I  periti del Tribunale: «I bimbi del bosco devono tornare a casa»
I genitori della «famiglia nel bosco», Catherine Birmingham e Nathan Trevallion (Ansa)
Il testo trasmesso ai giudici minorili conferma «carenze» in formazione e «maturità neuropsicologica» dei fratellini, però ne auspica il rientro da mamma e papà. «Non è in discussione il loro stile di vita».

La perizia finale del Tribunale dei Minori dell’Aquila, depositata ai giudici che dovranno decidere circa il ricongiungimento dei tre bambini Trevallion, i figli della coppia della cosiddetta «famiglia del bosco», è un concentrato di luci e ombre.

Se da un lato il documento redatto dalla psichiatra Simona Ceccoli con la collaborazione della psicologa Valentina Garrapetta attacca pesantemente la gestione dell’educazione dei tre figli da parte di Nathan Trevallion e della moglie Catherine Birmingham, dall’altro la valutazione della professionista mette un punto definitivo sulla temporaneità dell’allontanamento dei piccoli Trevallion dai genitori. Nella perizia si legge infatti che la valutazione non intende sostenere «l’opportunità di una permanenza dei minori in istituto, né esprimere una valutazione contraria al rientro (dei bambini, ndr) nel contesto familiare. Al contrario si auspica che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per il rientro a casa compatibile con il loro benessere». Detto in parole povere, le istituzioni non vogliono separare definitivamente i tre bambini dai genitori, magari dandoli in affidamento a un’altra famiglia. Lo scopo della perizia è ricostruire la realtà in cui è nata la vicenda, analizzare le criticità e trovare soluzioni che permettano ai piccoli di tornare a casa.

«I bambini», scrivono infatti i periti del Tribunale, «sono già arrivati in casa famiglia con carenze di maturità neuropsicologica. Infatti vanno considerate le condizioni dei minori all’ingresso in struttura, caratterizzate da trascuratezza sotto il profilo igienico-sanitario ed educativo scolastico, risultando gli stessi privi di adeguate competenze specifiche scolastiche di base, con significative carenze nella capacità di lettura e di scrittura. Inoltre i minori risultano cresciuti in un ambiente caratterizzato da significativo isolamento socio-relazionale, con ridotta esposizione a contesti educativi, socializzanti e di inclusione territoriale con carenza di esperienze con coetanei». Una ricostruzione che, in buona sostanza, conferma il quadro contestato nei mesi scorsi ai Trevallion, fin dall’allontanamento dei piccoli dal casolare di Palmoli, in provincia di Chieti. E che conferma quello della consulenza d’ufficio chiesta dal Tribunale e contrastata duramente da un documento redatto dai consulenti di parte della famiglia Trevallion, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicoterapeuta Martina Aiello, che in una controrelazione di oltre 300 pagine hanno individuato 15 criticità e sono arrivati a definire la consulenza tecnica d’ufficio «scientificamente nulla» e «tecnicamente inaffidabile».

Ieri, il nuovo legale dei Trevallion, l’ex senatore Simone Pillon, ha però dichiarato: «Questa mattina è stata trasmessa alle parti la Ctu comprensiva delle controdeduzioni alle osservazioni dei Ctp».

Sta di fatto che dall’allontanamento dei piccoli dal casolare sono ormai trascorsi più di sei mesi, ma nonostante questo, a sorpresa, secondo la perizia Ceccoli, l’idea non è quella di farli restare a oltranza nella casa famiglia di Vasto: «I tre bambini, pur essendo istituzionalizzati, hanno sempre mantenuto una continuità affettiva e relazionale con la madre presente nella struttura fino al 6 marzo 2026. È stato altresì garantito il regolare esercizio delle frequentazioni con il padre. I minori hanno inoltre beneficiato della presenza di un caregiver personale stabile, quale figura di riferimento continuativa sotto il profilo assistenziale ed educativo. I bambini hanno inoltre iniziato un percorso scolastico, e sono ben inseriti nella comunità con gli altri bambini e con gli operatori». E ancora, se da un lato la perizia cerca di rispondere alle 15 considerazioni critiche di Cantelmi e della Aiello evidenziando come lo stile di vita dei coniugi anglo-australiani abbia causato danni ai tre bambini e ricordando che le immaturità neuropsicologiche dei piccoli Trevallion non siano conseguenze della vita in struttura uno stato «preesistente», dall’altro i periti lasciano intendere dove vogliono che la vicenda approdi: «Si auspica che possano realizzarsi quanto prima le condizioni necessarie per un rientro a casa dei bambini compatibile con il loro benessere».

E soprattutto, non viene messo in discussione la scelta di vita neorurale, ma viene solo posto l’accento sulle possibili conseguenze per i piccoli: «Nell’ambito della consulenza non viene effettuata una valutazione dello stile di vita dei genitori in sé, bensì viene analizzata l’eventuale incidenza che il loro stile educativo può avere sul crescere psicologico, educativo, affettivo e relazionale dei minori».

Apparentemente, quindi, le istituzioni non vogliono arrivare a scelte drastiche, come affidare i tre piccoli Trevallion a un’altra famiglia, né tantomeno intraprendere percorsi «rieducativi» alternativi.

E un punto in particolare della consulenza ha trovato la convergenza dell’avvocato della «famiglia del bosco» che ha dichiarato: «La difesa dei coniugi TrevallionBirmingham prende atto del ripetuto auspicio della Ctu di un “precoce e positivo ricongiungimento della famiglia, nell’interesse dei minori e del recupero delle relazioni familiari”. Sul punto non si potrebbe essere più d’accordo».

Con il deposito della consulenza i giudici del Tribunale dei Minori dell’Aquila, presieduto da Nicoletta Orlando hanno ormai tutti gli elementi per affrontare il caso e decidere il futuro dei bambini Trevallion. La speranza è che questo possa avvenire tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. Ma a questo punto, la cosa più importante è che un esito positivo della vicenda, che finora non sembrava affatto scontato, sia invece alla portata.

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