Da un accordo tra Spagna e Germania passi indietro rispetto al regolamento sul packaging: via le esenzioni su bioplastica, vino e ortofrutta. Il 15 vertice decisivo: il governo deve trovare una soluzione per evitare danni alle imprese. Il 18 a Bruxelles si chiude.

Il governo italiano, con i ministri Pichetto Fratin (Ambienet) e Raffaele Fitto (Affari Europei) a fare da alfieri, ha una settimana di tempo per evitare che dall’Europa arrivi un colpo per la nostra industria degli imballaggi. Parliamo di circa 700.000 aziende coinvolte, con ripercussioni per migliaia di dipendenti. Tanto per dare un’idea, solo per ortofrutta e Horeca (hotel, ristoranti, caffè) i lavoratori in ballo sono 9.000 e il fatturato supera i 2 miliardi. La partita, insomma, è cruciale e fino a pochi giorni fa sembrava essersi anche messa bene, a Strasburgo il Parlamento Ue in seduta plenaria aveva escluso l’obbligo del riuso (in linea generale il riuso svantaggia l’Italia che ha percentuali altissime di riciclo) per i vini e i vini aromatizzati, ma anche per il latte, così come era saltato il divieto di immissione sul mercato dei micro imballaggi monouso per i prodotti ortofrutticoli (la busta d’insalata) e per il confezionamento di cibi e bevande nel settore alberghiero.

Ma avevamo cantato vittoria troppo presto. Secondo le notizie anticipate ieri dalla Verità infatti la partita si è completamente riaperta in un senso sfavorevole soprattutto all’Italia. I socialisti di Pedro Sanchez (Madrid è nell’ultimo mese della presidenza del Consiglio Ue) hanno chiuso un accordo con Berlino per rivedere la direttiva sul packaging cancellando oltre la metà dei miglioramenti che erano stati apportati nell’ultima bozza: innanzitutto smontando le esenzioni sulle bioplastiche e sull’obbligo di riuso per il vino. Ma anche ripristinando il divieto di immissione sul mercato dei micro-imballaggi monouso per i prodotti ortofrutticoli e per il confezionamento di cibi e bevande.

La sintetizziamo: più riuso e meno riciclo. E del resto le posizioni sono assai composite. È trapelato per esempio che Germania e Danimarca non sono d’accordo con l’esenzione per il vino. Così come 10 Paesi membri (tra questi anche Polonia, Lituania, Finlandia e Romania) hanno chiesto di ripristinare le deroghe al cartone, trovandosi di fronte il no sempre dei rappresentanti di Berlino e Copenaghen. L’Italia invece ha trovato alleanze variabili sulla plastica compostabile (la Slovenia), e gli imballaggi riciclabili (Irlanda e Romania).

Insomma, la partita non è chiusa. Il 15 di dicembre si terrà il prossimo vertice del Coreper, il tavolo degli ambasciatori degli Stati membri dell’Ue. La battaglia decisiva. È qui che i capi delle delegazioni dei singoli governi combattono articolo per articolo sui singoli dettagli del regolamento. Il 18 poi il testo uscito dal Coreper verrà portato al Consiglio Ambiente dell’Ue.

Ecco perché parliamo di una settimana di tempo per trattare e stringere intese. Dopo il Coreper i giochi saranno praticamente fatti.

«La presidenza spagnola», spiega alla Verità il consigliere delegato di Filiera Italia, Luigi Scordamaglia, «ha dimostrato di ignorare totalmente la posizione equilibrata della plenaria del parlamento europeo andando incontro solo agli interessi della Germania e tornando, per certi versi peggiorandola, alla proposta Timmermans. I giochi non sono fatti e l’Italia si sta muovendo in modo compatto a tutti i livelli, speriamo che il buon senso prevalga non solo per motivi economici ma soprattutto ambientali. Lo stesso Parlamento del resto ha a più riprese evidenziato che il passaggio dal riciclo al riuso comporterebbe un aumento del 180% delle emissioni di CO2 del 240% delle emissioni di acqua. Partendo da questi dati oggettivi e insindacabili il nostro Paese è al lavoro per una posizione che non distrugga intere filiere economiche nazionali».

Si tratta del resto di una direttiva che ha una fortissima valenza politica. Se il premier Meloni non interviene ed il governo non si impone sul regolamento rivisto secondo le indicazioni di Spagna e Germania sarà un viatico per la propaganda di Socialisti e Verdi che si rivenderanno la stretta sugli imballaggi in campagna elettorale.

Molte aziende del settore hanno scelto e votato il centrodestra proprio per l’approccio pragmatico e poco ideologico rispetto alla transizione green. Ma se alle buone intenzioni non seguono i risultati, considerato l’impatto socio-economico che le nuove norme avranno sull’Italia, l’appoggio alle prossime elezioni europee di giugno 2024 rischia di cadere.

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