La Von der Leyen spinge Hoekstra come sostituto di Timmermans
Wopke Hoekstra (Getty images)
L’olandese è giudicato un falco. Il trilogo butta in avanti la palla sulla legge Natura.

All’Europarlamento sono finite le ferie. Ieri si riunita, dopo la pausa estiva, la commissione Ambiente, quella che in gergo burocratico viene chiamata Envi. Il grosso dell’ordine del giorno è stato dedicato alla valutazione dei budget. Un’operazione prevista da calendario, insomma, che nasconde comunque un dettaglio potenzialmente interessante. A metà mattina si è affrontato anche il tema legge Natura. Si è preso atto del voto del Parlamento (che ha approvato una versione rimaneggiata nonostante il drastico parere della stessa commissione Envi) e del successivo avvio dei negoziati del trilogo (Europarlamento, Commissione e Consiglio Ue). I quali non hanno, al momento, prodotto risultati se non quello di lanciare la palla nel campo delle prossime sedute. Ovvero nei prossimi mesi e quindi sempre più vicino all’evento che tutti i partiti stanno attendendo. Cioè le elezioni del prossimo giugno. Da un lato le lancette dell’orologio si sono messe in moto, dall’altro – come dimostrano gli esiti della seduta di ieri – la situazione è cambiata. Dal punto di vista politico, i socialisti non hanno più la forza di spingere e determinare l’agenda (per fortuna, aggiungiamo noi). Dall’altro, le scivolate sono sempre dietro l’angolo.

Tanto più che si vanno a incrociare, per calendario dei triloghi, tre importanti leggi. Quella sul ripristino delle aree selvagge, quella sulle case green e, infine, la norma che punta a regolamentare il confezionamento e gli scarti del comparto della grande distribuzione (agroalimentare) e del tessile. Tutti e tre vincoli esterni per il nostro Paese e la nostra industria. E tutte e tre vere leve di ribaltamento del prossimo equilibrio parlamentare. Se a giugno il Ppe avrà finito di rompere i rapporti con il Pse, lo si dovrà alle singole battaglie all’interno delle commissioni che rispettivamente hanno seguito le partite in gioco. Non è un caso se in questi giorni l’impressione è che si voglia prendere un po’ di tempo per capire chi esattamente prenderà il posto di Frans Timmermans che da un lato ha brandito per anni la sciabola delle follie green, ma dall’altro lato ha compattato i socialisti.

Ieri, dopo le polemiche tra socialisti e popolari, è intervenuto a gamba tesa il presidente della Commissione Ue. Ursula von der Leyen ha proposto di nominare l’attuale ministro degli Esteri olandese Wopke Hoekstra quale nuovo commissario europeo per l’Azione e per il clima, in sostituzione del connazionale Timmermans. La candidatura di Hoekstra è stata proposta dal governo dei Paesi Bassi e, come abbiamo già scritto, deve ancora essere approvata dal Parlamento europeo e dagli Stati membri. «Hoekstra ha mostrato una grande motivazione per la posizione e un grande impegno nei confronti dell’Unione europea. Ha anche un’esperienza professionale rilevante per questa posizione», afferma la Von der Leyen in una nota.

L’endorsement arriva a pochi minuti dal termine dell’incontro tra i due. Segno che il Ppe sta serrando i ranghi attorno a una figura per noi italiani estremamente scomoda e divisiva. Al tempo stesso vale la pena ricordare che Hoekstra potrebbe anche svolgere (con le deleghe sul clima) il ruolo di centravanti di sfondamento e rompere del tutto la maggioranza che per un ventennio ha regolato i sacri palazzi di Bruxelles e Strasburgo. L’olandese è leader dimissionario del piccolo partito di centrodestra Cda, la forza cristiano-democratica che fa parte del Ppe. È stato anche ministro delle Finanze dal 2017 al 2022 e in questo incarico era considerato un falco rigorista, fautore dell’austerità: era stato lui a tirare il freno per conto de L’Aia nei negoziati da cui nacque il Recovery plan Ue. «Una persona di grande esperienza in politica estera e nelle questioni finanziarie», l’ha definito la scorsa settimana il premier olandese Mark Rutte.

A Bruxelles è stato soprannominato «Mister No» per la sua continua opposizione agli altri Stati. Nel 2020, ad esempio, il primo ministro portoghese António Costa criticò la posizione ritenuta «ripugnante» e la «meschinità ricorrente» di Hoekstra che aveva suggerito di indagare sulla mancanza di margine di bilancio di alcuni Paesi europei per affrontare la pandemia di coronavirus. È stato anche una delle figure chiave nella creazione nel 2018 della Nuova lega anseatica, un gruppo di diversi Paesi del Nord Europa che sostengono l’ortodossia fiscale in Europa e, inutile dirlo, è un grande sostenitore del Mes, il Meccanismo di stabilità che Bruxelles prova da anni a far diventare legge pure in Italia. Chiaro che una tale figura nel ruolo che fu di Timmermans avrà un potere enorme. Se non muoverà la leva del Patto di stabilità iper vincolante, muoverà quella delle case green. Insomma, per Giorgia Meloni sarà difficile. A meno che nei prossimi mesi non sbocci, come è successo per il dossier Tunisia, una stretta alleanza con la Von der Leyen. La quale, ovviamente, punta a rimanere seduta dove si trova ora, al vertice della Commissione. Vorrebbe dire: nuova maggioranza, stesso presidente. Vedremo.

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