Case green, lavoro e stretta sulle stalle. L’Ue finge la svolta, ma non cambia linea
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Abitazioni a emissioni 0 entro il 2050, con poche deroghe. Il Pse annuncia novità per i rider, anche se la palla passa agli Stati.

In attesa del voto del 9 giugno in Europa si fa il gioco delle tre carte. Promettono una cosa, ne fanno un’altra. Siamo al colpo di coda della maggioranza Ursula. Hanno giurato agli agricoltori di rivedere la Pac e però approvano la legge sul ripristino della natura che li obbliga a non coltivare. E da ieri gli allevamenti sono equiparati all’industria per quel che riguarda le emissioni di CO2. Sugli imballaggi sono andati dritti come treni in danno dell’industria italiana nonostante siamo i più virtuosi nel riciclare i rifiuti. Avevano promesso un ripensamento sul Green deal e ieri il Parlamento europeo ha approvato la direttiva sulle case green che comunque obbligherà le famiglie italiane a cacciare di tasca 50.000 euro se vogliono tenere a norma l’appartamento.

Hanno una gran fretta di chiudere i dossier aperti per evitare che se tramonta la maggioranza Ursula, una svolta a destra possa scalfire il dogma verde e il politicamente corretto. Il voto in Portogallo ha spaventato non poco gli affezionati del compromesso tra Popolari e Socialisti che vogliono approvare i provvedimenti bandiera per bruciare i ponti a chi verrà dopo. La riprova l’ha data eri in una intervista a Repubblica la segretaria del Pd, Elly Schlein. Le chiedevano del flop del campo largo in Abruzzo e per tutta risposta ha così chiosato: «C’è una gran bella notizia; in Europa è stato raggiunto l’accordo sui diritti dei lavoratori delle piattaforme, che è una battaglia della nostra famiglia socialista e di Nicolas Schmit, il commissario al Lavoro che è il candidato del Pse alla guida della Commissione Ue». È campagna elettorale. Questa legge è una delle bandierine della sinistra per far credere che si occupano dei più deboli. Pone dei limiti all’impiego dei rider e degli algoritmi che ne sorvegliano il lavoro. Francia, Germania, Grecia ed Estonia restano contrarie e nonostante il belga Pierre-Yves Dermagne – vice primo ministro belga e ministro dell’Economia che ha la presidenza semestrale dell’Unione – dica che «si tratta del primo atto legislativo dell’Ue che stabilisce standard minimi europei per migliorare le condizioni di lavoro di milioni di lavoratori», ora la parola passa ai singoli Stati e ci vorranno almeno due anni prima di dare corso alle norme.

Quella di approvare provvedimenti di facciata scaricando sui singoli Paesi l’onere di attuazione è la nouvelle vague. È così anche per la direttiva sulle case green, che è passata ieri in Parlamento con 370 voti favorevoli, 199 contrari e 46 astensioni. Gli italiani dei partiti di maggioranza (Fdi, Lega e Forza Italia) hanno votato contro. Forza Italia ha determinato una spaccatura nel gruppo Ppe, mentre schieratissimi sulla proposta verde i nostri pentastellati e gli eurodeputati del Pd. Tra gli italiani che hanno votato sì ci sono Cozzolino, Ferrara, Giarrusso, Pignedoli. Perfino Alessandra Mussolini che sta nel Ppe, si è fatta convincere. E poi Dani che sta in Renew. Tra i socialisti ci sono Benifei, Bresso, la Gualmini tra i più noti e nei verdi il sì suona dalle parti di D’Amato e di Ripa. Rispetto a prima ci sono alcuni ammorbidimenti ma la sostanza resta quella: entro il 2050 case a emissioni zero. Da qui a sei anni tutte le nuove costruzioni dovranno essere a emissioni zero, così gli edifici pubblici. E quelli già esistenti dovranno arrivare alla neutralità entro il 2028. Si dovranno installare pannelli fotovoltaici ovunque. Entro un anno via le sovvenzioni al riscaldamento che usa combustibili fossili, che dovranno sparire entro il 2040 sostituendo le caldaie con le pompe di calore. Gli Stati dovranno fare in modo che le case riducano le emissioni dal 16% entro il 2030 e del 22% entro il 2035 rispetto ai parametri del 2020, che è preso come anno zero.

A conti fatti in Italia bisogna mettere mano ad almeno 5 milioni di edifici, con una spesa che si aggira sui 50.000 euro a unità abitativa. Chi paga? Per gentile concessione, l’Ue dice che se uno Stato ha i soldi può concedere sussidi. In Italia con il Superbonus ci siamo già mangiati il vitello in pancia alla vacca. E parlare di animali viene bene perché tra i pasticci combinati ieri a Bruxelles è stata votata la direttiva sulle emissioni degli allevamenti di suini e di pollame che – sostiene Ettore Prandini, presidente di Coldiretti – «rischia di far chiudere migliaia di allevamenti, stretti tra una burocrazia sempre più asfissiante e la concorrenza sleale dall’estero in nome delle follie di un estremismo green». Che è quello che Ursula von der Leyen aveva promesso di accantonare quando si è autocandidata per il secondo mandato. Il Ppe la propone peraltro con molte defezioni, ma ieri è apparso chiaro che i Popolari non sono più un gruppo granitico. E la baronessa se vuole essere rieletta deve sperare in una riedizione della maggioranza Ursula. Ma, per dirla con il Pd, pare che il vento sia cambiato e la baronessa rischia di essere un cavallo zoppo. La sinistra sventola le bandierine di questa coda di legislatura, ma sembra che gli elettori vogliano andare in direzione ostinata e contraria.

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