutendone con Paola Bergamini del mensile Tracce e con i coniugi Innocente e Marina Figini, cofondatori dell’associazione «Cometa» di Como.

«Abbiamo pensato a una terra di mezzo», ha detto la dottoressa Galli, citando l’autore del Signore degli anelli, in cui i «bambini e le famiglie» potessero vivere come in «un ambiente domestico», una volta dimessi dall’ospedale con una «diagnosi grave o infausta».

Un amore che dona speranza e dignità ai bambini

Quando la medicina e la scienza si arrestano davanti ad una «guarigione impossibile», ecco che scatta l’attivismo benefico della Fondazione che si prende cura di questi piccoli «per quello che sono»: persone, bambini, esseri umani che hanno come tutti gli altri – e in qualche modo più degli altri – un «diritto al gioco e alla gioia».

Ma soprattutto a una quotidiana «presenza» fatta di disinteresse e «di amore»: è ciò che fa dire alla Galli che la Amoris Laetitia in sintesi è «un luogo di speranza». La parola speranza è un termine forte che esprime un concetto bello e aulico, ma può significare cose molto diverse tra loro. Qui, la prima speranza che la struttura offre ai bambini con patologie gravi è la speranza di vivere, di esistere, di ricevere affetto e di non essere «scartati» come un «inutile peso sociale», secondo quella malvagia eugenetica sostenuta e propagandata da più di qualcuno.

Le leggi estere che consentono l’eutanasia infantile

È triste rammentare ai lettori che nei Paesi più «avanzati» in fatto di eutanasia, come l’Olanda e il Belgio, non mancano affatto i casi in cui «l’iniezione letale» sia stata inflitta anche a minorenni e bambini, incapaci di intendere e di volere, e quindi di scegliere.

Nel paese del tulipani ad esempio, in cui l’eutanasia è legale dal 2002, si parla di una ventina di minorenni soppressi»: la legge infatti permette l’eutanasia a partire dai 12 anni, seppur con il «consenso dei genitori». Nel 2024 poi, il governo progressista olandese ha esteso la normativa del 2002 «includendo» altresì i bambini (malati) da «1 ad 11 anni». E ciò è perfettamente coerente: quando manca l’amore vero, infatti, anche di «inclusione» si può morire.

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