Bruxelles affossa il piano Draghi: «Ne discuteremo a ottobre»
Mario Draghi (Imagoeconomica)
Price cap in freezer. L’Olanda: «Gli effetti negativi superano quelli positivi».

Mario Draghi si presenta in conferenza stampa a Bruxelles da sconfitto: la proposta italiana di un tetto al prezzo del gas per evitare una crisi energetica causata dalla guerra non sarà affrontata prima dell’autunno. Il premier, che dice di «non essere deluso», in realtà è irritato: «Per contenere i prezzi dell’energia occorrerebbe agire ora», ammonisce Draghi, «perché sono già più di quattro mesi che salgono. L’energia è aumentata di prezzo anche prima della guerra. Quello che sta succedendo è che, da un’inflazione che dipendeva essenzialmente dall’energia, ora abbiamo un’inflazione che dipende anche da altre cose. La gente ha la memoria corta», sottolinea il premier, «ma come è successo sempre, ogni volta che c’è un forte, protratto aumento di prezzo di una materia fondamentale nella produzione, pian piano questi aumenti si spargono e diventano a loro volta aumenti nei prezzi di altri beni».

Una lezioncina, quella di Draghi: «C’è un numero», aggiunge il presidente del Consiglio, «che è stato dato dalla presidente della Commissione: il 70% dei beni che sono presenti nell’indice dei prezzi e dei beni che vengono acquistati dalla gente ha avuto aumenti di prezzo, a seguito dell’aumento di prezzo dell’energia. Quindi, è necessario agire subito. Ovviamente», sottolinea Draghi, nell’Eurosummit, con il presidente della Bce Christine Lagarde, «non ho fatto commenti sul fronte della politica monetaria. Oggi però, l’energia conta ancora per il 40% di questi aumenti. Quindi, se noi riusciamo a far qualcosa su quel fronte, otteniamo anche un progresso in termini di riduzione o contenimento dell’inflazione. E quindi», argomenta il premier, «otteniamo anche un progresso in termini di contenimento del rialzo dei tassi di interesse. È per questo che io ho chiesto che si agisse subito su questo fronte». Richiesta non accolta: «L’obiezione che si fa al price cap», sottolinea il presidente del Consiglio, «è la paura che in risposta la Russia tagli le forniture, ma ormai in Germania stiamo al 50% dei flussi. Putin incassa le stesse cifre e l’Ue ha difficoltà immense. L’Europa ha un potere di mercato per quanto riguarda il gas perché la Russia via tubo non può andare da nessun’altra parte. E questo potere», mastica amaro Draghi, «dovrebbe usarlo con il price cap». Draghi sottolinea di aver chiesto un vertice sull’argomento a luglio, «ma», spiega, «mi è stato fatto notare che non abbiamo ancora uno studio sul quale discutere». La risoluzione finale del summit invita la Commissione a produrre questo studio entro settembre. «L’Italia», argomenta ancora Draghi parlando della nostra situazione, «ha costruito una rete di fornitori e crediamo di poter compensare il gas russo entro un anno, un anno e mezzo: le cose stanno andando meglio del previsto. Noi stati molto rapidi nei primissimi giorni dell’inizio della guerra: abbiamo assicurato una rete di fornitori all’Italia e siamo relativamente ottimisti. Gli stoccaggi per l’inverno stanno andando molto bene», garantisce Draghi, «la dipendenza da gas russo è scesa dal 40% al 25%. Ci stiamo preparando in funzione di quest’inverno, le misure che si stanno pensando assicurano che non ci sarà emergenza. Tutti gli studi che ho visto danno un quadro che, grazie alla ricerca di altri fornitori, mostra che dal punto di visto dei volumi siamo in una posizione buona».

Tiepido sulla proposta italiana il cancelliere tedesco Olaf Scholz: «Sul tetto ai prezzi, la Commissione farà delle proposte. Alla Commissione è stato richiesto e discuteremo di queste proposte in autunno». La doccia gelata, è il caso di dirlo, arriva dal premier olandese Mark Rutte: «Non siamo contro il price cap», sottolinea Rutte, «ma non siamo nemmeno favorevoli a un tetto al prezzo dell’energia perché pensiamo che gli effetti negativi superino quelli positivi».

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