Germania in panne: la locomotiva d’Europa perde colpi
Friedrich Merz (Ansa)
Dazi Usa, concorrenza cinese e Green Deal mettono in crisi l’automotive, trascinando giù industria e consumi. L’economia tedesca registra una contrazione peggiore del previsto: Berlino non è più il motore della crescita europea.

Ormai ogni nuovo dato economico certifica che la Germania non può più essere considerata la locomotiva dell’Europa. L’industria è in affanno a causa soprattutto dell’automotive che, stritolato dalle norme del Green Deal, non esercita più la funzione di maggior traino del Paese. I dazi al 15% sulle esportazioni dall’Europa negli Usa, imposti dal presidente Donald Trump sono l’ennesima doccia gelata anche se, sempre per l’industria dell’auto, la nuova imposta doganale è migliorativa rispetto a quel 27,5% che il settore rischiava. Ma peggio di quel 2,5% sotto l’amministrazione Biden. C’è poi da considerare la concorrenza dell’industria cinese che aumenta le esportazioni in Europa di veicoli a basso costo.

A questo si aggiunge le difficoltà di un governo che non ha la stabilità e la forza dei precedenti esecutivi.

L’ingranaggio dell’economia si è inceppato come certificano le ultime rilevazioni dell’Ufficio federale di statistica (Destatis). L’economia tedesca ha subito una contrazione in primavera, tra aprile e giugno, maggiore di quanto inizialmente previsto. Il calo è stato di 0,3 punti percentuali, superiore a quanto riportato nel rapporto flash del 30 luglio 2025, che prevedeva una minicrescita dello 0,1% mentre è salito dello 0,2% in confronto allo stesso periodo del 2024.

Nei tre mesi precedenti si era registrata una crescita dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. E’ stato rivisto al ribasso anche il dato su base tendenziale, che evidenzia un modesto incremento dello 0,2%, rispetto al +0,4% della stima preliminare, dopo il +0,3% rilevato nel trimestre precedente. Una ripresina favorita dalla frenesia degli acquisti prima dell’introduzione dei dazi che avevano spinto la produzione industriale e le esportazioni, ma che ora è stata annullata.

I settori maggiormente in difficoltà sono il manifatturiero e le costruzioni che a giugno hanno registrato risultati peggiori del previsto. Destatis precisa che il calo della produzione non ha coinvolto l’assemblaggio di automobili e componenti automobilistici e la costruzione di altri veicoli. Il settore dell’automotive resta comunque quello in maggiore sofferenza.

La crisi generalizzata si esprime anche attraverso una contrazione dei consumi privati che per il secondo trimestre del 2025 sono stati rivisti al ribasso a causa delle nuove informazioni disponibili sui settori dei servizi e dell’alberghiero. Nel complesso, facendo un confronto tra le previsioni e i dati appena arrivati, nel secondo trimestre dell’anno emerge un deterioramento del quadro economico generale.

“Nel secondo trimestre si è fatto sentire l’impatto completo dei dazi doganali mentre mei primi tre mesi c’era stato l’effetto annuncio che aveva spinto produzione e export” analizza Carsten Brzeski della banca ING. La tregua per la prima economia europea è stata di breve durata e ora deve fare i conti con le imposte doganali. Il Kiel Institute ha stimato che l’accordo commerciale Usa-Ue contribuirebbe a una perdita a breve termine dello 0,13% del pil tedesco.

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