Sei mesi di sospensione dall’università per un paio di post su Instagram contro i bagni gender neutral. A sentire la storia viene da pensare che sia falsa, perché sembra una caricatura del politicamente corretto messa in giro da qualche oltranzista. Invece è ciò che raccontano alcuni studenti della Bocconi, destinatari del pesantissimo provvedimento disciplinare. La storia è emersa su Instagram, dalla pagina «Proletariatobocconiano» (che si occupa di gossip e notizie dall’ateneo) gestita da Alessandro Bonelli, il quale ha raccolto le testimonianze dei protagonisti. A fare esplodere il caso è stato, poi, Giuseppe Cruciani alla Zanzara, dando voce ad alcuni studenti indignati per l’accaduto. Ma che cosa è successo nella celeberrima università milanese?
Secondo l’ateneo non è accaduto nulla di strano: alcuni studenti sono stati puniti sulla base del codice di condotta interno per aver tenuto un comportamento poco consono all’istituzione. Abbiamo fatto richiesta di chiarimento all’ufficio stampa della Bocconi che ci ha fornito questa versione: «La commissione disciplinare, su segnalazione del presidente di un’associazione studentesca, ha aperto un’istruttoria che ha portato alla sospensione per 6 mesi di tre studenti autori di messaggi e commenti contenenti pesanti allusioni sessuali e contenuti provocatori e offensivi nei confronti delle persone con disabilità. Tali messaggi violano il diritto al rispetto nei confronti di tutti gli appartenenti alla comunità accademica e sono inoltre lesivi dell’immagine e della reputazione della Bocconi. L’università ha, quindi, applicato quanto previsto dall’honor code, che tutti gli studenti sottoscrivono al momento dell’iscrizione, e dai suoi regolamenti».
A quanto risulta, il procedimento disciplinare è scaturito dalla denuncia di Samuele Appignanesi, attivista trans e responsabile diritti civili dei Giovani democratici Milano metropolitana. Non è un segreto: l’attivista ha scritto tutto online. «Due anni fa, quando ho ripreso l’università dopo aver fatto coming out, ho iniziato ad avere difficoltà ad usare i bagni in università. Nei bagni degli uomini venivo guardato male e a volte anche deriso. Nei bagni delle donne mi sentivo fuori posto e anche lì ricevevo qualche sguardo», ha scritto Appignanesi su Instagram. «La mia prima soluzione è stata di non usare più i bagni universitari. Ovviamente questo sistema non era sostenibile sul lungo termine. Ho parlato della questione con l’università e immediatamente c’è stata una grande attenzione e un enorme impegno. A settembre ho scoperto che erano stati inseriti bagni gender neutral in quasi tutti gli edifici universitari. Immediatamente mi sono attivato per diffondere la notizia in università e abbiamo deciso di farlo con un video, insieme alle associazioni di rappresentanza e a BocconiTV, che ringrazio».
Sotto a quel post video, prosegue l’attivista «ci sono ovviamente stati dei commenti critici. Ma ci sono anche stati commenti che, invece di esprimere un parere, deridevano e insultavano le persone transgender e quelle disabili. Commenti come questi non feriscono tanto me, che ormai ho la pelle dura, ma colpiscono le persone più fragili. Colpiscono le matricole appartenenti alla comunità Lgbtq+ o che hanno una disabilità, che leggendoli pensano di non essere al sicuro in università. È per loro che era necessario intervenire». Da lì la denuncia.
Messa così, a prescindere da ciò che si può pensare dei bagni neutrali e della soppressione della differenza tra i sessi, sembra quasi una misura giustificabile. Durissima, certo, ma comunque rivolta a gente che insulta i disabili e le minoranze. Piccolo problema: i commenti diffusi da «Proletariatobocconiano» sembravano magari un po’ volgari e stupidotti, ma non così insultanti nei riguardi dei disabili (che in alcuni casi manco sono nominati) e delle minoranze. Abbiamo chiesto alla Bocconi di poter vedere i commenti incriminati contenuti nel dossier della commissione disciplinare e ci è stato risposto che alcuni sono stati cancellati dal Web e fanno parte del materiale raccolto dall’ateneo in sede di istruttoria, dunque non sono pubblici. Non possiamo vederli.
Abbiamo allora tentato di contattare i giovani puniti e i rappresentanti degli studenti bocconiani e abbiamo scoperto alcune cose interessanti. Tanto per cominciare, nelle lettere ufficiali che i ragazzi hanno ricevuto, le parole offensive contro disabili e trans non sono riportate. Due dei tre sospesi hanno semplicemente ricevuto un paio di comunicazioni dalla Bocconi. Nella prima si annunciava l’avviamento di un procedimento disciplinare provocato da «commenti inappropriati» (che però non erano citati). Nella seconda, arrivata qualche tempo dopo, si comunicava la sospensione per 6 mesi da esami e dalle prove parziali, con inserimento della sanzione nel fascicolo personale degli studenti.
Non ci resta, a questo punto, che basarci su quanto abbiamo letto sulla pagina di «Proletariatobocconiano», che ha pubblicato alcuni dei commenti in forma anonima (la stessa università ci ha confermato che quelle frasi sono state in effetti esaminate in sede disciplinare). Il primo commento è questo: «Ma non diciamo pagliacciate. L’orientamento sessale è una cosa, il sesso biologico un’altra. Può piacerti chiunque, ma se hai il pesce resti maschio, se hai la patafiocca resti femmina. E vai nel bagno adatto». Volgare, come no. Ma davvero è così offensivo? Pensare che ci siano solo due sessi biologici merita una sospensione di sei mesi?
Agli atti è poi finito un altro scambio tra i due ragazzi in questione. Uno commenta riguardo ai wc: «Li userò ma non per andare in bagno». E l’altro: «Li puoi letteralmente usare per andare a trans. Me lo consigli?». Questo per quanto attiene a due dei sospesi. Quanto al terzo, pare sia stato punito per aver usato il termine «disabile mentale» (riferito a sé stesso e non a terzi) in risposta a un commento che gli consigliava di frequentare un corso per sensibilizzarsi sulle tematiche trans.
Ciascuno di voi può liberamente farsi un’idea. Ma vale comunque la pena di rimarcare un paio di punti. I due ragazzi autori dei commenti più blandi (quelli che, per intendersi, non utilizzavano il termine «disabile») sono stati sentiti dalla commissione disciplinare. Si sono scusati e risulta che si siano resi disponibili per svolgere opera di volontariato presso una associazione arcobaleno. Nonostante ciò sono stati comunque sospesi. In ogni caso, stiamo parlando di giovani studenti che, magari, non sono stati eleganti e rispettosissimi ma vengono trattati come se fossero dei mezzi criminali per aver pubblicato due stupidaggini sotto un post Instagram di organizzazioni collegate alla Bocconi (non parliamo nemmeno di un profilo ufficiale dell’università).
La sensazione è che la reazione dell’ateneo sia un filo esagerata. I ragazzi potevano usare altri toni e sarebbe forse eccessivo parlare di polizia del pensiero, ma il timore è che, di questo passo, presto ci si possa arrivare. È violento e offensivo un giovane che parla di «pesce» e di «andare a trans»? Può essere. Ma è violento anche il tentativo di imporre d’imperio la cancellazione della differenza sessuale. Per chi annulla le differenze, però, non ci sono sanzioni: solo applausi.
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