Gli italiani hanno trovato una miniera d’oro. Si trova a Milano, tra Palazzo Mezzanotte e i monitor di Piazza Affari. Mentre il dibattito pubblico oscilla fra allarmi sul debito, crescita asfittica e denatalità, il risparmio delle famiglie ha imboccato una strada completamente diversa. I numeri, come sempre, smentiscono i luoghi comuni.
E quelli messi in fila dalla Fabi (il sindacato con maggiore rappresentanza nel mondo bancario), elaborando i dati della Banca d’Italia, raccontano una storia difficile da ignorare. Nel 2025 la ricchezza finanziaria delle famiglie ha raggiunto quasi 6.500 miliardi di euro, il livello più elevato di sempre. Rispetto al 2020, oltre 1.600 miliardi in più. Ma il vero colpo di scena non è quanto denaro possiedono gli italiani. È dove lo tengono. Per generazioni il risparmiatore italiano è stato un animale abitudinario. Libretto di risparmio, conto corrente, titoli di stato e notti tranquille. La Borsa era considerata poco più di un casinò. Una fama non del tutto immeritata considerato che fra gli addetti ai lavori il popolo dei risparmiatori veniva definito il «parco buoi». Quella foto è finita in soffitta. La vera regina dei patrimoni familiari è diventata Piazza Affari. Il valore delle azioni possedute dalle famiglie è passato, fra il 2020 e il 2025, da 974 miliardi a oltre 2.077 miliardi. Più 113%, che non è soltanto un incremento. È una rivoluzione. Significa che la Borsa ormai rappresenta uno dei principali motori dell’aumento della ricchezza privata.
Naturalmente nessuno immagina milioni di italiani trasformati in lupi di Wall Street. La spiegazione è molto più semplice. Chi possedeva azioni o quote di fondi ha visto crescere il valore del proprio patrimonio perché il mercato ha corso a una velocità impressionante. E qui entra in scena un altro numero che merita attenzione.
Il 26 settembre 2022, il giorno successivo alle elezioni politiche che hanno portato Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, il Ftse Mib chiudeva a 21.207 punti. Venerdì ha terminato a 52.614 punti. Un balzo del 148%. Una cavalcata che pochi avrebbero immaginato e che ha riportato Milano tra i listini più brillanti d’Europa. Sarebbe ingenuo attribuire il risultato esclusivamente al governo. Le Borse seguono gli utili delle imprese, le decisioni delle banche centrali, il costo del denaro, gli scenari geopolitici e perfino gli umori di Wall Street. Ma sarebbe altrettanto miope negare che la stabilità politica abbia rappresentato un ingrediente importante. Gli investitori possono convivere con tasse elevate, inflazione o perfino con una crescita modesta. Quello che detestano è l’incertezza. E negli ultimi anni l’Italia, almeno su questo fronte, ha smesso di essere il laboratorio delle crisi di governo permanenti.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Mentre il Ftse Mib saliva, si irrobustiva anche il valore dei portafogli delle famiglie. Il passo è diventato sempre più veloce. Solo nel 2025 la ricchezza finanziaria delle famiglie è aumentata di oltre 446 miliardi di euro. Significa quasi 1,2 miliardi di nuova ricchezza al giorno. Ancora una volta sono state soprattutto le azioni a trainare la corsa, seguite dai fondi comuni, dalle polizze assicurative e dai titoli. Una conferma che la Borsa non è stata un fuoco di paglia, ma uno dei principali motori di crescita.
Non significa che gli italiani abbiano rinunciato alla prudenza. A gonfiare il patrimonio delle famiglie hanno contribuito anche gli altri investimenti. I titoli obbligazionari sono più che raddoppiati, superando i 520 miliardi di euro, mentre i fondi comuni hanno sfondato quota 900 miliardi, confermandosi uno degli strumenti preferiti dai risparmiatori. Anche le polizze assicurative continuano a rafforzarsi, sfiorando i 1.175 miliardi. E poi c’è la vecchia, cara liquidità, che gli italiani continuano a considerare una coperta di Linus: tra conti correnti e depositi restano parcheggiati oltre 1.600 miliardi di euro. La crescita, però, è stata modesta e concentrata quasi esclusivamente sui conti correnti, mentre gli altri depositi hanno leggermente arretrato. Il messaggio è chiaro: la prudenza non è sparita, ma non basta più. Sempre più famiglie affiancano al salvadanaio investimenti capaci di far rendere il capitale, costruendo patrimoni più ricchi e soprattutto più diversificati.
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