Ormai la corsa per le Europee è iniziata. E a sinistra giocano sulla pelle dell’Italia
Paolo Gentiloni (Ansa)

Il Commissario europeo Paolo Gentiloni mi sembra quel personaggio di un film di Moretti che si interroga se desterà più attenzione andando a una festa dove è invitato, o se farà più scalpore non andando.

«Blocchiamo il progetto del governo Ita (già Alitalia), cioè di autorizzare l’acquisto da parte di Lufthansa o diamo il via libera che magari porta un po’ di voti alle prossime elezioni europee, e in particolare al Pd? E a me, converrà di più defilarmi lasciando che le cose vadano come erano decise o salire alla ribalta? Nella seconda ipotesi», si chiederà ancora Gentiloni, «con che motivazione blocchiamo tutto?» Su quella che l’Italia non ha presentato i documenti in tempo? Troppo ridicola. Con quella che c’erano progetti migliori di quello del governo? Non ce n’erano. Ridicolissima. Ce vado o nun ce vado? Gli faccio uno scherzetto da prete (del resto, nella sua famiglia ci sono avi autorevoli in materia dai quali il giovinetto Paolo avrà appreso modi e mentalità), ma poi se non resto al mio posto di commissario cosa vado a fare?».

Il direttore Maurizio Belpietro ha suggerito a Gentiloni di pensare non a Ita ma alla poltrona della Schlein – che, per carità, non è una grande prospettiva di vita, ma che è comunque sempre meglio di niente. Invece di Ita a Gentiloni conviene occuparsi di Elly, che è quasi ita pure lei. Tra l’altro a Gentiloni non servirebbe neanche l’armocromista, perché in questi lunghi, lunghissimi anni, lo abbiamo visto indossare sempre sulle tonalità del grigio. In realtà Gentiloni ha dato il via alla campagna elettorale, non si sa se per essere confermato nel ruolo di commissario: se non dovesse ricostituirsi l’alleanza Ppe-Pse, a causa di una crescita delle destre, ciò sarebbe impossibile. Oppure potrebbe partecipare alle elezioni europee e, contemporaneamente, partecipare alla corsa verso la poltrona di segretario del Pd raccogliendo tutti gli insoddisfatti, la maggioranza, e fare un accordo con Bonaccini per sedere dove attualmente poggia le terga la Schlein.

Di certo è partita alla grande la campagna elettorale, e l’Italia appare molto centrale: non a caso il tedesco Manfred Weber, capoccia del Ppe, in un’intervista al Corriere della Sera, ha goffamente iniziato a prendere le distanze dal collega (di Gentiloni) Frans Timmermans, socialista e papà delle follie green votate pure troppo spesso dai popolari. E sempre ieri Matteo Salvini ha annunciato che porterà a Pontida Madame Le Pen, con la quale spera di prendere abbastanza voti da spedire a casa i suddetti socialisti dal prossima governo dell’Europa.

Fantapolitica? Mica tanto: quando ricapita al commissario Paolo un’altra occasione così ghiotta per fare un bello sgambetto al governo su una questione così delicata come quella della compagnia aerea italiana, dove sono in gioco la credibilità internazionale e soprattutto tanti tanti posti di lavoro? Tutte le ragioni di Gentiloni e della Commissione per prender tempo si attaccano a degli ipotetici ritardi da parte del governo italiano che però non ci sono. C’entrano invece molto le terga di Gentiloni, che devono trovare pace su uno scranno, e questa volta si è piantato in bel guazzabuglio nel quale il primo a non capirci più nulla è proprio lui stesso.

Del resto lui dovrebbe essere super partes e invece altro che super, Gentiloni è palesemente, evidentemente, incontrovertibilmente contra Italiam. La questione Ita non è una questioncina per l’Italia, è una questione fondamentale nel mercato internazionale dei trasporti e nella tutela dei posti di lavoro in Italia. E invece il nostro Gentiloni di cosa si preoccupa? Di dove posizionare le sue terga e chissenefrega delle sorti di Ita. Questione neanche paragonabile alle terga suddette. Lecito? No, soprattutto abusando di una situazione che lo pone in posizione di forza. Vedremo dove lo porterà questa voglia di trovarsi a terra. Chissà cosa ne pensa di quelle migliaia di operatori che resterebbero a terra veramente se non si concludesse l’accordo con Lufthansa per una presa di posizione scellerata, e solamente elettorale, il nostro commissario, fino a prova contraria, italiano? Cosa prevarrà nei suoi interessi? Quale sarà l’argomento decisivo con il quale rischia di mandare a gambe all’aria un accordo a portata di mano dopo anni di stallo e miliardi di euro persi?

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